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Home Economia

Quando non c’era la televisione

Redazione di Redazione
11 Luglio 2005
in Economia
Tempo di lettura : 2 minuti necessari
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– “La sera veniva trascorsa tutti insieme. Gli adulti e gli anziani stavano seduti vicino al camino e si divertivano ad osservare i bambini che giocavano tra loro (…) In inverno, anche per la ridotta attività richiesta dal lavoro dei campi in questa stagione, si mangiava due volte al giorno mentre in estate, con la giornata molto lunga e il lavoro piuttosto intenso, si facevano tre pasti (… ) Ai bambini piccoli venivano dati il pancotto e il pane bagnato nell’acqua e con un po’ di zucchero. I grandi facevano colazione con i cavoli e la verza conditi con lo strutto, le erbe di campagna e i fagioli. A pranzo si mangiavano i tagliolini conditi con il pomodoro, quadretti preparati mischiando farina di grano (…) La carne si mangiava solo per Natale e per Pasqua (…)”.
Questo è uno spaccato di Gradara, di Romagna, d’Italia della prima metà del Novecento: una miseria economica intrecciata a dignità e capacità artigianali che hanno permesso di creare il benessere in questo Paese. Lo si può leggere non in un bel libro, in un bellissimo libro; che ogni famiglia dovrebbe avere in casa e magari leggerlo ai giovani, schiacciati dalle merendine ed una televisione che aiuta a non pensare. Si intitola: “Gradara in Argento”. Sono le testimonianze degli anziani di Gradara: Ennore Ferri, Giuseppe Andreatini, Mario Gennari, Vittorio Balestrieri, Giuseppina Gerboni, Ivana Molari, Gina Galli e Renato Ceccoli. I loro ricordi li ha raccolti Simona Nocera.
La pubblicazione è stata possibile grazie alla sensibilità della Banca di Credito Cooperativo di Gradara ed il Comune di Gradara. “Ci racconta – ha argomentato Fausto Caldari, presidente dell’Istituto di Credito nella presentazione – il modo di vivere, di divertirsi, di rapportarsi con gli altri, ci parla di un mondo che non c’è più, ma dove si sono creati i presupposti per quello attuale, per il vivere di oggi”.
“Una documentazione preziosa – ha continuato Caldari -, che facilita la comprensione di certi avvenimenti, ed attualizza immagini e personaggi, rendendoci partecipi e protagonisti (…). Con questa pubblicazione la BCC di Gradara interpreta al meglio la sua funzione, conferma l’immagine di una banca differente, di una banca che è molto cresciuta negli ultimi 10 anni, una banca che sa ascoltare, che sa abbinare finanza e cultura, che promuove con successo l’attività sociale e quella imprenditoriale, giustificando nei fatti il proprio radicamento nel territorio”.
Impreziosito da molte foto ingiallite, il volume, 80 pagine, reca la riflessione di Marco Tiziano Caroli, assessore ai Servizi sociali di Gradara. Scrive: “Queste pagine sono frammenti di una storia con la ‘s’ minuscola. Storie impersonali di uomini e donne, vissute alla stessa maniera in tanti borghi, strade e case di un’Italia lontana a cavallo della Seconda guerra mondiale”.
Gli argomenti: la famiglia e le tradizioni alimentari, la domenica, le feste, le ricette, le tradizioni, la scuola, i giochi dei nonni, il matrimonio e relativo viaggio di nozze, i mestieri, il bucato, film girati a Gradara. Si chiude con una raccolta di fotografie.
Ha invece chiuso Caldari la sua riflessione: “L’obiettivo principale deve essere sempre quello di agire per dare felicità alle persone che si rappresenta, alle persone che si amministra, tenendo conto che la felicità non è una provocazione, ma un obiettivo legittimo da perseguire: la felicità sociale. Quella personale dovrebbe esserne una misteriosa conseguenza”.

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