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Cattolica, provincia di Pisaurum

Redazione di Redazione
17 Gennaio 2008
in Cattolica
Tempo di lettura : 4 minuti necessari
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LA STORIA

– Va a finire che i cattolichini sono marchigiani! Qualcosa viene documentato nel volume edito recentemente dalla Provincia di Pesaro-Urbino curato dal professor Luigi Dall’Aglio, lo stesso che ha seguito i siti archeologici di Colombarone, Pesaro e Castelleone di Suasa. Ma a questa constatazione si arriva leggendo i risultati di recenti ricerche archeologiche effettuate da Paolo Campagnoli dell’Università di Bologna e pubblicati da “Archeo” Provincia di Pesaro-Urbino. A tale conclusione si è giunti studiando i cambiamenti dell’assetto idrografico della zona dell’alveo del basso Conca, del Ventena e del Tavollo dall’età romana in poi.
Nelle ricerche del passato, in cui si è cercato di riconoscere eventuali persistenze centuriali (centuriazione era la ripartizione dell’agro in appezzamenti), non era mai stata coinvolta l’intera zona in questione, ma, separatamente, quella occidentale per il territorio di Ariminum (Rimini), o quella orientale per quello di Pisaurum (Pesaro).
Anche in età romana questa era zona di confine, dove si incontravano i territori di Ariminum e di Pisaurum, e quindi le Regiones VIII e VI del tempo di Augusto. L’esatta linea di divisione amministrativa è stata a lungo oggetto di ricerche e dotte dispute fra eruditi delle due città nel corso del 18° e 19° secolo senza mai approdare ad una conclusione univoca e certa.
Partendo dalla descrizione fatta da Plinio (“Naturalis Historia, III, 15-115”) della Regio VIII, grande parte degli studiosi, che in tempi recenti si sono occupati della storia di Pisaurum e Ariminum, è concorde nell’individuare il confine nel corso dell’attuale fiume Conca, il Crustumium dei romani.
In genere in questi studi non ci si poneva il problema di eventuali spostamenti nel tempo dell’alveo del basso Conca e degli altri corsi d’acqua presenti in quest’area, come se non si fosse mai modificato. Questi temi ora sono stati affrontati con un più vasto studio del territorio pesarese, riproponendo una ricostruzione completa delle persistenze dell’intera zona e coerentemente con la suddivisione amministrativa, ed acquisendo nuovi e decisivi elementi per riconoscere con precisione il confine fra i territori di Ariminum e Pisaurum.
Studi di geomorfologia (della configurazione della superficie terrestre e dei vari fenomeni che la modificano) avevano evidenziato un articolato sistema idrografico di questo estremo lembo della pianura padana con la presenza in pochi chilometri di tre principali corsi d’acqua (Conca, Ventena e Tavollo) e di due minori (fosso Ordroncione e scolo delle Vivare), che aveva originato importanti trasformazioni nel tempo, soprattutto vicino alla costa.
La situazione attuale in effetti è molto diversa da quella in età romana. L’elemento di maggiore rilievo starebbe nel fatto che il Crustumium in quel periodo aveva un basso corso più orientale e coincidente con quello ora occupato dal Ventena; mentre l’attuale alveo del basso Conca si è formato in età altomedievale da un progressivo spostamento dell’asta fluviale verso ovest, di cui il fosso Ordroncione rappresenta la fase intermedia.
Riepilogando, lo studio geomorfologico abbinato al riconoscimento delle persistenze centuriali dimostrerebbero che, nella piana di foce, il Conca di età romana seguiva il corso, poi occupato, a partire dall’età tardoromanica e altomedievale, dal Ventena. Per cui era qui il confine preciso fra Ariminum e Pisaurum. Il punto esatto in cui il Conca di età romana si spostava nell’alveo, ora occupato dal Ventena, si trovava a valle di Morciano.
Già il noto archeologo e geologo romagnolo professor Reggiani aveva notato che subito a nord di Morciano i due corsi d’acqua presentano la minima distanza fra i rispettivi alvei, e il diaframma pliocenico (cioè più recente), che li separa, è costituito da un terrazzo fluviale di terzo ordine, composto da alluvioni ghiaiose e sabbiose, non in grado cioè di costituire barriere naturali fra i due corsi d’acqua, che si trovano in fase erosiva sullo stesso livello morfologico (formazione in via di modificazione).
Crustumium, in sostanza, seguiva l’attuale corso del Conca fino all’imbocco della piana di foce, e precisamente fino all’Abbazia del Moscolo, piegava quindi verso nord-est e proseguiva in maniera rettilinea da ovest a est, passando fra gli odierni abitati di Isola di Brescia e Moscolo, per poi immettersi nell’alveo del Ventena, col quale formava un unico corso d’acqua fino al mare.
E’ probabile che il tratto di foce del Crustumium costeggiasse da vicino la falesia costiera, che delimita da ovest il terrazzo su cui si trovano i resti della Cattolica romana, che pertanto si trovano nell’Ager (territorio) pesauriensis.
La validità di questa ricostruzione paleoidrografica troverebbe conferma nella compatibilità con il riconoscimento delle persistenze centuriali. Sono state trovate tracce di limites (confini) riferibili a due distinti catasti: uno a ovest e uno a est dell’attuale Ventena. In età tardoantica-altomedievale le maglie di questo settore della centuriazione ariminense sono state tagliate dalle divagazioni del basso corso del Crustumium, che nella impossibilità, da parte dell’uomo, di attuare un costante ed efficiente presidio territoriale e di regimazione idraulica, è stato libero di spostarsi progressivamente verso ovest, fino alla posizione attuale.
Il catasto costituito da almeno tredici centurie, individuato fra gli attuali corsi del Ventena e del Tavollo, apparteneva a Pisaurum. Pure la ricostruzione pertica (misura lineare e di superficie) si basa su significative persistenze, in prevalenza corrispondenti a limites intercisivi (divisori), posti a un mezzo o a un quarto di centuria. L’elemento centuriale meglio conservato è la “via Larga”; già il nome è importante indizio per ipotizzare una certa rilevanza storico-topografica.

di Sergio Tomassoli

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