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Una manna per il Pd: Marino

Redazione di Redazione
10 Agosto 2009
in L'opinione
Tempo di lettura : 3 minuti necessari
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– Gli italiani hanno la memoria corta, ma non avranno certo ancora dimenticato il recente caso di Eluana Englaro, che li ha visti in grande maggioranza solidarizzare con lo sventurato Englaro padre, ad onta dell’offensiva contro di lui del Vaticano, del governo Berlusconi e dei suoi parlamentari che hanno definito papà Englaro «assassino». E il fatto politico più rilevante dell’estate 2009 è la candidatura alla segreteria del Pd da parte dell’uomo che più di tutti si batté per papà Englaro, un uomo straordinario, forte della sua competenza di grande medico e della sua coscienza di cattolico adulto: il professore e senatore Ignazio Marino, applaudito subito dal padre di Eluana, che gli ha dato la sua adesione.
La candidatura di Marino ha immediatamente fatto giustizia della maligna previsione del sempre più invelenito giornalista Giampaolo Pansa, secondo il quale ex pidiessini ed ex popolari distruggeranno il Pd riprendendo ciascuno la propria autonomia. Ciò può anche accadere in certe situazioni comunali avariate, ma alivello nazionale garantisce invece la sopravvivenza del Pd il fatto che l’esigenza della laicità dello Stato, anche nelle questioni di bioetica, sia rappresentata, ancor più che da Franceschini e Bersani (che pure la fanno propria), da un cattolico estraneo all’apparato ma ormai calato nella vita del Pd e fautore della questione morale dentro il partito. Nel quale si annidano sacche di persone che pensano soprattutto ad arricchirsi.
Questa idea della laicità dello Stato è storicamente quella che, dai tempi della sconfitta di Cavour sul matrimonio civile, ancora attende, in Italia, di essere compiutamente realizzata. E’ l’idea incarnata dai cattolici coraggiosi che hanno precorso, accompagnato, interpretato il Concilio ecumenico Vaticano II: dallo Sturzo antifascista del 1923, da don Mazzolari, don Milani, De Gasperi 1952, Lazzati, Dossetti, Alberigo, Jemolo, Pedrazzi, Scoppola: tutti cattolici del profetismo cristiano, capaci di non inginocchiarsi, pur nel rispetto dovuto, dinanzi alle scelte politico-diplomatiche della Curia e dei pontefici. Si tenga presente che nessuno di loro è stato scomunicato. La necessità, per il Pd, di avere una linea laica senza se e senza ma, si affianca a quelle, ben illustrate da Massimo Cacciari, della lotta contro le diseguaglianze sociali e per una articolazione federalistica del partito. Ma che un cattolico come Marino si offra oggi a ricoprire tale ruolo, assorbente in sé sia la lezione morale berlingueriana sia la tradizione liberaldemocratica, dovrebbe essere sentito dal Pd come una manna caduta dal cielo. La cultura del merito sostenuta da Marino si contrappone al modello del velinismo proprio della sottocultura televisiva: è una rivoluzione. C’è tutto un vasto mondo cattolico di base, quello del volontariato, quello di istituzioni come la Caritas, quello di “Famiglia cristiana”, e persino quello di credenti ispirati da vescovi come Tettamanzi, da strappare una volta per sempre a Berlusconi. La Curia può anche ricevere Letta per concordare programmi bioetici e finanziamenti alle scuole private, ma non per questo può (e forse non vuole o non osa) far tacere certi emergenti, incontenibili imbarazzi ecclesiali di fronte alla crudeltà persecutoria contro gli immigrati, ed anche di fronte all’antropologia amorale cara ai Feltri e ai Giordano. I tempi sono cambiati. Gli atei devoti non bastano più. Tanto è vero che hanno dovuto nascere i Cristiano riformisti, nemici giurati di papà Englaro.
E’ ragionevole prevedere che la candidatura italo-obamiana di Marino troverà un ostacolo difficilmente sormontabile nelle procedure congressuali, anche perché Marino non è uomo d’apparato. Ma sarebbe auspicabile che almeno Franceschini, anch’egli cattolico democratico, uscito dignitosamente dalle strettoie del caso Englaro, compisse un gesto di ralliement a Marino. Nascerebbe un’alleanza irresistibile.
La teo-dem Binetti ha annunciato che, con Marino segretario, i teo-dem se ne andrebbero dal partito. Ma porterebbe con sé molti meno voti di quelli che Marino farebbe conquistare. Nel Pd c’è’ posto per i credenti, che si rifiutano di trasformare in leggi dello Stato dei precetti religiosi, ma non per i clericali. Resterebbe l’esigenza di “sfondare” all’esterno del Pd. Per riuscirvi, sarà necessario suonare con tutte le forze la campana della laicità, e indurre la gente dabbene a voltare la testa e a chiedersi per chi e perché suona la campana, in questa Italia senza principi e senza valori morali. Se non ora, quando?

di Alessandro Roveri
Libero docente dell’Università di Roma

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