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Home Economia

Tonti: “Imprese, in quante non riapriranno a settembre?

Redazione di Redazione
10 Agosto 2011
in Economia
Tempo di lettura : 3 minuti necessari
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– “Quante imprese non riapriranno più i battenti a settembre?”. E’ la preoccupata domanda che si pone Gianfranco Tonti; il cattolichino è alla guida dell’Ifi di Tavullia, una delle aziende più belle d’Italia. Lo è per l’innovazione dei prodotti, per la comunicazione, per l’organizzazione interna. Per la serietà e la tensione morale. Nei primi 6 mesi del 2011, è cresciuta del 3 per cento; con l’estero che è incrementato del 12 per cento. E’ l’Italia che stenta. Leader in Europa per banchi bar e tecnologia del freddo, da sempre la stella polare è l’innovazione a 360 gradi. Dieci anni fa, l’Ifi è entrata nel mercato delle vetrine gelato. Allora valeva il 5 per cento dei ricavi. La quota, oggi, è salita ad un terzo. Per dare un altro senso della filosofia Ifi, il gruppo lavora solo con due banche: una di interesse locale, l’altra nazionale.
L’Ifi è un sensibile antenna dello stato della piccola e media impresa italiana. Ha relazioni con circa 2.000 entità tra fornitori e punti commerciali.
“Vedo – argomenta Tonti – uno scenario fosco per il prossimo settembre. L’Italia ha accusato il colpo della manovra economica. Finalmente, anche se con colpevole ritardo, ci si sta rendendo conto dei nostri problemi e che la situazione è difficile. La colpa grossa è di chi ha il dovere istituzionale di far capire ai cittadini la realtà. L’Italia ha un futuro prossimo complicato; soprattutto la piccola e la media impresa che sono la spina dorsale della nostra economia e anche un’unicità da anni studiata.
In sequenza veloce stanno terminando le scorte finanziarie e in molti saranno costretti a fermarsi. Dall’altra parte, il sistema bancario ha stretto le maglie del credito. Basilea2, Basilea3 hanno l’obiettivo di rendere più vero e più trasparente il rapporto tra banca e cliente. Le finalità sono buone, ma l’aspetto marcatamente italiano, l’evasione, sommerge le tante piccole imprese che hanno sempre i bilanci in rosso. In tale situazione trovano le porte chiuse sul fronte del credito”.
“La nostra – continua Tonti – è una media impresa che dialoga con circa 2.000 attori: artigiani, distributori, costruttori di arredo. Ed è un mondo che sta andando in recessione. Nel 2008 e nel 2009 abbiamo accordato loro maggiori crediti per il 27%. Nel 2010, abbiamo continuato a sostenerli con il 20%. La nostra linea di demarcazione sono i valori dell’onestà, della correttezza. Nonostante questo, ci dobbiamo convincere che siamo costretti, per non far male a noi stessi, ad interrompere le nostre forniture ad un numero crescente di piccoli imprenditori. Costoro sono un patrimonio intangibile ed importante che non si legge nei bilanci della nostra e di nessuna azienda”.
“In termini umani – continua nella sua riflessione Tonti – rischiamo di veder scomparire decine di migliaia di piccole imprese. Una domanda è: come affrontare questo drammatico scenario? L’altra è: quante aziende riapriranno a settembre? In questo momento, il piccolo imprenditore ha davanti a sé uno scenario di questo tipo: se crede alla propria impresa deve attingere al patrimonio personale rimasto fuori dell’azienda per tante ragioni. Chi non crede nell’azienda vede in fondo al tunnel la chiusura”.
“Quando mi confronto coi politici – racconta Tonti – esperti, istituzioni, invito ad avere particolari attenzioni per la piccola impresa. In un momento in cui non abbiamo ancora toccato il fondo, almeno dal mio punto di vista, è proprio la piccola a soffrire: un mondo di capacità imprenditoriali ed umane che ha portato l’Italia ai vertici mondiali, oggi è in ginocchio. Le istituzioni, il sistema bancario, devono essere vicini per salvarne il numero più alto possibile. Si possono mettere in campo incentivi, agevolazioni per affrontare meglio il futuro”.
Tonti è un ottimista che analizza col pessimismo della ragione. Continua: “E a patire il momento sono le aziende poco presenti sui mercati esteri. Lo scenario impone l’internazionalizzazione; e di tempo non ce n’è molto. Noi stiamo cercando di entrare in Argentina, in Brasile, in Cina, fermo restando che vogliamo essere un marchio che vuole continuare a produrre in Italia.
Esportare è diventata la necessità primaria. E va fatto col massimo impegno. Impegno, collegato con i fattori dell’innovazione. Le sfide si vincono con i prodotti esclusivi e ad alto contenuto tecnologico. Impossibilitati a competere col prezzo, dobbiamo mettere in campo le energie migliori: il prodotto, la comunicazione, l’organizzazione. Per farlo, gli imprenditori sono chiamati a rivedere il proprio ruolo. Chi riuscirà a produrre nelle regole e con serietà è motore di ricchezza. A livello mondiale, alcuni prodotti esclusivi sono sempre molto ambiti”.
“Un’altra tappa fondamentale – chiude la riflessione Tonti – è scommettere sui giovani. Gli enti pubblici, le banche, le università, le associazioni di categoria devono avere la forza di creare dei forum, nei quali le loro idee possano trovare ascolto e magari partire. I giovani non devono aspettare, ma avere forza e capacità di scommettere su loro stessi. Ma vanno aiutati e chi meglio della politica, delle banche e delle associazioni? Da questa formula si potrebbero mettere le basi delle imprese del futuro”.

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