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“e’ circal de giudéizi”. Santarcangelo premia Fucci, Macrelli e Nicolini.

Redazione di Redazione
20 Dicembre 2012
in Cultura, Focus, Santarcangelo di Romagna
Tempo di lettura : 5 minuti necessari
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A Gianni Fucci, Rina Macrelli e Flavio Nicolini va l’Arcangelo d’oro 2012. La consegna del riconoscimento sabato 22 dicembre, in occasione del tradizionale saluto di fine anno, ore 10,30 in sala del Consiglio comunale. Gianni Fucci, Rina Macrelli e Flavio Nicolini, sono stati tre grandi protagonisti dello straordinario fenomeno culturale santarcangiolese che va sotto il nome “e’ circal de giudéizi”. E’ quanto hanno deciso il sindaco Mauro Morri e la giunta comunale. Nel corso della cerimonia verranno anche consegnate le borse di studio istituite dall’amministrazione comunale in memoria di Caterina Gambuti, Benemerenze e Mezioni Speciali per il 2012 e la tessera di Socio Onorario della Pro Loco.

“e’ circal de giudéizi” è il modo sarcastico con il quale qualche santarcangiolese cominciò a chiamare un gruppo di irrequieti e giovani intellettuali e artisti che alla fine della Guerra cominciò a ritrovarsi e a riunirsi, prima a casa di uno di loro, Nino Pedretti, poi in uno dei caffé del paese, il caffè Trieste – allora gestito dai genitori del poeta Raffaello Baldini – per discutere di tutto: di politica, di letteratura, di pittura, musica, cinema, per organizzare cineclub, ma anche più semplicemente per giocare a bigliardino o a pallamano. Il clima particolare che si respirava in quegli anni di forti passioni e di esaltanti speranze – a Santarcangelo come altrove – e la possibilità di entrare in contatto con autori e libri fino ad allora introvabili o proibiti (“Lorca è stato il Che Guevara dei nostri vent’anni” dirà poi Rina Macrelli), con forme musicali fino ad allora sconosciute (il jazz), con le nuove correnti cinematografiche (principalmente il neorealismo italiano), portò questo “gruppo che, rumoroso, battagliero e spregiudicato, turbò non poco il ritmo tranquillo di vita dei concittadini” (Gianni Fucci) ad essere oltremodo attento alle novità e sperimentazioni che si venivano in quegli anni maturando, in Italia come all’estero, nei vari campi culturali ed artistici. Il gruppo si andò aggregando spontaneamente. Inizialmente formato da Flavio Nicolini, Nino Pedretti e Raffaello Baldini, si ampliò grazie all’impulso di Tonino Guerra, appena tornato dal campo di prigionia, che portò per qualche tempo a Santarcangelo Renzo Vespignani, Graziella Urbinati e Marcello Muccini, i romani “Portonaccio”, sostenitori dell’impegno e del linguaggio figurativo realista. Vennero così direttamente coinvolti i pittori locali: Federico Moroni, Giulio Turci e Lucio Bernardi.

Al gruppo si erano aggregati anche Rina Macrelli e Gianni Fucci, il più giovane. Agli incontri ogni tanto partecipava, arrivando in bicicletta da Longiano, Tito Balestra mentre da Cesena arrivava Alberto Sughi. Naturalmente importanti per tutti la presenza, da lontano o durante i suoi brevi ma ricorrenti ritorni a Santarcangelo, di Augusto Campana (è a lui che Guerra sottopone i versi di “Scarabòcc”, prima della pubblicazione).

Gianni (Giovanni) Fucci
Il poeta Gianni Fucci è nato il 3 ottobre del 1928 a Montbeliard (Francia) ma vive a Santarcangelo fin dall’infanzia. E a Santarcangelo ha dedicato alcuni lavori sia di carattere critico-letterario, sia di carattere storico – si segnala in particolare La notte delle bandierine rosse. Vita a Santarcangelo tra fascismo ed antifascismo 1919-1943, scritto con l’amico Serino Baldazzi e pubblicato nel 1994. Da ricordare inoltre come sia stato forse il primo ad analizzare, dal punto di vista storico, ma anche quale testimone diretto, l’esperienza del cosiddetto Circolo del Giudizio, consacrandone – in definitiva – il nome, con un intervento, nel maggio 1986, dedicato a Nino Pedretti, tal titolo e’ circal de giudéizi: (un ricordo di Nino Pedretti), intervento poi apparso ne “Il lettore di provincia”  – aprile-maggio 1987. Si è occupato anche di cinema – collaborando con Elio Petri e con Flavio Nicolini. Ma è soprattutto come poeta, poeta dialettale romagnolo, che si è imposto all’attenzione e che ha riscosso vasti consensi da parte dei più rinomati critici letterari nazionali. Avvicinatosi alla poesia dialettale intorno alla metà degli anni Settanta, da allora Fucci ha pubblicato ben sei raccolte di poesie in dialetto romagnolo: La morta e e’ cazadòur (1981 – introduzione di Rina Macrelli), Elbar dla memoria (1989 – introduzione di Franco Brevini), La baleda de vènt (1996 – introduzione di Gualtiero De Santi), E’ bastimènt (1996), Témp e tempèsti (2003 – prefazione Franco Brevini), Vent e bandiri (2005 – prefazione Luciano Benini Sforza).
Oltre alla stampa di alcune plaquette (l’ultima, Nadel. Sonetti d’auguri,  2002, ha la prefazione di Luca Cesari), è presente in moltissime antologie. Tra le più significative La poesia in dialetto. Storia e testi dalle origini al Novecento, di Franco Brevini (Einaudi 1999) e Il pensiero dominante. Poesia Italiana 1970-2000 (Garzanti, 2001, a cura di Franco Loi e Davide Rondoni). Nel  2010 è uscita l’importante antologia Da un chev a l’elt: antologia delle opere poetiche (1981-2010), Il Ponte Vecchio, che ripresenta, in ordine cronologico,  gran parte del lavoro poetico di Fucci (circa i 2/3), mentre nel 2011 è stato pubblicato il poema Rumanz (Un’epica famigliare in dialetto santarcangiolese) in cui Fucci rievoca, mitizzandoli in forma poetica, periodi e vicende della propria esistenza, legandoli a quelli più generali della condizione storica ed umana.

Rina (Caterina) Macrelli
Nata a Rimini nel 1929, si trasferisce a Santarcangelo, dove trascorre la giovinezza, e successivamente a Roma dove, nel 1956, incontra il cinema come assistente italiana di Renè Clèment (La diga sul pacifico).
All’inizio degli anni ’60 comincia a lavorare per la televisione finché diviene collaboratrice e aiuto regista di Blasetti in La lunga strada del ritorno. Di lì in avanti alterna cinema e televisione insieme alla Cavani e ad Antonioni (Zabriskie Point). Negli anni ’70 scrive per la televisione diversi “teatro inchiesta” e la sceneggiatura de Il Passatore. Si occupa anche di dialetto e partecipa alla sua “riscoperta e valorizzazione”:
–    organizza il seminario su Tonino Guerra e la poesia romagnola (Santarcangelo 1973), atti del seminario poi pubblicati nel volume Lingua-dialetto-poesia: atti del Seminario popolare su Tonino Guerra e la poesia dialettale romagnola (Edizioni del Girasole, 1976,  prefazione di Tullio De Mauro);
–    “scopre” e fa pubblicare le poesie di Giuliana Rocchi (La voita d’una dona. Poesie romagnole; a cura di Rina Macrelli; con una nota di Vania Chiurlotto. Roma. ed. Amanda, 1980 e La Madòna di Garzéun. Poesie romagnole,  sempre  a cura di Rina Macrelli, Maggioli 1986);
–    cura la prima raccolta di poesie di Gianni Fucci (La morta e e’ cazadour: poesie romagnole; introduzione di Rina Macrelli, Maggioli, 1981);
–    traduce in romagnolo il Miles Gloriosus di Plauto (e la fa rappresentare a Santarcangelo).
Significativo il suo contributo per quanto riguarda il femminismo italiano e la sua storia, con ricerche e pubblicazioni, tra le quali si ricorda: L’indegna schiavitù. Anna Maria Mozzoni e la lotta contro la prostituzione di stato di Rina Macrelli, con introduzione di Franca Pieroni Bortolotti e postfazione di Vania Chiurlotto. Editori Riuniti, 1980.

Flavio Nicolini
Flavio Nicolini nasce nel 1924 a Santarcangelo. Laureato in filosofia all’Università di Bologna con una tesi sul cinema educativo (ha esemplificato poi le sue convinzioni sul cinema educativo per ragazzi con il film cortometraggio La bambola, del 1952), è stato insegnante elementare e in quanto educatore ha sperimentato l’uso del disegno e della pittura quale modalità di insegnamento ed apprendimento per i giovani scolari (il murales “Il maestro e le tartarughe”, è ancora presente nella “sua” aula scolastica presso la scuola elementare “Pascucci” a Santarcangelo). Quindi, a partire dagli anni ’60, lasciato l’insegnamento, si è occupato essenzialmente di televisione e di cinema, lavorando come sceneggiatore – numerossissime ed apprezzate le sue sceneggiature per la RAI – e regista. All’inizio degli anni ’60 è aiuto di Petri (I giorni contati) poi di Antognoni (Deserto rosso); quindi realizza un buon numero di cortometraggi per il Ministero dei Trasporti. In seguito inizia un’intensa attività di soggettista e sceneggiatore televisivo, per la RAI. Tra i tanti titoli si ricordano alcuni dei più significativi: Cronwell, ritratto di un dittatore, Dedicato ad un medico, ESP, Paolo e Francesca, Gamma. Ha scritto e pubblicato racconti e romanzi. E’ anche pittore (vedasi la mostra antologica tenutasi a Santarcangelo nell’estate 2008 – catalogo: Flavio Nicolini, Il segno maestro,  a cura di Silvia Baldini, Orlando Piraccini.

Tags: e’ circal de giudéiziFucciMacrelliNicolini
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