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Addio a Glauco Mari, un grande pesarese

di Giorgio Girelli*

Redazione di Redazione
30 Settembre 2024
in In primo piano, Pesaro, Senza categoria
Tempo di lettura : 3 minuti necessari
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Glauco Mauri e Giorgio Girelli

Glauco Mauri e Giorgio Girelli

Addio a Glauco Mari, un grande pesarese.

È morto nella tarda serata di ieri a Roma, decano del teatro italiano.

Avrebbe compiuto 94 anni il primo ottobre.

Nato a Pesaro nel 1930, interprete di Shakespeare, Molière, Pirandello, Dostoevskij, Goldoni, con coraggio e passione Mauri è stato per settant’anni in scena: era atteso dal 26 al 29 settembre al Vascello di Roma con lo spettacolo De Profundis, da Oscar Wilde, annullato per l’indisposizione dell’attore.

“Ei fu”. Il grande Glauco Mauri ci ha lasciati. In silenzio, improvvisamente, senza preavviso. Glauco Mauri, “profeta” anche in patria ! Solo pochi giorni fa, Pesaro, la sua città, lo ha accolto per il suo spettacolo De profundis, da Oscar Wilde , nel “suo” teatro Rossini con affetto e grande ammirazione. Tempo addietro lo ha proclamato cittadino onorario. “Un ultimo spettacolo che ha riscaldato il cuore di tutti noi – commenta con tristezza il sindaco Andrea Biancani – trasmettendo, allo stesso tempo, la fatica di una condizione che non poteva però prescindere dal vivere il palcoscenico fino all’ultimo minuto». Il CESMA (Centro Studi Marche di Roma) gli ha attribuito il titolo di “Marchigiano dell’anno”, mentre il Sodalizio dei Piceni, la più antica e rinomata istituzione marchigiana della capitale, che ha finanziato, tra l’altro, gli studi universitari di tanti giovani, lo ha insignito del “Premio Picenum” (Pergamena e una artistica opera dello scultore Mastroianni). Mi trovavo a ricoprire il ruolo di presidente della apposita commissione istruttoria di tale storica Fondazione picena e proposi la assegnazione del riconoscimento al grande attore. In anni precedenti, nel settore dell’arte scenica, erano stati insigniti anche Virna Lisi (Ancona) e Dante Ferretti (Macerata). Nell’albo d’oro figurano pure padre Armando Pierucci (Pesaro), fondatore dell’Istituto musicale Magnificat a Gerusalemme dove musulmani ed ebrei convivono in armonia, nonchè Glauco Tocchini Valentini (Pesaro), biologo molecolare, già a lungo docente a Chicago. Su quasi tutti questi personaggi le cronache non sono state molto generose e mi è sembrato opportuno che almeno i marchigiani ne evidenziassero il valore in coerenza con le norme statutarie del sodalizio. secondi le quali l’attestato va ogni anno ad un personaggio marchigiano.
Per Glauco Mauri la cerimonia si svolse a Roma nell’auditorium del Complesso Monumentale di San Salvatore in Lauro alla presenza di autorità nazionali e regionali e con l’intervento della Banda della Polizia di Stato che eseguì un applaudito concerto. Nell’illustrare la nota e prestigiosa figura di Glauco Mauri, ebbi modo di ricordare, tra l’altro, come per lui Ingrid Bergman abbia nutrito intensa ammirazione. Per non parlare poi di Eugène Ionesco che, dopo la rappresentazione italiana de “Il Rinoceronte”, raggiunse il camerino di Mauri per rivolgergli, visibilmente commosso, i propri rallegramenti. Nel suo saluto di ringraziamento Glauco Mauri rievocò gli esordi della sua vocazione artistica a Pesaro dove visse l’infanzia in “ grande povertà” ma con ricchezza di affetti e di coraggio: “Debbo a mia madre l’onesta forza per affrontare la vita” esordì nel suo intervento. E proseguì: “Un giorno presso la Parrocchia di S.Agostino, che frequentavo, mi venne chiesto se volevo fare il suggeritore in uno spettacolo gestito dalla locale filodrammatica. Non bisogna dimenticare che Pesaro ha avuto sempre una forte tradizione filodrammatica. Quando mi udì il regista della rappresentazione “la notte del vagabondo” mi propose di recitare affidandomi il ruolo di protagonista. Era il 1° gennaio del 1946, ed io avevo 15 anni. L’idea di fare l’attore mi venne in quella circostanza”. Va inoltre ricordato che “amava intensamente la musica”. Ed in proposito, scrive il Comune di Pesaro nel presentarne il profilo che, ancora ragazzino, era spettatore assiduo degli spettacoli lirici al Teatro Rossini, dove correva su per cinque piani di scale fino al loggione, a prendere posto anche per una vecchia signora. Ed al folto pubblico accorso per festeggiarlo all’auditorium del complesso “San Salvatore in Lauro”, sede del Sodalizio dei Piceni, raccontò: “Nel 1947 presso Villa Marina d’estate era stata organizzata una colonia per ragazzi. Il sacerdote del posto, don Andrea, mi chiese di allestire uno spettacolo dal titolo: “un giorno in colonia”. Occorreva far esibire un coro a bocca chiusa. Allora era molto in voga il valzer delle candele. Mi adoperai facendo entrare in scena il coro cui avevo fornito dei pettinini che attrezzati con una carta velina potevano emettere un suono originale e gradevole, di vera poesia. Molte mamme avevano gli occhi lucidi”.
E forse qualche occhio lucido lo ha procurato anche a noi con la sua “ parabola universale della sofferenza, dell’arte e dell’amore” rievocativa anche delle tribolazioni di Oscar Wilde e messa in scena al “Rossini”.

*Presidente Emerito del Conservatorio Statale Rossini

 

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