Per chi cantavano le Sirene?
Adriana Cavarero ieri sera ha aperto la rassegna Ritratti d’autore, non si lascia suggestionare da Ulisse, presta invece orecchio alle lusinghe di Thomas Eliot e partendo da un verso del canto d’amore di Alfredo Prufrock : “Ho sentito cantare le Sirene, l’una all’altra, non credo che cantassero per me” intraprende un viaggio affascinante all’origine dell’interpretazione del mito: da Kafka, ad Adorno, da Blanchot, a Bertolt Brecht.
Le Sirene del mito, dice Cavarero, non cantavano per Ulisse ma per loro stesse, per il piacere del canto ed erano le prime a trarre godimento dal piacere di quel canto. Questa lettura innovativa ribalta la visione omerica – che vedeva le donne (creature mostruose e non fatate) come sottomesse all’eroe e alla sua volontà – e ci permette di guardare questi personaggi mitologici in una nuova ottica. Omero si concentra sul godimento acustico di Ulisse, mentre Cavarero rovescia l’Odissea e ci mostra il vero segreto del mito: non l’incantamento dell’eroe, ma la voce del canto, il piacere del canto. Cosa cantavano le Sirene? Questo Omero non lo dice, perché è troppo concentrato nel mostrarci l’abilità del multiforme Ulisse nel sventare l’inganno (va detto, però, che stavolta l’intuizione era venuta da Circe che l’aveva messo in guardia con un consiglio). La lectio di Adriana Cavarero è davvero illuminante, perché coglie il segreto : Le Sirene non cantano per sedurre, per ammaliare, ma per il piacere di cantare e per comunicare questo rovescia l’intera trama della storia e anche la nostra visione di queste creature mitologiche. Cantavano l’una all’altra, che meraviglia! Per comprendere le Sirene dobbiamo immergerci nel loro abisso, andare oltre la superficie e ascoltare la loro voce, ma ancora di più – come suggerisce Kafka – il loro silenzio.











