– Da un garage di pochi metri quadrati in un piccolo locale sotto casa a Meleto (Saludecio) nel 1970 ad oggi in un moderno stabilimento a Morciano di Romagna, un tempo sede delle prestigiose Grafiche Gasperi. Dietro ci sono passione, competenza e perseveranza. In mezzo secolo, partendo da semplici assemblaggi elettromeccanici su strumenti ed accessori musicali, passando attraverso la crisi del settore negli anni ‘90, si è arrivati a specializzarsi nella realizzazione di schede elettroniche per applicazioni industriali. In una scheda grande un palmo di mano, un paesaggio fatto di chip, transistor, condensatori… sono in grado di gestire macchine che fanno cose straordinarie: quasi una magia. L’azienda impiega una cinquantina di addetti, diversi dei quali con rapporti storici, ed è partner di prestigiosi marchi dell’elettro-meccanica da trazione (soprattutto carrelli elevatori). Ogni anno sforna circa un milione di schede ad alto contenuto di intelligenza; circa il 90 per centro prende tutte le vie del mondo.
Si sta parlando della Geba, una delle eccellenze del nostro territorio. Siamo nel ‘70, Giovanni Bartolucci ed un socio fondano la Geba. Il laboratorio è in un piccolo locale a Meleto, uno dei borghi più belli della provincia di Rimini: su quel colle il panorama è mozzafiato! Il giovane Bartolucci ha frequentato a Pesaro una scuola di meccanica, il socio è tornato da pochi anni dalla Svizzera. Lavorano per la Gem di Mondaino dei fratelli Galanti (organi liturgici, fisarmoniche, tastiere, amplificazione), allora una delle aziende più grandi e floride della provincia.
Bartolucci ed il socio assemblavano parti elettromeccaniche per strumenti musicali e strumenti di amplificazione. In quel piccolo locale erano in quattro: insieme ai due soci altri due ragazzi.
Ricorda Bartolucci: “Allora in quel settore c’era molto lavoro e alcuni avevano la voglia e la forza di mettersi in proprio. Montavamo elementi per tastiere, fisarmoniche, amplificazione. Siamo rimasti a Meleto fino agli inizi degli anni ’90, lavorando solo per i Galanti. Nel 1991 io e il mio socio ci siamo spostati in uno spazio più grande a Montegridolfo, dove negli anni il gruppo è cresciuto e siamo diventati una ventina”.
“In quel periodo nel settore degli strumenti musicali inizia a farsi sentire la crisi – continua Bartolucci -. Cominciamo quindi a guardarci attorno per acquisire altri clienti. Parte un rapporto con una ditta di Bologna che si occupa di amplificazione, mixer e casse professionali, ma il settore musicale, con l’arrivo di nuovi competitori dall’Estremo Oriente, è sempre più in difficoltà. La nostra svolta arriva nella metà degli anni ‘90, quando iniziamo a collaborare con aziende che si occupano di elettronica industriale: confezionamento alimentare, registratori di cassa, strumenti elettro-medicali, controllo dei motori a corrente continua, ecc. Seguendo l’evoluzione della tecnologia, l’elettromeccanica diventa elettronica, poi microelettronica”.
Tra la fine degli anni ‘90 e l’inizio del 2000 avviene l’evoluzione: il musicale rappresenta il 20 per cento dei ricavi, per il restante 80 la fa da padrone l’elettronica industriale. Un’altra data importante è il 2003, quando la Geba si trasferisce da Montegridolfo nella nuova sede a Saludecio. Nel 2016, il saludecese Giovanni Bartolucci acquista l’ex stabilimento delle mitiche Officine Gasperi, una delle aziende che ha fatto la storia dell’Italia, leader negli stampati per la pubblica amministrazione. Con l’aiuto della famiglia, già da anni parte attiva in azienda, inizia il restyling degli spazi. Nel settembre del 2018 l’inaugurazione.
La nuova struttura copre una superficie di circa 4000 mq, è luminosa e all’avanguardia, pulita e curata. Vi sono impiegati una cinquantina di addetti, metà donne. La Geba si occupa oggi di costruzione, assemblaggio, collaudo e assistenza post-vendita di schede elettroniche capaci di gestire il “mondo”: piattaforme aeree, carrelli elevatori, macchine per il packaging, pale eoliche, mezzi agricoli, illuminazione a led, sistemi di filtraggio aria. Se fino alla fine degli anni ‘80, tutto era montato a mano, oggi il 95% dei componenti viene assemblato da macchine a controllo numerico che a vederle lavorare, lasciano ammirati. I clienti più importanti si trovano in Emilia; una mezza dozzina quelli della nostra provincia.
A chi gli chiede quali sono stati i passi per arrivare ad oggi, Bartolucci risponde: “Determinazione, investimenti continui in macchinari e nuove tecnologie (noi mediamente investiamo il 10% del fatturato), qualità e disponibilità totale verso i clienti, nonché il poter contare sulla continuità di un gruppo di collaboratori validi e flessibili. Geba si è specializzata su un prodotto di buon livello tecnico; quello a più povero valore aggiunto, i cosiddetti prodotti di consumo vengono prodotti altrove, dove il costo del lavoro è decisamente più basso”.
A dare una robusta mano alle fortune della Geba la famiglia. Dal 1978 la moglie e poi i figli, Serena e Paolo ed il genero Andrea. La signora gestisce l’amministrazione ed acquisti; a Paolo spetta la gestione della parte informatica e dell’assistenza delle attrezzature, con la collaborazione di Andrea, che si occupa anche della parte tecnica del reparto SMD; a Serena, laurea in Lingue, il rapporto coi clienti e il personale e la gestione della produzione.