di Sergio Pizzolante*
Stefania Craxi.
Signorina, con quel nome…
Voleva fare la giornalista, politica, nei colloqui, anche in Rai, le dicevano: signorina con quel nome…
Quindi si dovette accontentare di occuparsi di intrattenimento, fu la sua fortuna, creò una delle più grandi aziende italiane di produzioni televisive. Poi la più grande, dopo Hammamet, nonostante il nome.
Oggi è ai vertici del secondo partito di maggioranza, Forza Italia, con quel nome.
Attenzione, non è un caso della vita. Un rimbalzo casuale della politica e del potere. No!
Stefania non è la figlia di Craxi, è la figlia per Craxi. Non è solo una donna che fa politica con un nome, e’ una categoria politica. E’ un programma, un simbolo di una storia.
Chi la prende prende la sua storia.
Che è la storia di Craxi, figlio di Nenni, nipote di Turati, parente stretto di Matteotti e degli altri tutti figli di una storia, quella del riformismo socialista e liberale italiano, della socialdemocrazia tedesca.
Cioè della sinistra migliore, italiana ed europea, che la sinistra italiana rinnega. L’unica coerenza di Elly, diciamo.
Perché, diciamolo, per la sinistra italiana di oggi, iper giustizialista, Propal, no riarmo europeo, mezza maduriana e iraniana, Craxi e’ un tabù e il riformismo craxiano e la socialdemocrazia europea pure.
Non è un tabù, anzi, è un motivo di riscatto, di rinnovamento, di rilancio politico per una forza moderata e di centro come Forza Italia.
Che, ricordiamolo agli smemorati, anche quelli di centro destra, non nasce per essere un medio piccolo partito liberale. E’ un pensiero piccolo.
Forza Italia nasce, dopo Tangentopoli, per dare una casa alle culture politiche italiane vilipese da Mani Pulite. Atterrate e atterrite da un golpe giudiziario. Le culture liberali, popolari del cattolicesimo liberale, socialiste liberali, del riformismo italiano.
Grande parte del Pentapartito.
E nemmeno allora fu un caso. Un rimbalzo casuale della storia. Solo uno strumento di difesa.
Perché, attenzione, la collaborazione, l’unione, di queste culture e di queste storie e’ sempre stata parallela alla storia migliore del nostro Paese.
I primi anni del secolo scorso, Giolitti, Turati e poi Zanardelli e poi Don Sturzo, poi sconfitti dal massimalismo e dal rivoluzionarismo di sinistra che portò al fascismo.
Poi dopo il fascismo, De Gasperi, Saragat e Einaudi e La Malfa e gli altri.
Poi il Centro Sinistra di Fanfani, Moro, Nenni.
Poi Craxi, Forlani, Fanfani, Andreotti e gli altri.
Fuori da queste storie non c’è una bella Italia.
Ecco, siamo oggi in uno scenario enormemente più povero. Certo. E più confuso. Gridato. Estremizzato.
Ma siamo di nuovo dentro un drammatico rigurgito giustizialista.
E Forza Italia ricorre, anche, ad una figlia per Craxi, per cercare un rilancio. Mi commuovo.
Forza Italia ricorda chi era. E per cosa è nata.
A me sembra una cosa buona. Molto buona.
Vai Stefania. Con quel nome.
Io parlo e continuerò a parlare.
*Area culturale socialista, per tre legislature parlamentare di Forza Italia, co-fondatore della Fondazione Craxi, amico fin da giovane di Stefania Craxi










