Le offerte presentate alla Fondazione Cassa di Risparmio aprono un confronto legittimo, ma non possono essere valutate solo sul piano economico. Qui è in gioco la funzione culturale e civile di uno spazio che in questi anni è stato restituito alla città grazie all’intervento pubblico e a una gestione improntata a inclusione, memoria e pluralismo.
Preoccupa l’ipotesi di una soluzione privatistica legata ad ambienti culturali e politici riconducibili alla destra del Paese, soprattutto considerando che i progetti presentati avrebbero effetti concreti solo tra molti anni (2035). Un orizzonte temporale così lungo rende fragile qualsiasi garanzia sulle reali finalità future.
Non si tratta di fare processi alle intenzioni, ma di evitare rischi evidenti. Su un bene così delicato la proprietà pubblica rappresenta la migliore tutela contro usi strumentali o ambigui. Per questo intendo avviare un confronto con l’assessora regionale alla Cultura Allegni e con la sindaca di Riccione Angelini per verificare la possibilità di una collaborazione tra istituzioni per un progetto culturale e per mantenere la proprietà in capo alle istituzioni pubbliche.
L’obiettivo è uno solo: garantire che Villa Mussolini continui a essere uno spazio pubblico al servizio della città, della memoria e della cultura, evitando che possa diventare, oggi o domani, un punto di riferimento per nostalgie o operazioni ideologiche.













