Morciano. Il sindaco Giorgio Ciotti non ritira le dimissioni. Arriva il commissario.
L’ultimo minuto utile era quello della mezzanotte del 23 febbraio. Tale fermezza ha sorpreso i politici morcianesi e i cittadini. Coloro i quali lo conoscono, pensavano che avrebbe fatto dietro front dopo le dimissioni dello scorso 2 febbraio (aveva 20 giorni di meditazione e ritornare sui propri passi). Ora la città è rimasta senza sindaco ed arriva il commissario che gestirà l’ordinario. Morciano avrebbe bisogno di una guida sicura, causa la Fiera di San Gregorio, il Pug (Piano urbanistico generale al quale si sta lavorando dal 2021), la montagna di debiti, le opere pubbliche, i servizi. Una progettazione sul medio e lungo periodo.
Quello di Ciotti è uno “strano” passo politico. Da quasi quattro anni guidava una giunta con tutte le anime culturali: dalla destra alla sinistra, passando per il centro. Il suo governo perde la vecchia maggioranza lo scorso agosto, quando 4 consiglieri comunali del Pd lo abbandonano. Motivo: il confitto di interesse del vice-sindaco Andrea Agostini, nonché architetto. I quattro chiedevano l’avvicendamento di Agostini. Mossa non avvenuta. Si pensava che Ciotti potesse costruire una nuova giunta, coinvolgendo la minoranza guidata da Mario Garattoni. Ma così non è stato. Giorgio Ciotti, area culturale cattolica, è in giunta, quasi ininterrottamente, dal 1990. In 36 anni ha gestito moltissimo potere e lasciato pochi segni amministrativi in eredità alla città: sia nei rapporti interpersonali, sia nelle opere pubbliche, sia in una visione di città e di futuro. Giorgio Ciotti deve molto alla comunità, poteva fare uno sforzo ed arrivare a fine mandato. In tanti lo hanno pregato e cercato di farlo ritornare sui passi., ma non ha neppure risposto ai messaggi. Dice uno che lo conosce bene: “Credevo che ritirasse le dimissioni. Mi ha sorpreso”. Insomma, ancora una volta da un punto di vista politico Giorgio Ciotti ha giocato la mossa dell’imprevedibilità.













