Rimini. Addio ad Aureliano Bonini, un grande riminese.
Grande studioso ed esperto di turismo. Nel 2022, gli venne assegnato il Sigismondo d’oro.
Le motivazioni del Sigismondo d’oro 2022
Per aver dato un contributo decisivo alla formazione di una consapevolezza del turismo riminese e italiano quale “industria”, stimolandolo con ricerche e studi a uscire dall’empirico e a strutturarsi come modello;
Per aver costantemente affermato la centralità dell’elemento locale e della cultura dell’ospitalità diffusa quali fattori decisivi per mantenere elevato e vincente il grado di competitività a livello nazionale e internazionale;
Per essere sempre stato ed essere tuttora un punto di riferimento e di confronto, anche vivace e fuori dagli schemi, in quel dibattito culturale e ragionato sul turismo che ha arricchito la comunità.
Biografia
Figlio di Demos, noto pittore riminese, Aureliano Bonini nasce a Rimini nel 1940. Studia e si diploma a Rimini, poi frequenta l’Università di Urbino, un Master a Londra nel 1964 e la Laurea in Sociologia nel 1977. Il padre lo convince a partire ancora giovane per Londra per imparare la lingua essenziale in una città turistica quale è Rimini.
Dopo il rientro da Londra nel 1958, e svolto il servizio militare obbligatorio, Bonini inizia a lavorare nel campo del turismo presso un Hotel della famiglia Amati; esperienza formativa che gli apre le porte del mondo degli hotel di lusso, di tradizione e di design, competenza rara in Italia in quel periodo.
Nel 1968 è tra i fondatori più attivi, dinamici e impegnati nella costruzione di Promozione Alberghiera “a Tutela dell’Ospite” assieme a Marco Arpesella, Michele Morganti, Gilio Gosti, Romano Bonini, Gilberto Lami, Daniele Nori, Curzio Toni, Eric von Bibra, Eliano Annibali.
A partire dal 1969 Bonini, con il giovane chef Gino Angelini e l’appoggio della Signora Liliana Amati, inizia a introdurre cambiamenti alla ristorazione alberghiera locale.
Nel 1978, con altri partners tra i quali Francesco Tosi (figlio di Elio, Sigismondo d’Oro) fonda Uniservices, diventata negli anni Summertrade srl, la prima organizzazione riminese specializzata in grandi eventi internazionali.
Nel 1980 viene chiamato dal Comune di Rimini per collaborare alla gestione delle manifestazioni turistiche e alla loro promozione e grazie a questa incredibile sinergia e ad un infaticabile lavoro, nel 1983, viene aperta la famosa discoteca Bandiera Gialla di Bibi Ballandi, espandendo in tutta Italia il mito di Rimini capitale delle vacanze e del turismo.
Nel 1982, con la collaborazione di 7 soci esperti nelle diverse discipline per il funzionamento delle destinazioni turistiche, dà vita a Trademark Italia, società di consulenza e marketing per l’ospitalità che mira a cambiare gli standard e la cultura turistica tradizionale.
Negli anni ’90 Bonini viene chiamato a esporre le sue ricerche e le formule internazionali dell’ospitalità ovunque ci sia vocazione turistica: Sardegna, Val d’Aosta, Sicilia, Lazio, Veneto, Trentino-Alto Adige, Liguria per accelerare il cambiamento dell’offerta turistica e per scardinare le regole sancite negli anni ‘50, cambiando il modo di fare accoglienza.
Dal 1990 al 2006 Aureliano Bonini è docente di Hotel Management presso la Facoltà di Economia Turistica di Assisi. A questo incarico, nei successivi anni, aggiunge importanti docenze presso la LUISS Management di Roma, il Corso di Laurea in Economia del Turismo a Rimini e la CORNELL UNIVERSITY-HOTEL SCHOOL negli Stati Uniti.
È stato autore anche di numerosi libri, pubblicazioni e manuali sui temi dell’ospitalità e del turismo.
“Ricordo ancora con emozione – racconta ilo sindaco Jamil Sadegolvaad – la volta che andai nell’ufficio di Aureliano Bonini a comunicargli che Rimini aveva intenzione di assegnargli il Sigismondo d’Oro per l’anno 2022. La reazione di Aureliano fu… da Aureliano: molta leggerezza, quella sensazione bella e disarmante che spegne sul nascere ogni tentazione di retorica o di esibirsi in una scena madre. Un sorriso, uno sguardo, due parole: ‘Siete sicuri?’. Stop.
Confesso di essermi sempre trovato in sintonia con il carattere di Aureliano Bonini, nell’ironia, perfino nella dolce disillusione di chi pare sappia alla prima occhiata il giusto peso delle cose. Ma dietro quel velo, quell’approccio così riminese old style, stava una figura gigantesca della storia dell’industria turistica della nostra città. Per tutta la vita Bonini ha cercato quello che forse era inizialmente improbabile trovare e cioè quel senso, quella programmazione precisa attraverso analisi, numeri, conoscenze internazionali che desse una forma, uno stile, un modello replicabile alla iniziale spontaneità, all’urgenza perfino selvaggia con cui era sorto dalle ceneri del dopoguerra il miracolo turistico Rimini.
Nel libro ‘Una botta d’orgoglio’ di Silvano Cardellini, c’è un passaggio affettuoso e divertente che lo esemplifica: “Nel marketing vero o nello studio del turismo, delle tecniche dell’ospitalità diventiamo, comunque, maestri. Una banalità. Fateci caso. Chiamate un qualsiasi albergo in Italia. Vi rispondono: “È l’hotel tal dei tali, sono Emma, in che cosa le posso esserle utile?”. Ecco, questa formula, che adesso è stata fatta propria da uffici, studi professionali e anche enti pubblici, l’hanno inventata a Rimini, alla Trademark Italia di Aureliano Bonini. Sarà anche un ritornello che stufa, ma è sempre meglio di “pronto, dicaaa…”.
Ripercorrendo la sua fantastica vita, mi rimane impressa una cosa: Aureliano Bonini era un uomo che non si è mai accontentato ma che ha deciso di vivere più e più volte. Posto in banca, famiglia solida, i dolci inganni di una provincia ricca e confortevole come la nostra. Eppure il padre del giovane Aureliano, pittore e spirito libero, un giorno lo chiama e gli dice: ‘Ascolta, il mondo si divide in due categorie: chi sa l’inglese e chi non lo sa’. E lo convince a partire per un Master a Londra al termine del quale, tornato a Rimini, gli si aprono le porte per una strada e una carriera completamente differenti dallo sportello di un istituto di credito. Aureliano Bonini è la testimonianza perfetta per dare corpo a quel celebre detto ‘Il destino non è scritto’.
Di lì tutto il resto che si conosce dell’Aureliano pubblico, protagonista vero delle stagioni del turismo riminese con i suoi studi, i suoi approfondimenti, i suoi stimoli e i suoi rilievi critici. Mai banali, mai strumentali ma sempre sostenuti da solide analisi e soprattutto da un impareggiabile amore per Rimini.
Mancherà a tutti, Aureliano. Mancherà la sua competenza, frutto di enorme esperienza e incessante capacità di non accontentarsi del risaputo, del già detto o scritto. E mancherà agli amici e a chi lo conosceva il suo approccio alla vita.
La città di Rimini tutta lo ringrazia e stringe in un grande abbraccio la sua adorata famiglia”.











