Rimini. Tre Martiri: Mario Capelli, Luigi Nicolò, Adelio Pagliarani trucidati il 16 agosto 1944 dai nazi-fascisti.
Nel fine settimana, visite guidate, cerimonia ufficiale e lo spettacolo teatrale “Fabbrico, storia di un paese antifascista”, organizzato dall’Anpi in collaborazione con Le Città Visibili
Partiranno domani sera – venerdì 14 agosto – le celebrazioni previste dal Comune di Rimini per l’82° anniversario del sacrificio di Mario Capelli, Luigi Nicolò e Adelio Pagliarani, i tre partigiani uccisi dai nazifascisti il 16 agosto 1944.
L’appuntamento è per le ore 18, in via Gervasoni 1, davanti all’abitazione dove viveva Mario Capelli, con lo scoprimento di una targa a lui dedicata, realizzata dalla Società de Borg. Mezz’ora più tardi, alle 18.30, dallo stesso luogo prenderà avvio la prima delle visite guidate curate dai Musei Comunali, un itinerario pensato per attraversare i luoghi della memoria partigiana cittadina, con uno sguardo particolare agli spazi legati alla vicenda dei tre giovani.
La commemorazione si sviluppa su tre giornate, fino al 16 agosto, in una città che ogni anno intreccia la commemorazione istituzionale con la valorizzazione dei luoghi della Resistenza, affiancando alla cultura anche momenti di spettacolo. Le visite guidate ai luoghi della memoria proseguiranno infatti anche nei due giorni successivi, con partenza dall’Arco d’Augusto alle ore 21, sabato 15 agosto e alle ore 19, domenica 16 agosto. La partecipazione è gratuita, ma per prendere parte ai percorsi è necessaria la prenotazione tramite la piattaforma Ticketlandia, raggiungibile all’indirizzo www.ticketlandia.com/m/event/tre-martiri-visite .
Il momento centrale delle celebrazioni è fissato per domenica 16 agosto, giorno esatto dell’anniversario. Alle 10, con partenza da via Tiberio, si svolgerà la cerimonia commemorativa della Civica Amministrazione, che prevede la deposizione di corone di alloro in via Ducale e in piazza Tre Martiri, la piazza che porta ancora oggi il nome legato al luogo del martirio. Ad accompagnare la cerimonia sarà la Banda Città di Rimini, mentre la scelta di rendere omaggio a due luoghi distinti della città testimonia il legame tra la storia della Resistenza e gli spazi che la comunità riminese vive quotidianamente.
La giornata di domenica si chiude in serata alla Corte degli Agostiniani, in via Cairoli 42, dove alle 20.30 verrà assegnata la tredicesima edizione del Premio Vincenzo Mascia. Alle 21 seguirà lo spettacolo “Fabbrico, storia di un paese antifascista”, scritto e interpretato da Massimiliano Loizzi, organizzato dalla sezione riminese dell’Anpi in collaborazione con Le Città Visibili aps, a ingresso libero. Un finale che unisce alla memoria istituzionale il linguaggio del teatro, dedicato ai valori dell’antifascismo che le celebrazioni intendono custodire e tramandare.
L’elegia di Guido Nozzoli
Riportiamo la poesia che il grande giornalista riminese Guido Nozzoli (1918 – 2000) dedicò ai tre giovani. E’ di una bellezza commovente.
Fu del fiotto di sangue
aggrumato sui vostri panni
che in un giorno accecato
di mezzo agosto
raccogliemmo l’urlo
della vostra agonia,
e nei capestri tesi
che sentimmo il peso
di questa carne nostra
lasciata a guastarsi
in quella desolata morte
penzolante nel sole
Tre volte l’alba,
con il singhiozzo dei galli
e il macinare delle ruote,
scivolò dai tetti
nei vostri occhi spalancati.
Due volte la notte
brancolò tra l’urlo dei treni
e le minacce dei cani
nel vostro sangue spento
L’impiccagione vi tolse
alfine
allo sciame incessante delle mosche?
per restituirvi alla morte
poi rimase un fetido crepuscolo
a sbiadirsi nella polvere secca
su l’orina dei cavalli.
Andammo allora nelle vostre tane
che serbavano ancora
il segno dei vostri piedi scalzi,
vagammo nelle campagne
stordite dall’lito dei fieni,
ma l’estate ci parve vuota
come lo sguardo dei ciechi
E ci fu il cuore solo
a ridarci coraggio
questo piccolo cuore
logorato dalla guerra insonne
e dal giallore delle stoppie
Quando tornammo a voi
(il settembre
era ancora squassato dai cannoni)
l’aria odorava di terra
rimossa dalle macerie,
colavano fili d’erba
dalle macerie delle case.
Non trovammmo0 fiori
nella fossa
no
non trovammo i nomi
tra le dolci menzogne delle lapidi
né un lucignolo inaridito
che avesse raggiato per un’ora
la vostra eterna caduta.
Una croce sbilenca di canna
era la sola pietà.
Come balbettare parole?
Le parole del pane,
del mare, del vento e della strada
non sanno dire la morte
che non ha strada,
né vento, né mare.
Silenzio
solo silenzio
nella siepe dei batticuori.
Gli uomini strinsero i pugni nel saluto
e il sole portò le croci
nelle lacrime azzurre delle madri.
aggrumato sui vostri panni
che in un giorno accecato
di mezzo agosto
raccogliemmo l’urlo
della vostra agonia,
e nei capestri tesi
che sentimmo il peso
di questa carne nostra
lasciata a guastarsi
in quella desolata morte
penzolante nel sole
Tre volte l’alba,
con il singhiozzo dei galli
e il macinare delle ruote,
scivolò dai tetti
nei vostri occhi spalancati.
Due volte la notte
brancolò tra l’urlo dei treni
e le minacce dei cani
nel vostro sangue spento
L’impiccagione vi tolse
alfine
allo sciame incessante delle mosche?
per restituirvi alla morte
poi rimase un fetido crepuscolo
a sbiadirsi nella polvere secca
su l’orina dei cavalli.
Andammo allora nelle vostre tane
che serbavano ancora
il segno dei vostri piedi scalzi,
vagammo nelle campagne
stordite dall’lito dei fieni,
ma l’estate ci parve vuota
come lo sguardo dei ciechi
E ci fu il cuore solo
a ridarci coraggio
questo piccolo cuore
logorato dalla guerra insonne
e dal giallore delle stoppie
Quando tornammo a voi
(il settembre
era ancora squassato dai cannoni)
l’aria odorava di terra
rimossa dalle macerie,
colavano fili d’erba
dalle macerie delle case.
Non trovammmo0 fiori
nella fossa
no
non trovammo i nomi
tra le dolci menzogne delle lapidi
né un lucignolo inaridito
che avesse raggiato per un’ora
la vostra eterna caduta.
Una croce sbilenca di canna
era la sola pietà.
Come balbettare parole?
Le parole del pane,
del mare, del vento e della strada
non sanno dire la morte
che non ha strada,
né vento, né mare.
Silenzio
solo silenzio
nella siepe dei batticuori.
Gli uomini strinsero i pugni nel saluto
e il sole portò le croci
nelle lacrime azzurre delle madri.











