Riflessione in rete di un professore di educazione fisica raccolta da Gianfranco Vanzini che la rilancia su queste pagine.
PRESIDENTE MATTARELLA, OGNI TANTO, CON LEI, CI VUOLE IL MATTARELLO!
Caro Presidente Mattarella,
con tutto il rispetto dovuto alla Sua carica istituzionale, stavolta permetta che a bacchettare sia io.
Lei, inaugurando l’anno scolastico ad Amatrice, ha ricordato che la scuola deve essere aperta a tutti, favorire l’integrazione, evitare i ghetti, non alzare barriere e produrre coesione sociale. Parole che, prese in sé, sono difficili da contestare.
Ma proprio perché parliamo di SCUOLA, INTEGRAZIONE e COESIONE, una domanda sorge spontanea.
Perché questo richiamo arriva proprio adesso, mentre il Governo Meloni sta preparando norme che affrontano una questione concreta: il numero di studenti stranieri nelle classi, l’apprendimento dell’italiano da parte dei genitori con figli in grave difficoltà d’inserimento e il divieto di burqa e niqab a scuola?
Perché, Presidente, integrazione NON significa cancellazione.
Integrare non vuol dire chiedere agli italiani di diventare ospiti a casa propria.
Integrare significa far conoscere la nostra lingua, rispettare le nostre leggi, condividere le nostre regole, difendere la dignità delle persone e soprattutto garantire che NESSUN bambino, italiano o straniero, venga relegato ai margini.
Ed è qui che, francamente, qualche domanda me la pongo.
COME MAI il Quirinale interviene così puntualmente quando il tema riguarda le scelte della Destra e del Governo Meloni, mentre su altre questioni che dividono profondamente il Paese sentiamo assai meno spesso la voce del Capo dello Stato?
COME MAI il tema della tutela delle Forze dell’Ordine, quando vengono sistematicamente aggredite o delegittimate, non riceve sempre la stessa forza di richiamo istituzionale?
COME MAI, davanti alle polemiche sull’azione della magistratura e ai conflitti tra poteri dello Stato, il dibattito pubblico viene spesso lasciato alla politica, mentre quando si tratta delle politiche del Governo il richiamo alla coesione diventa immediatamente centrale?
E ancora: COME MAI gli attacchi personali e politici contro Giorgia Meloni vengono talvolta considerati semplice dialettica politica, mentre le parole della Presidente del Consiglio vengono sottoposte ad una lente d’ingrandimento istituzionale molto più severa?
E sul caso Francesco Saverio Garofani, quando furono riportate dichiarazioni sul bisogno di uno “scossone” politico, non sarebbe stato opportuno pretendere una chiarezza ancora maggiore da chi ricopre incarichi di così alta responsabilità istituzionale?
Io non chiedo al Presidente della Repubblica di diventare uomo di parte.
CHIEDO ESATTAMENTE IL CONTRARIO.
Chiedo EQUILIBRIO.
Chiedo la stessa severità verso tutti.
Chiedo che la COESIONE non diventi una parola da utilizzare soltanto quando qualcuno, a Destra, prova a cambiare le cose.
Perché una cosa deve essere chiarissima:
LA COSTITUZIONE È DI TUTTI.
LO STATO È DI TUTTI.
LA SCUOLA È DI TUTTI.
E anche la tutela della legalità, della sicurezza, della cultura italiana e della dignità dei nostri bambini dovrebbe essere una battaglia DI TUTTI.
Presidente Mattarella, io sono soltanto un cittadino.
Un cittadino che ha insegnato Educazione Fisica per quasi mezzo secolo e che nella scuola ha trascorso una vita.
Per questo non ho bisogno di lezioni teoriche sull’integrazione.
So benissimo che la scuola deve UNIRE.
Ma per unire bisogna prima stabilire REGOLE COMUNI.
E le regole comuni valgono soltanto se valgono PER TUTTI.
Quindi, con tutta la riverenza istituzionale possibile, oggi mi permetto una licenza:
PRESIDENTE, NON È UN’OFFESA.
È UNA BACCHETTATA.
Anzi…
UN BEL COLPO DI MATTARELLO!!!
P.S.
E questo perché, anche il Capo dello Stato, qualche volta, può essere invitato a ricordare che la COESIONE non significa soltanto evitare i muri.
Significa anche avere il coraggio di dire DOVE devono stare le fondamenta.
E quelle fondamenta, per me, si chiamano:
CULTURA.
STORIA.
RELIGIONE.
ITALIANITÀ.
LEGALITÀ.
LINGUA ITALIANA.
REGOLE.
SICUREZZA.
RISPETTO.
IDENTITÀ.
IL RESTO È RETORICA CARO PRESIDENT










