di Marzio Bondi
Tavoleto. Quando la strada porta a Tavoleto: ci sono giorni in cui un paese cambia suono….
A Tavoleto, la prima domenica di agosto, il rumore consueto delle giornate ha lasciato spazio a quello, inconfondibile, dei motori. Prima una, poi un’altra, poi molte: le motociclette hanno cominciato ad affluire nel paese, seguendo le sue strade fino a trasformarne, per qualche ora, il paesaggio sonoro. E con loro sono arrivati caschi, accenti, saluti, strette di mano e quella particolare complicità, quasi familiare, che nasce immediatamente tra chi condivide una stessa passione.
A Tavoleto non sono arrivate soltanto le due ruote, bensì oltre duecento persone, duecento storie: qualcuno partito da vicino, qualcun altro da più lontano; chi in solitaria, chi in coppia, chi in comitiva. Ma tutti, per un giorno, hanno avuto la stessa destinazione. E una destinazione condivisa è già, in qualche modo, una forma di comunità.
Come lungo l’itinerario nel Montefeltro ogni curva dischiudeva un nuovo panorama e ogni tappa aggiungeva una sfumatura al viaggio, così il motoraduno ha attraversato la comunità, incontrandone, via via, le energie più vive.
La strada ha fatto da filo conduttore, ma a contribuire alla riuscita del viaggio sono state le persone: i tanti e entusiasti giovani del paese, le associazioni Tavoleto Ad Astra e Pro Loco, la Società Sportiva, l’Amministrazione Comunale, ciascuno dedicando il proprio tempo, le proprie idee, il proprio modo di esserci.
Ne è nata una felice mixitè, un intreccio di presenze e disponibilità, diverso in ogni sua parte ma capace, proprio per questo, di comporsi in un’unica esperienza. Il viaggio, così, ha preso forma anche dentro il paese, nei sorrisi, negli incontri e nella partecipazione di chi lo ha abitato quel giorno.
E quella vitalità era visibile anche nei gesti più semplici: nel passante che si sofferma a guardare quei bolidi con la curiosità, e forse con un pizzico d’invidia, di chi ancora non è mai salito in sella; nell’esperto che riconosce un modello di moto da un particolarissimo dettaglio; nel cantastorie romantico che racconta con dovizia di particolari quanto tempo ha impiegato per restaurarla; nell’inguaribile nostalgico che rammenta il viaggio più bello, quasi eroico, fatto insieme.
Fateci caso, attorno a una motocicletta si finisce spesso per parlare di molto altro: strade, itinerari, giovinezza, amici, tempo, ricordi.
Perché una moto conserva sempre qualcosa della vita di chi la possiede: può essere la prima, un sogno inseguito per anni e finalmente realizzato, un regalo speciale, un oggetto sottratto all’oblio e riportato a nuova vita con dedizione e pazienza. Può ricordare un amore, un’estate, un amico, una persona che non c’è più.
Il motoraduno diventa allora il luogo in cui tante storie personali si incontrano. Per questo la presenza del gruppo di appassionati delle due ruote, promosso e capitanato da Alessandro Falconi, e l’organizzazione di una giornata come questa hanno un valore che va oltre la semplice manifestazione.
Accanto all’attenzione e alla cura per ogni aspetto dell’evento, dalla logistica alla parte tecnica, si avverte qualcosa che assomiglia molto alla memoria. E domenica 2 agosto la memoria ha avuto un nome: Augusto Falasconi alias Dudo, al quale il motoincontro è stato dedicato, il centauro e l’uomo speciale che è stato.
Dudo e i tanti aneddoti legati alle due ruote, racconti che ancora oggi fanno sorridere. Forse il più esilarante è quello in cui, insieme all’amico Davide, come antidoto alla noia, decise di raggiungere Roma in Vespa e i due si ritrovarono, dopo appena un chilometro da casa, fermi sotto un temporale e con una ruota bucata!
John Berger, parlando della motocicletta, descriveva il motociclista quasi come un disegnatore: la strada diventa una linea e il viaggio il gesto con cui quella linea viene percorsa.
E allora viene da chiedersi cosa accada quando tante di quelle linee, disegnate separatamente da persone diverse, finiscono per diventare un unico punto d’incontro.
Accade un motoraduno, sicuramente. Ma forse accade qualcosa di più: un’accoglienza, la definirei.
Perché nell’accogliere si fa spazio all’altro e, nel farlo, si può diventare per un momento la tappa della strada di qualcun altro.
Tavoleto è riuscita in questa accoglienza. E così, quando le motociclette sono ripartite e il paese è tornato lentamente al suo ritmo consueto, è rimasta, quasi magicamente, la sensazione che qualcosa fosse passato da qui.
E nella testa, per un istante, è sembrato quasi di sentire il ritornello di “Born to Be Wild”, quello che accompagnava le strade di Easy Rider e che, da allora, è diventato una sorta di dichiarazione d’identità per generazioni di motociclisti.
“Born to be wild”, Nati per essere selvaggi…
Ma forse, più semplicemente, nati per partire!
Si ringraziano per la collaborazione: Comune di Tavoleto ,Pro Loco Tavoleto, le associazioni Associazione Tavoleto-AD Astra-Tavoleto Calcio e le Giacche Verdi di Morciano di Romagna.















