Rimini. Emma Petitti, vicesegretaria regionale del Partito Democratico dell’Emilia-Romagna e consigliera regionale: “Morti sul lavoro, basta lacrime e promesse. La sicurezza deve venire prima del profitto”
In Romagna quasi 20mila denunce di infortunio nel 2025. A Rimini aumento dell’11,9% nei primi sette mesi del 2026. «Servono più ispettori, controlli e regole severe sugli appalti. Il Governo passi dalle parole ai fatti».
«In Romagna si continua a morire e a rimanere feriti sul lavoro. E i numeri, anziché diminuire, aumentano. Non possiamo continuare a contare le vittime, esprimere cordoglio e poi aspettare la tragedia successiva. Basta lacrime e promesse: servono decisioni e responsabilità precise».
È la dura presa di posizione di Emma Petitti, vicesegretaria regionale del Partito Democratico dell’Emilia-Romagna e consigliera regionale, dopo la diffusione dei dati dell’Osservatorio CISL Romagna in occasione della 76ª Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro.
«Nel 2025 in Romagna sono state presentate 19.620 denunce di infortunio, 54 ogni giorno. Nei primi sette mesi del 2026 sono aumentate ancora del 7,8%. A Rimini l’incremento è dell’11,9%, il più alto della Romagna: 3.378 denunce in appena sette mesi. Sono cifre che non possono essere archiviate come semplici statistiche.
Pochi giorni fa, in via Coletti a Rimini, un muratore di 59 anni è morto precipitando da un ponteggio. Un’altra vita spezzata, un’altra famiglia distrutta. Quante altre persone devono morire prima che la sicurezza sul lavoro diventi davvero una priorità nazionale?
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato che la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro è un principio costituzionale. E che bisogna prevenire i rischi prima che si trasformino in tragedie.
Il problema non è la mancanza di dichiarazioni di principio. È la distanza tra le parole e i fatti.
In Romagna, dall’edilizia all’industria, dall’agricoltura al turismo e ai servizi, non possiamo accettare che la precarietà, la corsa al massimo ribasso, i tempi di lavoro compressi e le catene di subappalti finiscano per scaricare i rischi sui lavoratori.
La vita delle persone non può essere la variabile sulla quale le imprese risparmiano per aumentare i margini di profitto.
Il Partito Democratico chiede interventi immediati: più ispettori del lavoro, più personale nei servizi di prevenzione delle Ausl, controlli sistematici nei cantieri e nelle aziende, formazione obbligatoria e realmente efficace, anche per stagionali, precari e lavoratori in appalto.
Ma occorre soprattutto mettere mano al sistema degli appalti e dei subappalti, contrastando il massimo ribasso, limitando le catene di affidamenti nei settori più rischiosi e rafforzando le responsabilità delle imprese committenti. Su questo il PD sostiene anche le proposte avanzate dalla CGIL.
Condividiamo la richiesta della CISL Romagna di rafforzare i tavoli territoriali sulla sicurezza. Ma non servono altri tavoli che producano soltanto documenti: servono obiettivi misurabili, controlli programmati e risultati verificabili.
La Regione Emilia-Romagna deve fare fino in fondo la propria parte, rafforzando prevenzione e vigilanza. Ma il Governo non può continuare a parlare di sicurezza senza garantire personale, risorse e strumenti adeguati a chi deve effettuare i controlli.
La sicurezza non ha colore politico, ma le responsabilità politiche esistono. E chi governa il Paese non può sottrarsi al dovere di intervenire.
Non c’è sviluppo economico degno di questo nome se per produrre ricchezza si mette a rischio la vita di chi lavora.
La sicurezza non è un costo da tagliare. È un diritto fondamentale, un obbligo per le imprese e una responsabilità delle istituzioni.
Basta commemorare i morti senza fare abbastanza per proteggere i vivi. Il diritto di tornare a casa dal lavoro deve valere più di qualsiasi profitto».












