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Home Economia

Tonti: “Il nero impoverisce l’impresa”

Redazione di Redazione
9 Giugno 2003
in Economia
Tempo di lettura : 3 minuti necessari
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– “Chi fa il nero sottrae risorse all’impresa, togliendole la linfa per creare altra ricchezza”. E’ il pensiero cardine di Gianfranco Tonti, cattolichino, direttore generale di Ifi Industrie, un gruppo di circa 40 milioni di giro d’affari, soprattutto leader nell’arredo bar, con i frigoriferi (primi in Europa), tecnologia per il freddo e le sedie. Prima di giungere al vertice, Tonti è partito dal magazzino, lontano ’67. Ai suoi collaboratori ha organizzato seminari dove il tema era di fare impresa con etica. E consiglia: umiltà.
Argomenta: “Nei ricavi di un’impresa ci sono i costi, fissi e variabili, con una piccola percentuale rappresentata dall’utile. Se una fetta di quest’ultimo viene sottratto non ci sono poi le risorse per effettuare gli investimenti. Investimenti che ti permetteranno di crescere ancora e di essere competitivo nel mercato. L’azienda è come una mucca; questa dà del buon latte ogni giorno, ma una parte del latte deve ritornare all’animale come cibo ed attenzioni; altrimenti l’animale diventa ingeneroso”.
“Per far quadrare i conti del nero – continua Tonti – si mette in moto un altro meccanismo perverso di nero, come acquistare e pagare. Soprattutto si impoverisce la struttura, creandole un ciclo di difficoltà. Oggi, un’azienda qualsiasi, corre il rischio di uscire dal mercato ogni giorno se non investe e non innova. Col nero si toglie l’avvenire. L’unica strada per disegnarlo è credere nelle cose che si fanno e lavorare affinché si possa reggere la concorrenza”.
Ma dove investire? Tonti: “Al primo posto collocherei la formazione. Le competenze, con umiltà, devono sempre essere aggiornate. Per quanto bravi si possa essere, quello che era efficace ieri non lo è più oggi. E nella formazione entrano in gioco anche il pubblico e le associazioni di categoria; che non devono assolutamente lasciare solo l’imprenditore. Che più che prestiti a fondo perduto o agevolazioni deve chiedere corsi di formazione ed infrastrutture”.
“Altro punto chiave da rafforzare anno dopo anno sono le strutture interne, innovare i metodi, l’immagine. Investire per osservare il mercato e la clientela che si vuole raggiungere. Ma tutti questi investimenti sono alimentati dai profitti; se si sottraggono col nero, si toglie la linfa vitale per farlo. Così si innesta un processo di lento declino, fino all’uscita dal proprio settore.
Va ricordato che nel mondo del lavoro le opportunità sono notevoli, ma ancor di più lo sono le difficoltà per coglierle. E’ vero che le tassazioni sono pesanti e penalizzano, ma se tutti pagassimo di più, pagheremmo tutti di meno. E si assicurerebbe alle prossime generazioni un futuro migliore”.
Tonti sposta il ragionamento sul sociale. “Inoltre si crea una diseducazione a livello familiare. A giusto o a torto, si tiene un tenore di vita al di sopra delle proprie possibilità, al quale difficilmente si riesce a rinunciare. Anzi, si continuerà a chiedere ancora di più”.

Ifi Industrie, leader nei banchi bar e nelle sedie

– Ifi Industrie, sede a Tavullia, racchiude vari marchi, tutti leader nel settore della ristorazione. L’Ifi è la più grande azienda europea per la produzione di banchi bar. Mentre Steelmobil, Metalmobil, L&R sono leader nella produzione di sedie per locali. La filosofia del gruppo è apparentemente semplice quanto di buon senso: l’innovazione nella tradizione per aiutare i gestori a lavorare meglio e ad offrire un fascino estetico al cliente. Insomma, un buon vino in una bella bottiglia è meglio. Per concretizzare il fondamento hanno collaborazioni con progettisti di prestigio. Il tutto ad un equilibrato rapporto tra la qualità ed il prezzo. Ifi Industrie produce ricavi per circa 40 milioni di euro ed impiega circa 250 persone. Due marchi Metalmobil Arredo e Steelmobil hanno sede a San Giovanni in Marignano.

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