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Comune-dipendenti, braccio di ferro davanti al prefetto

Redazione di Redazione
7 Novembre 2005
in San Giovanni
Tempo di lettura : 2 minuti necessari
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– Il braccio di ferro contrattuale tra il Comune di San Giovanni ed i suoi 45 dipendenti è finito davanti al prefetto di Rimini lo scorso 17 ottobre, chiamato, dal suo ruolo, ad una mediazione non proprio facile. Anzi. I rappresentanti sindacali hanno minacciato di scioperare. Non proprio un bel biglietto da visita per un’amministrazione di centro-sinistra. Al momento, le parti non hanno firmato nessun accordo. La questione riguarda il Fondo di integrazione.
L’amministrazione comunale ha messo a bilancio, nel 2004, un incremento del 20 per cento, portandolo da 135.028 euro a 165.000. Nel 2005, l’aumento previsto è del 7 per cento e del 3,93 nel 2006.
Le ragioni della pubblica amministrazione. Maura Tasini, assessore al Personale: “Premetto che questa amministrazione, con i suoi dipendenti, vuole dialogare; al bando ogni scontro. Abbiamo semplicemente vedute diverse. Non siamo d’accordo sulla richiesta economica dei sindacati perché andremmo a consolidare un’uscita che poi non saremmo in grado di mantenere negli anni a venire. L’altro punto è la distribuzione delle risorse ai singoli. A nostro parere la parte variabile non può essere data a pioggia, ma va legata alla produttività. Va detto che sulla produttività siamo gli ultimi della provincia”.
“I dipendenti – continua l’assessore Tasini – vogliono risposte sulle aree dei vari servizi e sulla formazione. Tutte cose che stanno a cuore anche a noi”.
I 45 dipendenti comunali assorbono il 20% delle risorse comunali; una delle più basse della provincia. Inoltre, i sindacati affermano che il personale è carente di almeno una dozzina di unità rispetto alla mole di lavoro ed alla grandezza del territorio ed al numero degli abitanti.
Gioacchino Di Pasqua, dirigente responsabile del personale, iscritto alla Cgil, è l’unico ad essersi astenuto sulla questione sciopero perché si era vicino all’accordo poi saltato. Argomenta: “Il dissidio rappresenta il gioco delle parti. Credo alle relazioni vere. Tra impiegati e Comune si è interrotta la trattativa e non per colpa dell’amministrazione. Credo che tra le due parti il conflitto debba essere sereno; le asprezze lasciano tracce; ci si guarda con sospetto. Ed in genere, tra le parti, ci rimette il lavoratore: il più debole”.
I 45 impiegati comunali hanno i rappresentanti sindacali interni: William Damiani, Maurizio Galli, Federica Fabbri, Elisabetta Pennacchia e Patrizia Silvagni. La trattativa sul Fondo integrativo è iniziato all’inizio di quest’anno; dall’estate è iniziata la stagnazione. Ora la difficoltà di raggiungere l’accordo.
Che cosa pensa del contrasto dipendenti-Comune, l’opposizione? Antonio Menghi, capogruppo di Rifondazione comunista: ‘Non entro nei particolari. Mi interessa che tra chi lavora e l’amministrazione vi sia il dibattito e che non si arrivi al punto in cui si è arrivati: andare davanti al prefetto. Alcuni dipendenti si lamentano del Fondo e della mancanza di personale in alcuni settori, come l’urbanistica e l’edilizia privata. Un Comune che vuole crescere deve assumere, altrimenti è costretto a dare gli incarichi esterni per progetti e controlli. Sul lungo periodo non si ha neppure il risparmio tanto sventolato. Inoltre, in alcuni reparti non c’è un bel clima; vanno superati per lavorare in tranquillità ed essere motivati”.

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