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Home Località Misano

Gigi, la vincente arte di arrangiarsi

Redazione di Redazione
9 Ottobre 2006
in Misano
Tempo di lettura : 3 minuti necessari
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– Tanto spirito d’iniziativa e la suprema arte di arrangiarsi, col sorriso sempre stampato sul volto e la concezione del turismo come divertimento, prima che come un lavoro. Luigi Giannini ha 80 anni, riccionese di nascita, ma a Misano dal 1940. È sua la prima pizzeria della città, così come il primo residence e la prima piscina collettiva. Una serie interminabile di lavori, quando, durante e dopo la guerra, bisognava in qualche modo fare da soli per campare.
“Lavoro da quando avevo 11 o 12 anni, sempre nel settore turistico – spiega Luigi Giannini, detto Gigi –. Ho fatto la maschera al dancing Florida, e l’ambulante vendendo cartoline al mare, come i vu’ cumprà. Anche lo strillone, d’estate, vendendo prima il Popolo d’Italia, il quotidiano fascista, poi il Resto del Carlino, la Stampa e infine il Corriere della Sera. E d’inverno vendevo i giornali all’ospedale militare, dai feriti di guerra”.
E dopo la guerra il lavoro come spaccapietre e a trebbiare il grano. “Ci si doveva arrangiare – dice –, ma poi negli anni ’50 ho cominciato il commercio di pollame con Milano, un lavoro che ho sempre continuato a fare d’inverno e che rendeva parecchio”. Gli anni 50 cavalcando l’onda, mettendo a frutto le idee, costruendo sogni dal niente. “Nel 1953 aprimmo il primo chiosco, nella proprietà che era dei Vanni, poi nel ’56 il bar ristorante “da Gigi”, in piazzale Roma. Quelli erano gli anni in cui cominciava il godimento, la ripresa economica. E tutto era vissuto dai misanesi con grande spirito di amicizia e solidarietà”.
Nel 1958 il ristorante bar “da Gigi” si allarga, diventando anche pizzeria, la prima a Misano. “Avevamo la fila fuori, sfornavamo credo 400 pizze al giorno. Avevamo inventato anche la “Pizza Gigina”, una pizzetta cotta all’istante che costava 50 centesimi, i bambini ne andavano matti. Ma c’era anche la terrazza danzante, sopra il bar, dove la sera mettevamo su la musica col giradischi, e i ragazzi ballavano. Il disc jokey era un bagnino di Misano, Gianni Nicolini, piccolo e nero. Veramente un personaggio. Ma di personaggi ne sono passati parecchi”.
Un locale di tendenza, per tutti gli anni ’60 e l’inizio dei ’70, punto di ritrovo dei giovani e delle famiglie: “Si può dire che eravamo il salotto di Misano, facevamo orario continuato non-stop, 24 ore su 24. Ma non eravamo famosi solo per le pizze. Facevamo il miglior cappuccino di Misano, era un viavai continuo, soprattutto di tedeschi. Gente danarosa, i turisti dell’epoca spendevano tanto perché erano veramente ricchi”. Tra i tanti anche qualche volto noto: “Eravamo amici dei Pooh, che ai tempi di “Piccola Ketti” si fermavano da noi a mangiare, una volta è venuto anche Bud Spencer”.
Dal 1973, dopo 20 anni nella ristorazione, si cambia. Sempre accompagnato dalla moglie Antonia Tonti, detta Tonina, Gigi decide di aprire un residence, ancora una volta precorrendo i tempi. “Anche l’idea del residence è stata una trovata originale – conferma –. Naturalmente il modo di lavorare è cambiato. Qui si lavora con le famiglie, prima invece si faceva sempre “baracca”, tra giovani e amici sempre in cerca di avventure, ma io no che avevo sempre a fianco a me la Tonina?”.
Ora il residence è gestito dalla nipote Chiara e dal marito, Michele: “Si può dire che continua comunque la tradizione della famiglia in questo settore. I miei figli Stefano e Pierluigi invece sono entrambi avvocati”.
Dagli occhi e dal sorriso di Luigi traspare una certa malinconia per i tempi andati, ricordi vividi, anche se in bianco e nero, di un’Italia ma soprattutto di una riviera molto mutata: “C’erano tantissimi tedeschi, li ricordo come buoni osservatori e grandi abitudinari. E assai ricchi. C’era veramente possibilità per tutti. Noi di quella generazione abbiamo dovuto ricominciare a vivere dalla miseria, ci siamo arrangiati e abbiamo tirato avanti dandoci una mano l’un l’altro: se uno era democristiano, l’altro socialista e tu eri comunista non contava”.
Storie d’altri tempi, quasi di un altro mondo, di quando ci si rimboccava le maniche e, sorridendo, si dava una mano, in amicizia. Una solidarietà che neppure la politica aveva il potere di spezzare.

di Matteo Marini

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