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Home Località Riccione

Leon-Santiago, diario di un viaggio di Mario e M. Laura

Redazione di Redazione
19 Dicembre 2011
in Riccione
Tempo di lettura : 4 minuti necessari
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COMUNITA’

Giovedì 7 luglio: Melide – Arzua – 18 Km. I cammini non hanno fine, ma i nostri passi si.
La sveglia è comoda, alle 6:30, oggi tappa defaticante di soli 18 km. Facciamo colazione in un bar e notiamo tutti gli spagnoli catalizzati davanti alla televisione che trasmette, in diretta da Pamplona, la fiesta dei tori. I ragazzi siciliani non sono propriamente “pratici”, ma marciamo insieme. Non è buio quando partiamo, ma il cielo è proprio nero. Percorso tranquillo in un bosco di eucalipti che ci abbracciano con il loro profumo balsamico. Angoli di Spagna che puoi vedere e gustare solo se il tuo mezzo di locomozione sono i piedi e, borgo dopo borgo, arriviamo ad Arzùa, cittadina moderna ma un po’ triste. Siamo i primi ad entrare nell’albergue ed è quasi difficile scegliere quale letto a castello occupare. Laura dorme sopra, sempre e comunque. Doccia e, dopo un mega riposo, usciamo a cenare. Ottimo il caldo gallego (zuppa di verdure) e gentile il cameriere.

Venerdì 8 luglio – Arzua – Santa Irene – 19 Km.
Turista è chi passa senza carico né direzione.
Camminatore chi ha preso lo zaino e marcia.
Pellegrino chi, oltre a cercare, sa inginocchiarsi quando è necessario. San Riccardo
La sveglia alle 5:30 e, dopo una colazione con caffè con leche (Mario, naturalmente, prova con il caffè doppio…) e croissant, in marcia. Fin da subito, all’uscita da Arzùa sono tanti i pellegrini in cammino. Giovani, anziani, con o senza zaino, solitari o in gruppo, a piedi o in bicicletta …un fiume di persone e per ciascuno un augurio “Buen Camino”, “Hola!”, “Buenas Dias”. Persone di tutte le nazionalità, razze, culture, ceti sociali, credi religiosi, tutte convergono su Santiago.
Ognuna con il suo passo, ognuna con il suo percorso unico e irripetibile, ognuna con il suo sogno, voto, progetto, promessa… tante persone ma un’unica umanità. Siamo di nuovo fra eucalipti, roveri, pini. Attraversiamo qualche piccolo borgo con gli horreos, le mucche, la puzza. È freddo ed annuncia la pioggia che, infatti, arriva. Non forte, pioggerella fitta che ci impone di indossare il poncho. I cippi dei km scorrono e arriviamo al 27 (Chiara), 23 (Mario e Matteo). Ogni tanto si sente qualche canto, si percepisce l’entusiasmo di chi si rende conto che la meta si avvicina. Pranziamo con le poche cose che abbiamo nello zaino e, alle 13, arrivati a Santa Irene, l’albergue privato ha già esposto il cartello “completo”.
Proseguiamo e troviamo il comunale aperto e con posti disponibili. Spartano, ma quando fuori piove, avere un tetto sulla testa è una bella soddisfazione. Il pomeriggio trascorre nel riposo, quasi nella noia, ma, anche questa, è una bella sensazione. Per cena dobbiamo tornare sui nostri passi per oltre un km. Mangiamo in un ristorante a nostra disposizione. È una giornata di transizione, non siamo a Santiago ma cominciamo a sentirci lì. La testa viaggia alle esperienze passate, pregustando ciò che deve succedere prossimamente. Hasta l’huego!

Sabato 9 luglio. Santa Irene – Monte do Gozo. 18 Km.
Non c’è un cammino per la pace.  La pace è il cammino. Mahatma Gandhi
Alle 6:15 è veramente buio, senza colazione, dopo aver acceso la pila ed indossato il poncho, perché non sembra solo umidità. Infatti, con l’arrivo della luce, arriva anche la pioggia. Fitta, fitta. Insistente e …bagnata! Ci aspettano pochi km, circa 18, ma il disagio della pioggia si sente. Verso le 8:15 ripariamo in un bar per fare, finalmente, colazione. La barista è più stanca di noi. Le energie tornano in circolo e si riparte. Piove, piove, poi sembra smettere per un po’. Sotto la mantella c’è tanta umidità quanta acqua c’è sopra!
“E guardo il mondo da un oblò ?”, cioè da quel poco che si può vedere dall’ovale del cappuccio del poncho… “ mi annoio un po’?”. Ma l’oggi… non conta, serve arrivare a domani e a Santiago. Ogni tanto qualche pellegrino dimostra il suo entusiasmo con un grido di gioia, un “Buen camino” caloroso, una frase che immaginiamo voglia dire “Manca poco, non vedo l’ora di arrivare!”.
Smette di piovere e ci fermiamo per un succo di frutta con una barista triste, ma questo non può cambiare il nostro stato d’animo. Neanche quando ricomincia a piovere. Entriamo nel territorio di Santiago, testimoniato da un cippo con i simboli del Cammino. Ci troviamo vicino all’aeroporto dal quale sentiamo partire/atterrare aerei che non vediamo a causa delle tante nvole. Il traguardo odierno è Monte do Gozo (Monte della Gioia), una mega struttura per pellegrini inaugurata per una giornata dei giovani. Poco prima di arrivarci sostiamo (non piove) sotto il monumento che ricorda la visita di Giovanni Paolo II al Cammino.
È l’occasione per premiarci con una cerveza e dei salatini e le braccia si sollevano al cielo per la gioia di essere lì. Anche Angelo abbandona per un attimo la sua compostezza. Il tempo di un sello (timbro) nella chiesa di San Marcos ed entriamo a Monte do Gozo. Pranzo del pellegrino al self service, doccia, riposo, lavatrice. Una telefonata a casa per sentire di Chiara che è rientrata dal suo primo campeggio da educatrice per le 4^ e 5^ elementari. La sua voce rispecchia le sue condizioni: è stanca morta. Torniamo al self service per cena dove ci propongono le stesse pietanze del pranzo. Rientriamo nella nostra camera e un filo di panni, tirato da un letto all’altro, raccoglie il bucato ancora umido. Andiamo a dormire, un po’ euforici per domani.
(continua)

Parte I, II, III, IV, V, VI,

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