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Home Economia

Produrre in Cina, risparmio tra il 40 e 60 per cento

Redazione di Redazione
25 Febbraio 2011
in Economia
Tempo di lettura : 2 minuti necessari
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ECONOMIA

– Chi fa per sé, fa per tre. Recita un vecchio adagio. Luigi Guagneli, professione progettista, dopo nove mesi di lavoro, screma un’azienda da un lotto di 130 nominativi. Oggi, le aziende cinesi che producono le sue macchine per la bellezza sono una trentina; ha altri fornitori in Corea e Thailandia.
Siamo nel 2004, l’azienda pesarese per la quale lavora è contraria a spostare la produzione in Cina. Cerca di resistere, di tenere la produzione in Italia. Ricorda il misanese: “Avevamo due opzioni: o seguire i nostri competitori, o la paura di perdere quote di mercato. Così si decide di tentare la carta Cina. Dirlo è facile, concretizzare è abbastanza arduo. Decidiamo però la politica della cautela, dei piccoli passi”.
“Non sapendo da dove partire – continua Guagneli -, utilizziamo una risorsa dalle enormi potenzialità: Internet. Dopo una lunga ricerca metto insieme un pacchetto di 130 nominativi; una trentina me li fornisce l’Ice (Istituto del commercio estero) presente in una città cinese. Le 130 iniziali, dopo un’attenta analisi, vengono assottigliate a 15”.
“A questo punto – prosegue il cinquantenne – prendo l’aeroplano e vado a verificare di persone la qualità, la serietà, l’affidabilità. I cinesi sono gentili e premurosi. Dopo l’ennesima valutazione, i potenziali fornitori si riducono a tre. Ci facciamo fare i preventivi. Ne scegliamo una. I nostri costi del prodotto finale si abbattono tra il 40 ed il 60 per cento”.
Guagneli è un libero professionista. A Pesaro ha una società di progettazione che si chiama “Xaniproget”. Oltre che apparecchiature per l’estetica, progetta forni da barbecue e particolari di mobili. Fino a 40 anni è stato dipendente di un’azienda che produceva strumenti musicali e impianti di amplificazione. A chi gli chiede le ragioni del mettersi in proprio, dice: “Non è rischioso come farlo a 20 anni. A 40 si è maturi, si hanno i contatti. Insomma, è un po’ più semplice”.
Il marchio pesarese di centri estetici è leader in Italia ed esporta oltre il 50 per cento della produzione. Ha circa 220 addetti e fattura 40 milioni di euro. Oltre agli strumenti come phon, tosatrici elettriche, fornelli per scaldare cere per la depilazione, produce anche la chimica. Quest’ultima però solo in Italia; ha un laboratorio dedicato di ricerca e sviluppo forte di una decina di unità. Ancora, una volta è la ricerca a premiare le realtà che funzionano.
Ma come si fa a controllare la qualità delle merci. Guagneli: “Per conservare la qualità dei prodotti ci vuole un grosso lavoro di controllo, come ci si rilassa la qualità cala. Noi vogliamo una produzione da standard europei e normalmente è così. C’è un doppio controllo al momento della spedizione dalla Cina e all’arrivo. In Cina avviene questo. Il nostro partner ci manda una fotografia con la nostra merce sul pallet. Io indico quale verificare e con l’ausilio della web cam si svolge la verifica”.
In un anno, Guagneli torna in Cina 3-4 volte. A chi gli domanda quanto è cambiato il paese argomenta: “Moltissimo. Trovo continui cambiamenti: nuove strade, nuovi palazzi. Le loro ultime aree industriali sono di prim’ordine: molto verde, strade ampie, con giardini e fiori ben tenuti”.
La Corea è altrettanto in gamba, ma più costosa della Cina. Rispetto all’Italia il manufatto finale costa il 20 per cento in meno.

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