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Urbino-Pesaro-Rimini. Federico da Montefeltro immortale con l’arte

Redazione di Redazione
21 Settembre 2017
in Focus, In primo piano, Pesaro
Tempo di lettura : 3 minuti necessari
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Federico da Montefeltro e Sigismondo Malatesta in corteo storico a Mondaino

Federico da Montefeltro e Sigismondo Malatesta in corteo storico a Mondaino

Federico da Montefeltro e Sigismondo Malatesta in corteo storico a Mondaino
Federico da Montefeltro e Sigismondo Malatesta in rievocazione storica a Mondaino (Rimini)

 

di Franco Conti

La dinastia dei Montefeltro  trae  origine  da un ramo dei Conti di Carpegna.  Montefeltrano I,  il primo di cui si abbiano notizie,   vissuto a cavallo del XII e  XIII secolo, governò il castello  di Montecopiolo. Il personaggio indubbiamente più prestigioso che impose  Urbino come una delle corti fra le più importanti in Italia, fu Federico III da Montefeltro. Nato a Gubbio il 7 giugno 1422, figlio naturale nato dalla relazione del Conte Guidantonio, signore di Urbino con una giovane nobildonna  :  Elisabetta dei Conti di Petroio, un piccolo feudo nell’Appennino Umbro. Fu legittimato nel 1425  e riconosciuto erede del conte Guidantonio  da  una bolla di Martino V, il Papa che uscì eletto dal  conclave tenutosi al termine del concilio di Costanza  ( 1414 – 1417 )  e che segnò il definitivo superamento dello scisma  d’occidente ( 1377-1417 ) ponendo fine allo scontro tra papi ed antipapi, scontro che lacerò la Chiesa per quarant’anni. Si era giunti al paradosso  della  contestuale presenza di ben tre papi : Giovanni XXIII e Benedetto XIII dichiarati antipapi dai padri conciliari ed il papa Gregorio XII che preferì dimettersi, rimettendosi all’autorità del Concilio.  Ancora giovinetto (1437) Federico sposò Gentile  Brancaleoni   figlia del signore di Mercatello sul Metauro e Sant’Angelo in Vado, morta dopo venti anni di matrimonio, nel 1457.  Nel 1460 sposa , in seconde nozze, Battista Sforza figlia di Alessandro, signore di Pesaro. Federico rimase sempre un soldato e in un’epoca in cui il mestiere più remunerato in tutta la penisola  era proprio quello del soldato, lucrò a suo profitto e del suo piccolo stato, inesauribile vivaio d’intrepida fanteria che erano le sue povere valli native, ingenti vantaggi economici .  Di animo inquieto si mise alla testa di una  compagnia  di mercenari ed andò in  Lombardia a combattere al soldo di Filippo Maria Visconti duca di Milano. La tragica morte  del fratellastro Oddantonio II, nominato Duca nel 1443 da Papa Eugenio IV, lo fece d’un tratto signore di Urbino e di tutte le terre dei Montefeltro. Dopo la morte di capitani quali Sigismondo Malatesta ,  Bartolomeo Colleoni ed  altri ,rimase l’unico di gran nome e di grande  prestigio tra i comandanti mercenari. Con i proventi delle sue campagne conseguì per il suo Ducato un benessere mai conosciuto, assicurando oltre al proprio, l’ arricchimento di tanti suoi sudditi. In seguito, la casata  dei Montefeltro sempre nella persona del  suo esponente più prestigioso : appunto Federico III da Montefeltro, per  opera di Papa Sisto IV fu confermata nel  1474 alla dignità Ducale. Le sorti e le fortune della città e dello Stato d’Urbino si identificarono con le sorti e le fortune del Signore e della famiglia comitale ,  le favolose ricchezze accumulate gli consentirono di attuare e portare a termine grandiosi progetti. Proverbiale l’antica antipatia  risalente addirittura al  milleduecento tra i Malatesta di Rimini ed i Montefeltro, contrasti sia territoriali che economici che ebbero il loro epilogo nella battaglia di Cesano del 1462, in cui Federico costrinse al ripiegamento Sigismondo Pandolfo, che nel giro di pochi mesi perse tutti i dominii,  ad eccezione di Rimini, parecchi territori passarono alla casata rivale dei Montefeltro. Fu colto mecenate e protesse presso la sua corte, che rivaleggiava per importanza con la corte dei Medici di Firenze, artisti quali Piero della Francesca , Paolo Uccello, Leon Battista Alberti, Luca della Robbia, Giusto di Gand ed altri, nonché un folto numero di scultori ed architetti con il compito di abbellire il suo palazzo. Promosse inoltre la costruzione di numerose rocche  progettate da Francesco di Giorgio Martini, che sostituì  Luciano Laurana nel completamento del Palazzo Ducale,  tra le tante : Rocca di Cagli , Mondavio, Sassocorvaro, Gubbio, Frontone ,ristrutturazione della Rocca di San Leo e di Sant’ Agata Feltria . Francesco di Giorgio Martini si occupò anche del Duomo di Urbino, chiesa, chiostro e convento di San Bernardino ed inoltre del convento di Santa Chiara, lavorò con altri architetti tra cui Annibale della Genga  e Paolo Scirri primo maestro di architettura di Donato Bramante, alla ristrutturazione e restauro del Palazzo Brancaleoni di Urbania residenza estiva dei Duchi, ed il Barco, residenza di caccia. Per poter avere cognizione della vita quotidiana all’epoca presso la  Corte di Urbino di come essa si svolgesse  nel momento di  massimo fulgore è senza dubbio : “ Il libro del cortigiano “ di Baldassarre Castiglione pubblicato nel 1528  in cui l’autore traccia, testimone e cronista del tempo , la figura del perfetto cortigiano, assunta a regola ed esempio per nobili e non del tempo, ancora oggi fondamentale nei corretti rapporti sociali : una pietra miliare nel galateo moderno .   Vero è, che una corte tanto numerosa quale era quella di un gran Signore del Rinascimento, come quella di Urbino, all’incirca cinquecento persone, abbisognasse  per essere governata  di norme precise e chiare per tutti. Federico morì il 10 settembre 1482,in guerra, comandava l’esercito del Duca di Ferrara contro quello papale e veneziano.

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