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Rimini. Pecci, Lega: “La corsa verso Palazzo Garampi…”

Redazione di Redazione
28 Settembre 2020
in Attualità, Rimini
Tempo di lettura : 3 minuti necessari
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Marzio Pecci, Lega

Marzio Pecci, Lega

Marzio Pecci, Lega

Lettera di Marzio Pecci, consigliere Lega

Si è aperto in città, in vista delle elezioni 2021, il dibattito sul futuro dell’amministrazione comunale.

Mentre le Segreterie dei partiti politici lavorano al loro interno il PD esternalizza il dibattito e va alla ricerca del proprio “candidato autorevole” attraverso eventi cittadini che segnano l’inizio della campagna elettorale.

Per il Partito Democratico e per qualche Presidente di associazione, il “candidato autorevole” dovrà essere una persona capace di proseguire il lavoro dell’amministrazione in scadenza.

Il segretario provinciale del PD, infatti, dice che bisogna “proseguire nel solco di una ripartenza che passa attraverso i fondi per famiglie, imprese, infrastrutture e cultura” per portare “avanti con tenacia i progetti di rigenerazione come il Parco del Mare o il PART”.

Siffatte dichiarazioni appaiono più il frutto di una piaggeria piuttosto che il risultato di un pensiero elaborato sulla base dei risultati raggiunti dalle amministrazioni comunali che hanno guidato Rimini dal dopoguerra ad oggi.

A parte la crisi da Covid, è sotto gli occhi di tutti come l’economia riminese, in particolare quella turistica, sia ferma su un turismo da tempo superato, che continua a rimanere “sotto la ferrovia” e che si rifiuta, nei fatti, di aprirsi all’entroterra, a San Marino, ai borghi ed è lento a creare sinergie con l’agricoltura e, soprattutto, con la cultura.

Fare turismo culturale, per la Lega, significa mettere in moto una serie di processi di promozione con gli operatori turistici culturali del mondo, realizzare le infrastrutture, alta velocità, collegamenti marittimi, svincoli stradali, autostrade, nuova circonvallazione, nuova mobilità interna, valorizzazione dell’aeroporto e suoi collegamenti rapidi con la stazione ed altro per fare diventare Rimini porta di ingresso del turismo culturale in Italia e trasformare l’economia locale da stagionale in economia annuale.

Occorre, dunque, promuovere la formazione di una imprenditoria che trasformi l’intera economia locale perché diventi attrazione per gli investimenti della finanza mondiale.

Non è più consentito immaginare i cambiamenti radicali con strutture alberghiere dalla redditività del 2-3% del capitale investito quando il capitale finanziario richiede redditività del 8-10%.

Raccontare che il nostro appeal è anche nei vecchi hotel significa avere perso il contatto con la realtà perché con queste strutture ci si può avviare solo verso il fallimento.

Bisogna, invece, che l’amministrazione futura sappia ridisegnare il comparto turistico a mare della ferrovia, “inventare” un prodotto che attragga investimenti e dia la speranza ai propri cittadini di un futuro in cui si starà meglio esattamente come accadde negli anni ’60 quando, in pochi anni, aumentarono i consumi, si costruirono alberghi ed imprese e si portò Rimini a far parte del miracolo italiano.

Inoltre, noi crediamo, a differenza degli altri, che si debba sviluppare una politica demografica volta a favorire l’aumento della popolazione comunale e a sviluppare le industrie mediante un piano fatto di incentivi e agevolazioni di fiscalità comunale che ne favoriscano gli investimenti.

In buona sostanza demografia e produttività vanno sviluppate subito senza aspettare le politiche del governo nazionale.

Purtroppo anche su questi temi la sinistra mostra di non avere, come in passato, idee innovative.

Parlare di dare continuità ai progetti avviati non si comprende cosa il PD, le associazioni ed il Sindaco vogliono intendere dato che negli ultimi settanta anni Rimini si è sviluppata per l’iniziativa privata e non per l’impulso comunale.

Se si escludono gli eventi di Gnassi (dalla Molo Street ad Al Meni) non si osservano cambiamenti:

il commercio in centro è in profonda crisi, l’ambiente non è migliorato, la macchina amministrativa è in perenne ritardo, la sburocratizzazione non è stata avviata così come la digiitalizzazione, l’aeroporto è fallito, la nuova stazione non c’è, la spiaggia è semopre uguale e gli scandali e la corruzione sono tansitati nel palazzo.

Noi crediamo che non sia sufficiente inaugurare un teatro, fare le fogne ed un arredo urbano per dire che Rimini “si apre al mondo e ricostruisce i luoghi del degrado” anche perché le colonie Enel, Novarese, Bolognese, Murri, area campeggio di Miramare, Rimini Nord, periferie, sono sempre lì con i problemi di sempre.

Rimini, per la Lega, ha bisogno di ben altro. Dovrà avere un Sindaco – diverso da quelli che ci sono stati fino ad ora – sostenuto da un intero partito e da una maggioranza coesa che abbia l’ambizione e la visione di creare una città che diventi centro economico regionale ed esempio di buona amministrazione per tutti.

Ciò sarà possibile se l’amministrazione saprà affidarsi ad esperti, professionisti ed intellettuali perchè un Sindaco non può essere un esperto di ogni cosa. Ed allora se è vero che nel privato prosperiamo perché ci specializziamo il principio deve valere anche per la pubblica amministrazione.

L’ignoranza dell’uno vale uno del M5S, che il PD democratico si prepara a sposare, ha già provocato sufficienti danni al Paese per cui, il prossimo anno, bisogna ritornare a scegliere le persone la cui opinione e vision abbia un peso superiore a quella della gente comune, occorre avere un sindaco “che sappia” e non più un sindaco che trasmetta ogni giorno, col favore del giornale amico, solo fake news.

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