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Misano Adriatico. Il vetro invisibile: perché devi iniziare a correre contro il tempo, adesso (prima che sia solo un sogno)

Redazione di Redazione
25 Novembre 2025
in Focus, Misano
Tempo di lettura : 3 minuti necessari
A A

di Lorenzo Pierro

 

Un grazie immenso a mia nonna, Natalina. Un grazie che non basta mai, perché alcune presenze nella nostra vita lavorano silenziosamente, come le radici: non fanno rumore mentre crescono, ma sono ciò che tiene in piedi l’albero quando soffia il vento.

Un grazie speciale che solo l’amore di un nipote può esprimere.

Ora, immaginatevi un vetro davanti agli occhi. È perfettamente pulito, limpido, trasparente. È così trasparente che, a forza di guardarci attraverso, ci dimentichiamo della sua esistenza. Vedete il panorama, vedete i vostri impegni, vedete il futuro. Ma non vedete ciò che vi protegge. Date per scontata quella presenza solida e invisibile al tempo stesso, fino al giorno in cui accade l’imprevedibile.

Un suono secco, un “Cric”, un rumore che accompagna una ragnatela di crepe mentre corre sulla superficie. In quel momento non vedete più il panorama. Vedete solo il vetro incrinato. Da li capite, con un ritardo che fa male allo stomaco, che quella protezione non è eterna.

I nostri nonni sono quel vetro. Sono una presenza che consideriamo immutabile, una certezza di fondo della nostra vita.

Fino a quando un sogno, o la vita stessa, non ci presenta il conto.

Ci tengo a raccontarvi un’immagine che mi ha svegliato nel cuore della notte, lasciandomi col fiato corto e un senso di vuoto nel petto. Ero immerso in un sogno, in uno spazio dove il tempo era relativo.

Dal nulla, ho visto arrivare un fiore che fluttuava nell’aria. Era un giglio bianco, di un candore assoluto. I suoi petali erano aperti, disposti perfettamente a forma di stella. Non cadeva: danzava, si avvicinava a me con un’eleganza quasi ipnotica, soave, fino a posarsi delicatamente tra le mie mani.

Era un’immagine di una bellezza sconvolgente. Eppure, mentre quel fiore toccava la mia pelle, non ho provato stupore, non ho provato gioia. Non so perché, ma un’angoscia profonda, che stonava con l’immagine che si era creata davanti a me, prese il sopravvento. In quel silenzio, una voce dentro ha urlato una verità che da sveglio non volevo ammettere: quel fiore era un saluto. Mia nonna non c’era più. Mi sono svegliato di soprassalto. Il cuore batteva all’impazzata.

Per fortuna, era solo un sogno. Mia nonna è ancora qua, ma quel sogno ha acceso un fuoco dentro di me. Una voglia bruciante, fisica, di correre da lei. Di vederla. Di toccarla. Prima che l’inevitabile accada davvero. Prima che il vetro si rompa.

Ma a volte accade che la rottura di quel vetro non sia improvvisa, a volte sia lenta, come un’erosione invisibile.

Pensiamo a chi combatte contro l’Alzheimer, come lei. E, credetemi, è una battaglia che coinvolge molte più famiglie di quanto si crede. È come una lotta continua contro un ladro silenzioso, invisibile che non porta via gli oggetti, ma la biografia delle persone.

Cancella i nomi, confonde i volti, sfoca lo sguardo. È una crepa che si allarga giorno dopo giorno, rendendo ancora più urgente la necessità di esserci adesso, finché c’è ancora un filo di luce negli occhi, finché la mano stringe ancora la nostra.

I nonni non sono solo il nostro passato, sono la resilienza fatta persona, la capacità di restare in piedi nelle tempeste, un valore culturale inestimabile che tutti stiamo rischiando di perdere nel rumore della nostra frenesia quotidiana.

A te che leggi, vorrei affidarti una missione.

Oggi non dare tutto per scontato.

Anzi, non dare mai nulla per scontato.

Quel senso di angoscia che vi ho trasferito col mio sogno? Usatelo.

Trasformatelo in combustibile. Se avete ancora la fortuna di avere i nonni, o anche solo uno di loro, corretegli incontro.

Illuminateli con il vostro sorriso, con la vostra gioia.

Spegnete il “pilota automatico” della vostra giornata.

Non programmare una visita per il prossimo fine settimana. Non mandate un messaggio su WhatsApp. Andate da loro.

Oggi. Appena finito di leggere queste righe, prendete la macchina, la bici, andate a piedi. Andate fino a casa loro. Hanno un bisogno di sentirsi il vostro faro, di sapere che il loro valore è riconosciuto, di non sentirsi un peso in un angolo.

Al contrario, hanno bisogno di sentirsi vivi attraverso di voi. Quando sarai lì, non limitarti a un saluto distratto. Dovete dare loro l’abbraccio più lungo che abbiate mai dato. Stringeteli forte. Rimanete in quell’abbraccio finché non sentite il loro respiro sincronizzarsi con il vostro, finché non sentite le spalle che si rilassano.

Guardateli negli occhi e ditegli che sono importanti, ringraziateli.

Perché il vetro è ancora intatto. Ma il tempo non aspetta.

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