di Paolo Giannini*
Misano-Germania. Heinz Stucke, da 51 anni intorno al mondo.
Avvicinandosi il gelido inverno tedesco, il giovane HEINZ STUCKE, attrezzista meccanico ventiduenne, oppresso dalla prospettiva di una esistenza trascorsa in una fabbrica con odori di grasso, profumo cocente di metalli scintillanti, di raggi lucenti, decide di cambiare vita: il vecchio leggendario SCHRAUBER Sigmund (Facocchio) famoso dagli abitanti del paese per le ritenute impossibili riparature. Ai tempi ancora si aggiustavano biciclette, carriole, trattori e altri utensili. Heinz acquista l’unica biciclettata solo a tre cambi rimasta con i pochi marchi risparmiati. Carica il portabagagli di una minuscola tenda, una vecchia borsa di pelle residuo di guerra, del non più in vita nonno. Vuole vagabondare due anni nel mondo. Heinz ritornerà dopo 56 anni; dopo aver fotografato, documentato. Dopo aver percorso 648 000 km, visitato 196 nazioni. Attraversando deserti, foreste, montagne e ghiacciai, sopravvivendo con cartoline e foto create di sua mano. Ricevuto da imperatori, immortalato oltre 100.000 fotografie diapositive da poter documentare paesaggi, culture, volti, povertà incontrati lungo la strada, usando solo la sua unica prima bicicletta a tre marce; pur se sei volte rubata con fortuna ritrovata.
Percorrendo milioni di kilometri non conosciuti in compagnia della Luna, Sole, Venti, affrontando pericoli degni di romanzi e film, studi come poi avviene. Investito da un camion nel deserto cileno di Accademia, inseguito da una folla in rivolta ad Haiti, picchiato fino a perdere sensi in Egitto, detenuto dai militari in Camerun, accusato di aver diffamato lo stato. In Alaska, rischia l’assideramento, cadendo in un lago ghiacciato. Negli Stati Uniti, gli derubarono tutte le scorte. Eppure non perse mai la fiducia del prossimo, attraversando il Sahara, si accampò anche sulla grande muraglia, esplorato più volte l’Amazzonia, lo accompagnarono tante altre avventure, essere ricevuto da imperatori come Haile Selassie, ma preferiva la gente comune.
HEINZ STUCKE il 24 Luglio ci ha lasciato per sempre; la sua bicicletta tre marce, foto diapositive, cartoline da lui tinteggiate, saranno esposte nel museo attribuitogli dalla cittadina HOEVELHOF, dove nacque e terminò i suoi giorni. La sua epopea e’ già stata inclusa nella letteratura e cinema con biografie di successo. Eric van Berg ha già dedicato il Libro HOME IS ELSEWHERE: 50 JARS AROND THE WORD BJ BIKE (50 anni intorno al pianeta in bicicletta).
Il regista spagnolo ALBERT ALBACETE gli ha dedicato un meraviglioso film: L’OME QUE HO VOLIA VEURE TOT(l’uomo che voleva vedere tutto.) Anno citato la sua vita,a non fermarsi mai, ha lasciato riflessioni , riassumendo la sua essenza. Heinz volle conoscere nuovi mondi, popoli, sconosciute culture e povertà.” Mi hanno aperto gli occhi e il cuore, insegnandomi ad amare anche i non conosciuti popoli e civiltà. Alla fine il viaggio mi divenne infinito. Ho trovato lo stile di vita che amavo, il viaggio è stato la mia realizzazione. Ho insegnato al nostro mondo che due ruote e un manubrio sono sufficienti per abbracciare l’intero pianeta; sponsor, massaggiatori, titanio, medici sarebbero superflui” afferma ritornando. Noi romagnoli avendo fama di essere cicloamatori, Ferrara, Rimini e altre famose nel mondo per essere città più citate in Europa, prendiamo come esempio Heinz. Non fare il giro del pianeta come lui, ma usciamo fuori le mura, abbandoniamo magari per alcune ore le nostre belle ma rumorose auto nei parcheggi. Ringrazio il mio amico tedesco per avermi informato per la perdita di questo straordinario mito.
HEINZ STUCKE!! FAI ANCORA IN SOLITARIO L’ULTIMO CICLOVIAGGIO NEL PIANETA CIELO.
*Per decenni ristoratore di successo a Monaco di Baviera, da anni vive a Portoverde insieme alla consorte tedesca
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