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Home Cultura

Rimini. Romagna e Romagnoli nella Divina Commedia…

Redazione di Redazione
25 Marzo 2026
in Cultura, Gradara, Rimini
Tempo di lettura : 7 minuti necessari
A A
Paolo e Francesca di Ary Scheffer (Wallace collection, Londra)

Paolo e Francesca di Ary Scheffer (Wallace collection, Londra)

di Vincenzo Sanchini

C: contadino

M: maestro

 

  1. Già che Dante l’è nud fora Già che Dante è venuto fuori

a capesc ch’ èn basta un’ora,                     capisco che non basta un’ora,

sla Cumedia, la su storia,                          con la Commedia, la sua storia,

mò èn pèr, isce a mimoria,            ma non pare, così a memoria,

ch’ l’ava spés dli grèn paròl                       che abbia speso delle grandi parole

sla Rumagna e i Rumagnòl.                      sulla Romagna e i Romagnoli.

 

  1. Da quel grande con ragione

ricordata è sta regione,

ma in effetti a guardar bene

non so poi se ci conviene,

perché forse a farsi vanto

di quei versi è solo il canto.

 

  1. Bèh, però sa quel ch’l’è stèd Bèh, però con quello che è stato

a Ravèna sistimèd,                                              a Ravenna sistemato,

s’na casèta, l’ultme pòrt,                            con una casetta, l’ultimo porto,

la su Gèma, i fiol e l’òrt                            la sua Gemma i figli e l’orto

a pinsè me’ Paradìs                                   a pensare al Paradiso,

cio, amènch un mez surìs…                      “cio”, almeno un mezzo sorriso…

L’ è è le che che’ purèt                              E’ lì che quel poveretto

cum ho det l’ha tròv un tèt                                   come ho detto ha trovato un tetto

e scigur ch’ l’ha ringraziéd,                       e di sicuro ha ringraziato,

mò e’ pjat è n’ ha lichéd.                           ma il piatto non ha leccato.

 

  1. Da Polenta ripagati

son dai versi dedicati                                Inf. V – Lussuriosi travolti dalla bufera.

alla stirpe con Francesca                          – Francesca da Rimini, Paolo Malatesta

a narrar della sua tresca                              “Siede la terra dove nata fui

ed il mare a ricordare                                su la marina dove ‘l Po discende”… vv. 97- 98

dove il Po va a riposare.

 

  1. Tot li vòlt ch’ ai dagh n’ arlèta Tutte le volte che gli dò una “riletta”

a pròv sciopte ‘na grèn strèta                    provo subito una grande stretta

sa cl’ amor ch’ u j à purtèd                        con quell’amore che li ha portati

da ‘n curnùd èsa scanèd,                           ad essere scannati da un cornuto,

e ‘ncà dlà è le a cuclès                              e anche nell’aldilà a farsi le coccole

tot do insen, a t’e’ cunfès                         tutti e due insieme, te lo confesso

ch’ l’è perch’ èl dura in etèrne                   che è perché dura in eterno

che sinò un po’ tl’ Infèrne…                     che sennò un po’ nell’ Inferno…

 

  1. Come un tempo innamorati

è perché lor son dannati,

chè il terrestre in Paradiso

col divino è condiviso,

ma tornando a casa nostra

col poeta sulla giostra,

è nel canto ventisette                                 -Inf. XXVII, consiglieri fraudolenti

che quel genio ci fa (a) fette                     avvolti nelle fiamme

con quel Guido “cordigliero”                    – Guido da Montefeltro

frode al Papa consigliero.

 

  1. Quel ch’l’ha dmand se pès o guèra Quello che ha chiesto se pace o guerra

j è in Rumagna, la su tèra?                        c’è in Romagna, la sua terra?

 

  1. Sì, risponde che i tiranni

sono ancora a fare i danni

e così per accennare

Malatesta è lì a succhiare.

 

  1. Ah! Adès a l’ho prisént, Ah! Adesso l’ho presente,

ch’ è n’ è ‘rmast po tènt cuntént                che non è rimasto poi tanto contento

sa chel diavle a mèta in riga                      con quel diavolo a mettere in riga

ma Francèsch ch’ èn fa ‘na piga,               a(san) Francesco che non fa una piega,

cante l’alma u j à scarpìd                           quando l’anima gli ha strappato

perch’ asòlt senz’ ès pintìd.                      perché assolto senza essere pentito.

 

  1. Mancò a lui la contrizione

e con ciò l’assoluzione

fu di certo invalidata

e chissà se poi c’è stata.

 

  1. E pio in gio ti mutilèd E più in giù nei mutilati

un ma Remne l’ha ‘cinèd.                          uno a Rimini ha accennato.

 

  1. E quel Pier da Medicina

ad offrir la ciliegina                                  – Pier da Medicina inf. XXVIII, 73

del Monocolo a chiamare                          – Malatestino da Rimini, monocolo fin dalla nascita

due di Fano per trattare,                           – Guido del Cassero

dal vascello poi gettati                              – Agnolello da Carignano

chiusi in sacco e “mazzerati”,                    – inf. XXVIII, seminatori di discordie feriti di spada

ma Focara col suo vento                           da un diavolo.  // Fiorenzuola di Focara, XXVIII, 89

ch’ ha nel canto il sopravvento.

 

  1. E mla screta t’ che’ paés E alla scritta in quel paese (sopra l’arcata d’ingresso)

og ancora uj si dà pés;                              oggi ancora si dà peso;

bèla granda è là s’ un mur                         bella grande là su un muro

a fè spech ancà tu scur.                             a fare spicco anche al buio.

 

  1. Più giù ancora tra i tormenti

poi quel frate dei Godenti,

de’ Manfredi l’Alberigo                            – Fra Alberigo dei Manfredi, inf. XXXIII, 118

al banchetto con l’intrigo                              traditori degli amici e dei commensali

pei parenti ch’ ha invitato

e alla frutta trucidato.

un po’ troppo a lamentare

 

che la pena è da scontare.

  1. Quel ch’ è bèda mli muligh Quello che bada alle molliche

sa chi datre invec di figh,                         con quei datteri invece dei fichi,

che po Dante l’ha frighéd                         che poi Dante ha fregato

s’ la prumèsa fata indréd.                          con la promessa fatta indietro.

E’ pigior u l’ha disceret,                            Il peggiore l’ha descritto,

mò ancà… s’ u stèva zet.                          ma anche… se stava zitto.

 

  1. Guido su nel Purgatorio,

sì Duca in quel mortorio,                          –  Guido del Duca, purg. XIV, 81, Invidiosi

chiusi gli occhi per guardare                     indossano il cilicio e hanno gli occhi cuciti

col cilicio a domandare…                           col fil di ferro.

che ricorda i tempi andati

con quei nomi snocciolati:

il contrasto ed il rimpianto

tra l’allora e ora il canto.

 

  1. E sl’ amigh a n du ch’ l’è nèd     E con l’amico (Rinieri da Calboli) dove è nato.

mi cunfìn l’ha po ‘cinèd,                           ai confini ha poi accennato,

quij alora dla Rumagna                             quelli allora della Romagna

ch’ og ancora in sla sgavagna.                  che oggi ancora non si raccapezzano.

 

  1. “Tra ‘l Po e ‘l monte e la marina – purg. XIV, 92, (Guido del Duca a parlare)

    e ‘l Reno“…in cartolina

dove al posto dei famosi

sono “sterpi velenosi”                                – L. Ariosto, inizio nell’ Orlando furioso:

e le donne e i cavalieri (purg. XIV,109)   -“Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori,

a invogliare fino a ieri                                le cortesie, l’audaci imprese io canto”…

quell’amore e cortesia

parto ormai di fantasia,

pel dolore poi troncare

il discorso e farlo andare.

 

  1. Tot sumèd andèda bén Tutto sommato andata bene

sa tot quij ch’ l’è stèd insén,                      con tutti quelli che è stato insieme,

e la tèra ‘n du ch’ l’è nèda                         e la terra dove è nata

la Francesca l’ è dvintèda                          Francesca è diventata

un t’ chi pèst ch’ ancà d’ pasag                  uno di quei luoghi che anche di passaggio

j è ‘na masa a vlé fè ‘n viag.                       sono in molti a volere fare un viaggio.

 

Per adès a fèna basta,                                Per adesso facciamo basta,

ch’ a dèj drénta…po la s’ guasta.              che a dargli dentro…poi si guasta.

 

  1. 8. 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

II

 

 

 

 

 

 

  • Francesca da Rimini. Inf. Cerchio II. Lussuriosi. Nacque a Ravenna da Guido il vecchio da Polenta. Fu sposa di Gianciotto Malatesta di Rimini, uomo deforme e potentissimo. Tra il fratello di Gianciotto, Paolo Malatesta e Francesca nacque una passione colpevole che li travolse e li portò ad una tragica fine. Furono infatti uccisi da Gianciotto in un impeto di gelosia. Sbattuta fra le tenebre della bufera, perché nell’offuscamento dell’intelletto si lasciarono trascinare dal turbine delle passioni.
  • Guido da Montefeltro. Inf. XXVII. Cerchio VIII, bolgia VIII. Consiglieri fraudolenti. Signorotto ghibellino, famoso e astuto capitano prese parte alle frequenti lotte contro i Guelfi e il papato col quale si inimicò e riconciliò più volte. Bonifacio VIII lo indusse al peccato del consiglio fraudolento, con la promessa, che non può mantenere, di preventiva assoluzione. Avvolti in fiamme aguzze, perché i loro consigli furono scintille che suscitarono incendi.
  • Malatestino da Verucchio. Inf. XXVII. Nobile signore di Rimini, violento e sanguinario. Malatesta il vecchio e Malatestino cacciano i denti come succhielli per straziare la città di Rimini.
  • Pier da Medicina. Cerchio VIII, IX bolgia. Inf. XXVIII. Seminatori di discordie. Sono mutilati e divisi da demoni, perché fecero altrettanto nel corpo religioso o sociale o nei suoi membri
  • Malatestin Due migliori cittadini di Fano. Guido del Cassero e Angiolello da Carignano.
  • Dal monte di Focara, tra Catttolica e Pesaro, spirano venti fortissimi che rendono difficile la navigazione in quel tratto di mare: perciò i marinai facevano voti e preghiere per liberarsene.
  • Alberigo dei Manfredi. Inf. Cerchio IX, Tolomea.  Frode in chi si fida, traditori degli amici. Durante un banchetto, alle frutta, fece uccidere i parenti.  Immersi nel ghiaccio colla faccia volta all’insù e con gli occhi coperti di lacrime congelate. Frate dell’ordine dei Godenti, (ordine cavalleresco di S. Maria, così soprannominati dal popolo, per l’agiatezza della vita che conducevano i suoi membri) fu uno dei capi guelfi di Faenza. ‘il peggiore spirito di Romagna’ (vv.154).
  • Guido del Duca degli Onesti. XIV, invidiosi, cornice II.  Come in vita ebbero i volti lividi dall’invidia, guardarono di malocchio il bene degli altri, tentarono di danneggiarsi a vicenda, così ora sono coperti di vile cilicio, con gli occhi cuciti da un filo di ferro, sorreggendosi scambievolmente con le spalle. Signore ravennate di parte guelfa, fu giudice a Rimini.
  • Rinieri dei Paolucci da Calboli, piccolo feudo nella valle del Montone in Romagna, dove oggi è il comune di Rocca San Casciano.
  • L’Ariosto fece suo questo verso con l’inizio dell’Orlando furioso.

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