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Home Località Cattolica

Romanzo d’appendice. Capitolo 5. L’onorevole e il malocchio

Redazione di Redazione
24 Febbraio 2026
in Cattolica, Cultura
Tempo di lettura : 5 minuti necessari
A A
di Tommaso Giagnolini
Capitolo 5
Dopo una brutta notizia, Pino e Lucio iniziano il loro lavoro di rappresentante dei
lavoratori, andando a parlare con un gruppo di pescatori per convincerli a
supportare il partito.
Lunedì 20 gennaio 1919
Era una classica mattina e a casa Perri erano tutti felici, ma quello che lo era di
più era Pino che fischiettava con tanta felicità un canto di guerra; ovvero” il
Piave mormorava mentre spalmava la marmellata sul panino”. Tutti
sembravano felici tranne Giovanni, il figlio maggiore di Pino che si alzò tutto di
fretta dalla sedia e disse con un tono serio: “Padre, madre vi devo parlare!”.
Chi hai fattu mo’?” domandò Cosima. “Io e un mio carissimo compagno di classe
abbiamo vinto una borsa di studio”; “bravissimo figlio mio!”, disse a bocca
aperta Pino, applaudendo molto lentamente. “Io e lui abbiamo deciso di andare
a studiare all’università di Milano”. “Cosa?”, disse sbalordito Pino. “Chi si’ ca si’
scemu!” disse Cosima. “Madre ho venti anni e non voglio marcire in questa
città e con voi”.
Arrabbiato tornò in camera: “Tu hai sempri a stà zittu?” disse arrabbiata a
Pino. “Cosa devo dirli bravo!?”.
Poi si alzò, prese la giacca e uscì furioso di casa: “Mamma”.
Tu e il babbo non avete mai litigato per tutto questo tempo!”.
“lo so piccolo ma da quando ha conosciuto quel Lucio è diventato scemo tuo padre!”. “Sei in
ritardo! Dovevamo essere dai marinari cinque minuti fa”, disse Lucio che lo
stava sempre ad aspettare sotto casa con il suo bel serpente sempre al collo;
poi i due si misero a correre per non arrivare alle loro abitazioni.
Paola era molto importante in Calabria a causa del suo snodo ferroviario che
collegava Battipaglia a Reggio Calabria ovvero, la nota tirrenica Meridionale
costruita completamente nel 1895 dopo l’unita d’Italia, ma a causa di questo,
anche se San Francesco da Paola era il patrono dei marittimi e la citta non
disponeva né di un porto commerciale, né uno turistico e i marinai erano messi
​in secondo piano, ed essi erano delusi di questo e si erano iscritti al Partito
Socialista e quel giorno Pino doveva tesserarli di nuovo per l’anno nuovo.
Passando per le viuzze e svoltando verso il mare, si trovarono in una piazzetta
dove 7 anziani signori che giocavano a briscola con delle carte tutte vecchie e
sporche.
Quando videro Pino che portava al cappotto una fascia rossa a simboleggiare il
suo ruolo nel sindacato, si alzarono e gli andarono incontro.
Erano vecchi magri con una lunga barba bianca ed erano mezzi ciechi a causa
del troppo sole che avevano preso in barca e alcuni di loro si movevano con il
bastone. “Eh! Finalmente siete arrivati, ci eravamo tutti preoccupati!” disse uno
dei marinari che in bocca non aveva che 5 denti in fila e tutti salutarono Pino con
molta felicita ma quando videro Lucio. Riemetterò in silenzio sentendo in lui una
strana sensazione, “come ti chiami giovanotto?”. Pino rispose: “Ah benvenuto
Pino per aiutarti noi siamo i membri della cooperazione dei pescatori di Paola
orgogliosamente iscritti al Partito socialista”. “E’ un piacere conoscervi! Io
sono il conte Lucio” disse presentandosi. Ma uno dei pescatori aveva un
Gabbiano come animale domestico; a quelle frasi stranamente, iniziò a cocare
fortemente verso di lui “sta tranquillo Telemaco sono amici”. Ma il gabbiano non
si placava, anzi apriva anche le ali per metterli terrore: “Uccellaccio del
malaugurio, l’uomo deve dominare la natura non che la natura domini lui”,
disse Lucio guardandolo, ma la conversazione continuò.
“Bene, iniziamo a raccogliere tessere”, disse Pino, prendendoli da una borsa che
portava, ma un pescatore lo fermò e disse: “Prima come tradizione devi fare il
discorso”.
“Quale discorso?” domandò Pino e avvicinandosi a Lucio chiese a bassa voce: “Non mi avevano detto niente del discorso!”. “Tu vai che ci penso io ad aiutarti!”, disse Lucio per stimolare il suo socio. Poi gli diede una cassa di legno e una botta sulla schiena e poi Pino inizio il suo comizio.
“Fratelli di mare!”. Poi per la vergogna si fermò perché Pino non aveva mai
parlato davanti a tanta gente e aveva l’ansia da prestazione, ma poi sulla cassa
salì Lucio che inizio a dire: “Gente di mare voi che avete sempre la schiena che
brucia durante le giornate di sole, voi che i vostri occhi splendono per il sole e
​ voi che vivete come dei maiali stretti in un porcile”. “A chi maiali?!”, disse un
pescatore offeso dell’insulto. “Scusatemi, ma non volete una vita maestosa tra
inchini e prestigio senza pescare pesce sporco e puzzolente!”. “A noi piace ‘sto
lavoro, e poi parla anche un nobile che non ha mai lavorato nella sua vita!”
disse un pescatore furioso.
“lo so che sono un nobile e amo questa vita ma
fatelo per il mio socio Perri!” disse Lucio. Ma a quel Perri, un pescatore alzò la
mano e disse: “Hai forse detto Perri?”. “Sì perché?” domando Lucio. Poi un
pescatore con una folta barba grigia si avvicino e gli disse: “Il mio caro nipote
defunto aveva un amico con il cognome Perri”. E Pino gli venette in mente il suo
migliore amico Mirco e domando al pescatore: “Tuo nipote si chiamava Mirco?”.
“E certo che si chiamava così; io sono il suo bisnonno. Sono stato io la sua balia
da piccolo”. E in quel momento un altro pescatore disse: “Ah, sì mi ricordo Mirco
ma non era andato alla guerra?” “si caro mio e mi scriveva sempre del suo
amico Pino ovvero lui”. “Tu eri un soldato?”, domandò un altro pescatore. “Sì, ero
un ardito durante la guerra”. “Mio dio è veramente un onore avere un ardito nel
nostro partito” disse un pescatore. Poi dalla sua sacca una banconota da 50 lire
e disse: “Anche se il tuo discorso ha fatto schifo, noi ti riscriveremo al partito!”.
“Sì, anche io” disse un altro pescatore e tutti e 7 si rinnovarono la firma al
partito. “Grazie a tutti alla prossima!”, disse Lucio alzando il capello per salutarli.
“Dove e finito Telemaco?” disse il padrone del gabbiano e dietro una cassa
lo trovarono morto con due morsi sul collo. Poi arrivò strisciando il serpente di
Lucio. “Ah ecco dove eri Morf, a casa ti darò un bel topolino!” e i tre tornarono a
casa.
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