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Home Località Cattolica

Romanzo d’appendice. Capitolo 7. L’onorevole e il malocchio

Redazione di Redazione
10 Luglio 2026
in Cattolica, Cultura
Tempo di lettura : 6 minuti necessari
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di Tommaso Giagnolini

Capitolo 7

 

Pino dopo aver rotto il cuore a Cosima con il suo Lucio, partecipa  a una conferenza del suo partito e non aspettandosi riceverà una offerta da non rifiutare.

 

Lunedi 10 febbraio 1919

Dopo i pescatori e i contadini, il nome di Pino Perri e Lucio Stella matutina  si erano fatti sentire tra le fila del partito per la loro persuasione. A convincerli tutti, vi erano due uomini iscritti al partito, baffuti ed anziani che parlavano al di fuori della sede e dicevano: “Hai sentito il nuovo rappresentante dei lavoratori che ha convinto tutti i pescatori e la lega dei contadini?”.

 

“Sì ho sentito quel veterano di Perri”. rispose l’altro. “E’ solo un veterano di guerra, ti ricordi che il nostro partito diceva non aderire non sabotare?!” domandò. “Certo che mi ricordo e ora arruolano i soldati tra le nostre fila”. E poi pensò: “Poi è sempre accompagnato da un borghese quel Lucio”. “Vero non è uno di noi e un nostro nemico!” Sbuffò e disse uno di loro: “Se continuano così, potrebbero veramente aumentare di grado e diventare famosi più di noi!”.

 

“Buongiorno signori ! Come va, spero bene’!” salutò Lucio da lontano. “Buongiorno miei cari rappresentanti!” dissero con un sorriso falso come Giuda, poi accompagnato da Pino, entrò nella sede.

Quando le vide,  Beato si alzò, corse da loro e si congratulò dicendoli: “Complimenti Pino e Lucio: il nostro rappresentate di provincia, ovvero l’onorevole Pietro Mancini verrà qua a fare un discorso per le elezioni del 16 novembre e il bello e che parlerà anche di voi due!” .“Perfetto beato, e quando ci sarà questa conferenza?” domando Pino. “Ah bene… ci sarà la settimana prossima il 12!”.

“Scusa, ma il 12 è il giorno dell’anniversario di me e Cosima”, disse dispiaciuto Pino. “Non fare lo stupido socio, sai che sarebbe un’ occasione speciale per aumentare il nostro potere!” disse arrabbiato Lucio dandogli un coppino in testa; poi guardò beato e gli disse: “Ci saremo alla grande quella sera!”. Prese il braccio di Pino e uscirono dalla sede.

Tornato a casa Pino iniziò a pensare che cosa fare quella sera, poi gli si avvicinò Cosima che gli disse con un tono felice: “Miciu, ti ricordi nuatri anniversariu di matrimoniu?”. Ma Pino non la ascoltò perché era impegnato a scegliere il vestito per quella sera.

“Chi carinu lu meu micio, sta scelgennu u vistitu pi chidda sira.”

Pino scelse la spilla e si avvicinò a Cosima e lei, per amore, provò a baciarlo in bocca ma lui si allontanò e gli rispose con un tono freddo e dispiaciuto: “Quella sera sono molto impegnato con Lucio, scusami!”. Ma Cosima delusa disse con un tono arrabbiato: “Sempri cu chidu Lucio, chi sì? Forse froci?” e andò in stanza a piangere lasciando Pino in salotto.

Passarono due giorni e arrivò a sera, fredda e sola, e Pino vestito elegante con una vecchia giacca grigia e un cappello a bombetta vecchio di 30 anni appartenuto a suo nonno; e non parliamo di Lucio… se dobbiamo giudicarlo, era il più elegante di tutti con una giacca sempre di colore nero e con una camicia grigia e un occhialetto che secondo lui, portava solo per apparire più dotto e bello.

Arrivarono alla sede del partito che era pieno di persone, ovvero rappresentanti, iscritti e anche curiosi anche se era una piccola e stretta stanza, ma tutti quando videro Pino e Lucio; alcuni salutarono e gli diedero la mano ma alcuni (come i baffuti anziani) iniziarono a parlare come sempre male di loro: “Guarda, sono arrivati i nobili” disse uno degli anziani. “Come si sono vestiti, dove pensano di andare alla festa dei nobili?” .

Pino si avvicinò e le salutò: “Signore Perri è un onore averla qui con voi!”.

“Come sei vestito bene!” disse un altro anziano incrociando le mani. “Ah, eccovi ragazzi vi stavamo aspettando!”, disse correndo verso di loro Beato, anche lui vestito bene.

I tre entrarono dentro la sede, con gli occhi invidiosi degli anziani che continuarono a blaterare male di loro. Dentro la sede dove vi era il banco, vi era una pedana da comizi con sopra una stella rossa e dietro bandiere italiane con il simbolo del  partito; Beato tenette due posti in prima fila per Pino e Lucio vicinissimo al sindaco di Paola che si sedettero per ascoltare il discorso, e  poi dall’entrata principale  parlando con Beato e altri, arrivò un signore di corporatura media che dall’aspetto sembrava avere 43 anni, con una fronte larga e baffi ben curati ed era vestito con un abito scuro con una cravatta a farfalla: da lì si capì che si trattava di Mancini in carne e ossa.

Quando entrò, tutti i presenti applaudirono, e tra il pubblico vi era pure tra i rappresentanti di partito anche i pescatori, come il bisnonno di Mirco, che vedendo Pino lo salutò e anche i contadini che Lucio aveva coinvolto. Quando l’onorevole Pietro salutò alcuni dandogli la mano e ringraziandoli del loro impegno nel partito, si mise al banco, iniziò, si schiari la voce e prese un foglio con il discorso scritto e iniziò a parlare: “Compagni di vita e di lavoro! Sono veramente onorato di essere qui presente in questa bellissima città di mare!”. Poi tutti i presenti che erano una quarantina, applaudirono tra cui Pino e Lucio, anche Morf applaudì con la coda: “Ne sono successe di cose in questi ultimi anni dalla nostra fondazione come le nostre vittorie elettorali 1900, oppure la nostra salda neutralità durante la guerra, ma che queste non siano solo le uniche, anzi saranno una delle tante che avremmo a partire da oggi!”. A quella bella frase,  tutti applaudirono ancora e poi Beato si mise anche lui a parlare chiamando le alte cariche di partito tra cui il sindaco, e tenettero un discorso sul popolo e unità nazionale.

Dopo 5 discorsi delle cariche di partito e il sindaco, che ricevette tanti applausi,  Beato chiamò a parlare anche Pino e Lucio e quando si alzarono dalle sedie, furono accolti da un tiepido applauso, tra cui quello dell’anziano Russo che fu molto felice di sentirli.  Pino per primo parlò al pubblico, che era molto curioso e aspettava un bello e forte discorso. “Compagni!” disse Pino con una voce piana e docile perché in testa non aveva molta fantasia e così stava provando a formulare un discorso. “Parla più forte!” urlò uno dei presenti. “Ehm..!” provò a dire Pino, e vedendo che era molto impacciato come sempre, Lucio lo spostò via e iniziò a parlare con un tono forte e rimbombante: “Compagni di vita e di lotta! Sono veramente onorato di essere diventato uno di voi e vedo che avete una faccia stanca e arrabbiata con il mondo di oggi!”. “Sì è vero!” disse un anziano popolano. “Io so qual è  il vostro unico desiderio, ovvero quello di trovare un posto e un ruolo in questa nazione decadente!”. “Bravo!” disse una donna di mezza età

“Io so che nel cadavere dell’impero russo i bolscevichi hanno costruito uno stato dedicato al proletariato! Allora il mondo ci incendia e noi cosa facciamo, stiamo qui a pantofole e caffe?”. Poi continuò, alzando il pugno sinistro: “Allora proletari, è  il momento di insorgere e scrivere la storia:  chi è con me!?”.  Tutti i presenti, anche il sindaco che era dietro, alzò il pugno e Lucio iniziò a cantare l’internazionale e tutti insieme con lui, e Pino rimase a bocca aperta dallo splendido discorso di Lucio, che anche lui alzò il pugno pensando e motivato di rimanere suo socio.

Dopo un’ora che finì il discorso, verso le 11 in strada fuori dalla sede del partito, ubriaco come sempre passava il pazzo Taddeo che stava blaterando con se stesso, urlando frasi incompressibili a causa del troppo alcool che aveva in corpo: “Staje luntana da stu core, a te volo cu ‘o penziero:niente voglio e niente spero ca tenerte sempe a fianco a me!”.

Canticchiava una canzone napoletana, quando sentì miagolare un gatto e a causa dell’ ubriachezza, gli getto la bottiglia di vetro che non lo colpi per fortuna. “Maledetto gatto, stai zitto, oppure ti mando dai carabinieri!”. Sentì da lontano ridere qualcuno e andò a vedere di chi si trattasse e quando si avvicinò vide una scena raccapricciante.

Intanto nella sede, Pino parlava con gli anziani, gustando un buon vino della zona. Si avvicinò Pietro e vedendolo disse: “Onorevole è un onore averla qua!”. “Anche il mio, vedere carne fresca tra le nostre fila”. Poi gli toccò la spalla, ma prima per dirgli qualcosa. Entrò Taddeo con tanta paura in corpo e urlò a pieni polmoni: “U diavulu, l’haju vistu u diavulu!”. “Che sta succedendo?” domandò Russo con calma. “E’ di fuori il diavolo, è qua fuori!”. “Che insolenza ‘sto Gatto Puzzu!”, disse Lucio rientrando dalla porta principale. “E poi non parla neanche uno stinco di santo: ho sentito che ha anche picchiato sua moglie e maltratta i suoi figli!”.

Taddeo, furioso, prese una croce di rosario che aveva in tasca e disse urlando: “Fatti ‘ndietro, diavulu maledettu!”. “Oh guarda, un classico babbeo scaramantico che crede a ogni cosa che gli dice, tipo se la sua mente crede che i maiali volano, ci casca in un minuto!”.

Tutti i presenti iniziarono a ridere di gusto, anche agli anziani. Gli scappò una risata e poi Lucio lo toccò sulle spalle e disse: “Ecco contro chi combatteranno gli uomini del futuro, io annuncio la nascita di un vero partito, dove le fiamme e il fuoco del proletariato sarà fondamentale nella lotta e daranno ai figli degli umani, una nuova speranza e un nuova era di prosperità e Lussuria senza stato né chiesa!”.

A quel sermone tutti i partecipanti iniziarono ad applaudire di gusto ed erano tutti felici delle sue parole.

Lucio si avvicinò a Pino e gli disse: “Vieni socio, perché il bello deve ancora venire!”. Poi salutando tutti, uscirono dalla sede, e dopo un po’ di passi verso la campagna, arrivarono al granaio della tenuta di Gallucci, dove tenevano tutto il grano e attrezzi per l’agricoltura. “Perché mi hai portato qua?”,  domandò curioso Pino poi Lucio disse: “Che ore sono socio?”. “Sono le 23 e 20!”, rispose Pino. “Bene, allora dà il benvenuto al biennio Rosso!”, urlò Lucio, alzandosi e alzando le braccia, e come un fiammifero acceso, il granaio iniziò a prendere fuoco. “Oh mio dio!” urlò Pino mettendosi le mani tra i capelli dalla paura, ma Lucio non sembrava così impaurito e iniziò a ridere come un pazzo, e mentre il granaio ardeva  Pino scappò via dalla paura di essere preso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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