San Giovanni in Marignano. Crisi Aeffe (marchi Alberta Ferretti, Moschino, Pollini), nessuna proroga della Cassa integrazione straordinaria: partono 221 licenziamenti (173 nella sede di San Giovanni e 48 a Milano), circa un terzo degli addetti. Lo scorso anno 70 dipendenti uscirono grazie agli incentivi.
Nell’incontro tenutosi stamattina, con inizio alle 10.30, tra la proprietà (presente Massimo Ferretti, fratello di Alberta), sindacati (Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil) e ministero delle Imprese non c’è stata nessuna mediazione. Nessun passo indietro da parte dell’azienda. I funzionari del Ministero hanno proposto 6 mesi di Cassa integrazione straordinaria per vedere l’evolversi degli eventi. La dirigenza, che ha la fotografia della realtà, invece ha detto no. Non ci sono più i margini finanziari. Ora, nei giorni a venire si aspettano le lettere di licenziamento. Al tavolo delle trattative anche Daniele Baiosi, Cgil. Dice: “C’erano le possibilità di un accordo, come sollecitato dal Ministero. La dirigenza di Aeffe è stata irremovibile. Si ricorda che l’azienda è diventata importante anche grazie ai lavoratori, alle loro professionalità ed umanità”.
Stamattina sono stati organizzati presidi davanti la sede di San Giovanni in Marignano, dalle ore 8:30 (indette anche 8 ore di sciopero) ed a Milano, dalle 9 davanti la palazzina di via Donizetti.
Da alcuni anni l’azienda marignanese-cattolichina è in difficoltà, come raccontano gli indicatori economici. Nel 2024 il giro d’affari è stato di 251 milioni di euro (meno 21,2% rispetto ai 319 milioni del 2023).
Indicatori negativi anche nel primo semestre dello scorso anno: fatturato in calo d 100 milioni di euro (-27,8% sul 2024), con la perdita netta del gruppo a 28,5 milioni (era meno 20,4 milioni). Miglioramento nell’indebitamento netto a 95,7 milioni (erano 135,2 milioni di euro al 30 giugno 2024) e un patrimonio netto di 72 milioni.
Nei primi sei mesi del 2026 i ricavi dovrebbero assottigliarsi di alcune decine di milioni di euro, da voci aziendali di stamattina.
Dallo scorso 13 ottobre, dopo che l’azienda aveva chiesto la composizione negoziale, che tradotto in soldoni significa “negoziare direttamente con i creditori per ristrutturare i debiti e garantire la continuità aziendale, mantenendo il controllo della propria impresa”, la Camera di commercio della Romagna ha nominato un dirigente esterno, Riccardo Ranalli che sta cercando di traghettare la barca Aeffe (marchi di moda Alberta Ferretti, Moschino e Pollini) fuori dalle acque secche.
In questi momenti difficili, nel gruppo sono arrivate figure nuove. Lo scorso agosto era entrato nel consiglio d’amministrazione Marco Gobbetti, come amministratore non indipendente. Avvicendamenti anche tra i creativi. Un anno fa il marchio Alberta Ferretti aveva nominato direttore creativo il misanese Lorenzo Serafini e Adrian Appiolaza per Moschino.
La moda nel mondo, con poche eccezioni, è in crisi. Aeffe negli ultimi anni ha cercato di crescere, effettuando investimenti soprattutto sul mercato cinese. Mosse, purtroppo che non hanno portato frutti. Gli animi semplici potrebbero dire che sono stati azzardi. Ma le cose sono sempre più complesse. Nella cultura italica negli ultimi anni è stato banalizzato e semplificato il lavoro con degli slogan vuoti, soprattutto dalla classe dirigente politica, non proprio dentro la vita vera. Il lavoro è impegno, fatica, conoscenze. E rischio. Molto rischio. Chi scrive spera che l’Aeffe possa uscire dalle secche; in ogni caso i Badioli-Ferretti hanno costruito benessere per sé ed il territorio.
Quando un’azienda non va bene, il territorio non va bene. Aeffe nei momenti di crescita ha creato ricchezza ed è stato un modello di civiltà: da azienda modello ad un futuro incerto. Negli anni d’oro, l’Aeffe acquisisce il negozio in via Condotti a Roma, un palazzo a Milano di circa 10mila metri quadrati a pochi passi da piazza San Babila; soprattutto era ordinata ed un modello. Pagava i fornitori a 30 giorni; così aveva dei “vantaggi” e più attenzioni rispetto ala concorrenza. I dipendenti avevano molti benefici: il part time (chiunque lo chiedesse veniva accontentato), un premio in danaro sui ricavi (gli utili sono più variabili), prestiti ai dipendenti.
La storia
Mezzo secolo da film quello del Gruppo Aeffe. Da un negozio (“Jolly”) di abbigliamento di famiglia in via Allende a Cattolica (di fronte al vecchio stabilimento della Gilmar) ad un’azienda di livello mondiale. Tutto inizia nei primi ‘70 in via Allende. Alberta Ferretti prende le redini del negozio della madre, Dorina Giusini.
Il punto vendita cambia passo e raddoppia; ne viene aperto un secondo nella centralissima via Bovio, a Cattolica. Creativa da una parte; dall’altra, morsa dalla passione per il sapere, in grado di assorbire ogni cosa, Alberta Ferretti porta nei negozi delle sue creazioni. E’ l’inizio del successo.
Siamo nel 1975 e nasce Alberta Ferretti ed inizia a produrre i capi con la sua griffe.
Una data fondamentale è il 1980, Alberta e il consorte Tullio firmano un contratto di licenza del marchio Enrico Coveri e l’azienda si trasforma in Aeffe Spa. Nel 1981, come sede produttiva, sempre a San Giovanni in Marignano, si trasferisce da via Brenta nell’attuale via delle Querce.
Un’altra data sparti-acque è il 1981, entrano due belle menti: Gianfranco Vanzini (direttore generale) ed il fratello Massimo Ferretti (responsabile degli acquisti). Tullio, invece, amatissimo dai dipendenti, si occupa della produzione e del commerciale. Questa squadra ben assortita e bilanciata, nel 1983, firma il primo contratto con Franco Moschino, che vuole avere la sua linea. Le prime due collezioni di Moschino sono piuttosto deludenti. Dalla terza il marchio esplode; “forse la gente lo aveva capito”, dice un addetto ai lavori. La licenza di Enrico Coveri non viene rinnovata a metà anni ‘80.
Quel gentiluomo di Franco Moschino muore prima del tempo ed a fine anni ‘80 Aeffe ne compra il marchio dalla famiglia. Intanto, l’Aeffe si espande; sbarca in America con le bisacce in spalla e dentro le collezioni. Fa un altro acquisto importante: Pollini (scarpe). La liquidità viene impiegata per acquisire stabili di pregio a Roma in via Condotti (venduto per far fronte alla crisi) ed a Milano a pochi passi da piazza San Babila.
In questi 50 anni di storia, Aeffe ha prodotto benessere per la famiglia, i dipendenti, il territorio. Ha prodotto professionalità e competenze.













