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Home Economia

Economia. Con la flat tax costi enormi a beneficio di pochi

Tratto da lavoce.info DI MASSIMO BALDINI, Professore di Politica Economica presso il Dipartimento di Economia "Marco Biagi" dell'Università di Modena e Reggio Emilia. E LEONZIO RIZZO, professore ordinario di Scienza delle Finanze presso all'Università di ferrara

Redazione di Redazione
2 Settembre 2022
in Economia
Tempo di lettura : 4 minuti necessari
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Le proposte di flat tax di Forza Italia e Lega darebbero un gettito nettamente inferiore a quello attuale dell’Irpef, anche con un ottimistico recupero totale dell’evasione. A beneficiare del risparmio di imposta sarebbero soprattutto i redditi più alti.

Due ipotesi di flat tax
Nel 2003 il governo Berlusconi approvò una legge delega n. 80, in cui all’articolo 3 si disciplina la nuova imposta sul reddito riducendo a due le aliquote, “rispettivamente pari al 23 per cento fino a 100 mila euro e al 33 per cento oltre tale importo”. Nella legge si definisce definisce la volontà di istituire una no tax area e di concentrare le deduzioni sui redditi medio-bassi. Tuttavia, quella legge delega non è mai stata attuata perché non sono mai stati promulgati i decreti delegati. Il motivo è stato l’eccessivo aggravio che ne sarebbe derivato per le finanze pubbliche, benché anche allora, come oggi, la motivazione principale della riforma fosse riposta in un forte recupero dell’evasione fiscale.

Nella campagna elettorale del 2018 sono emerse nelle piattaforme del Centrodestra due proposte di riforma dell’imposta personale sul reddito di tipo flat tax, cioè con aliquota unica estremamente simili a quelle che circolano attualmente da parte di Lega e Forza Italia. I governi insediati successivamente alle elezioni non hanno dato luogo alla realizzazione della flat tax se non per gli autonomi con fatturato inferiore a 65 mila euro. Plausibilmente la motivazione anche in questo caso è l’eccessivo aggravio per le finanze pubbliche.

Al momento non sono ancora noti i dettagli precisi delle proposte di flat tax di Lega e Forza Italia, quindi riproponiamo le stime che facemmo in occasione della precedente campagna elettorale. Quando avremo maggiori dettagli a disposizione, rifaremo i conti su perdita di gettito ed effetti redistributivi.

La proposta di Matteo Salvini per queste elezioni non sembra molto diversa da quella della Lega Nord per il 2018, in cui si proponeva uno schema con aliquota unica al 15 per cento da applicarsi alla base imponibile familiare, con deduzione di 3 mila euro per componente. La formula è quindi Irpef = 0.15*(reddito familiare – 3000* numero componenti). È prevista una clausola di salvaguardia che evita che qualcuno debba pagare più di quanto versa oggi, a parità di reddito.

Anche Forza Italia ritorna sulla proposta di una flat tax al 23 per cento, che aveva già annunciato nella campagna elettorale del 2018. All’epoca, Silvio Berlusconi aveva dichiarato l’intenzione di istituire una flat tax con aliquota del 23 per cento e deduzione concessa a tutti di 12 mila euro. Sembra di capire che la base imponibile sia individuale e non familiare come la proposta della Lega Nord esplicitamente prevede. La formula è quindi Irpef = 0.23*(reddito individuale – 12000).

Utilizzando il dataset Silc 2015, un campione rappresentativo delle famiglie italiane su cui si sono applicate le regole di calcolo dell’imposta sul reddito, stimiamo costi ed effetti distributivi delle due proposte di Lega e Forza Italia.

I calcoli sul gettito
La proposta della Lega produrrebbe un gettito di 94 miliardi all’anno (escludendo le addizionali regionali e comunali), con un calo di 58 miliardi rispetto a quello Irpef attuale.
Uno degli argomenti a favore dell’introduzione della flat tax con un’aliquota molto più bassa di quelle oggi in vigore sugli scaglioni più alti è che farebbe emergere base imponibile finora nascosta da evasione o elusione. La relazione annuale sull’evasione del ministero dell’Economia e Finanze stima una perdita di gettito Irpef da evasione di circa 38 miliardi. Nell’ipotesi più rosea in cui si potessero recuperare tutti, mancherebbero ancora 20 miliardi. Anche ammettendo un eventuale effetto sulla crescita economica, con conseguente aumento di gettito, è molto improbabile che si arrivi a recuperarli. Questo equivale a un aumento della base imponibile Irpef del 25 per cento. A parità di base imponibile, per ottenere lo stesso gettito di oggi, l’aliquota unica dovrebbe salire al 35 per cento, sempre tenuto conto della clausola. Se invece non applicassimo la clausola, basterebbe il 24 per cento, ma molte famiglie povere pagherebbero più di ora. Con aliquota e deduzione proposte dalla Lega, la crescita di base imponibile complessiva che garantirebbe un gettito pari a quello odierno dovrebbe essere del 45 per cento, una variazione impossibile nel giro di pochi anni. La perdita di gettito è simile per la flat tax proposta da Forza Italia.

Rispetto allo schema della Lega, in quello di Forza Italia la maggiore aliquota compensa la più alta deduzione. L’aliquota unica che manterrebbe costante il gettito sarebbe del 37 per cento. Invece, con aliquota e deduzione proposte da Forza Italia, servirebbe un incremento della base imponibile del 35 per cento per ottenere il gettito di oggi.

Gli effetti distributivi
Passando agli effetti distributivi, la Figura 1 mostra l’incidenza dell’Irpef sul reddito complessivo familiare, in migliaia di euro. È un confronto non del tutto corretto perché non è fatto a parità di gettito, quindi tutti sembrano guadagnare rispetto all’Irpef attuale, ma non si considera la perdita di servizi e trasferimenti derivante dal minor gettito. È comunque utile per mostrare il forte calo della progressività: l’aliquota media (asse verticale) crescerebbe molto più lentamente rispetto a oggi, soprattutto nel caso della Lega. La perdita di gettito si riflette quindi in una forte riduzione dell’incidenza. La flat tax di Forza Italia incide di meno sui redditi bassi a causa della maggiore deduzione e leggermente di più sugli alti grazie all’aliquota superiore.

Assumendo che la distribuzione della base imponibile dopo la riforma rimanga invariata, dalla tabella si nota che i risparmi medi di imposta sono moderati per i decili di reddito medio-bassi ed estremamente elevati per l’ultimo decile. L’ipotesi Forza Italia è un po’ più generosa con le classi medie.

In conclusione, entrambe le proposte lascerebbero non finanziata una quota rilevante del gettito Irpef attuale pur tenendo conto di un ottimistico recupero totale dell’evasione. Inoltre, la classe di reddito più elevata beneficerebbe del risparmio di imposta in misura di gran lunga maggiore rispetto alle altre.
Questo articolo è stato originariamente pubblicato il 19 gennaio 2018. Aggiornato il 10 agosto 2022.

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