Rimini. Digiuno Gaza, alta adesione dei sanitari: 5mila in Emilia Romagna…
– E’ difficile calcolare quanti sono gli operatori e operatrici del servizio sanitario pubblico
che ieri hanno partecipato al Digiuno per Gaza. Solo in Emilia-Romagna si stimano circa 5 mila adesioni da
tutte le Aziende Sanitarie della Regione distribuite su oltre 100 comuni dove, invece di andare a mensa, non
timbrati, si sono fotografati da soli o in gruppi di colleghi con un cartello recante la scritta “digiuno contro il
genocidio a Gaza”. ll silenzio, come hanno ricordato gli organizzatori, non è imparzialità: il silenzio durante
un genocidio è complicità. E il personale sanitario italiano ha scelto di non tacere.
Anche in Emilia – Romagna le iscrizioni al form hanno seguito lo stesso trend del livello nazionale dove, in
pochi giorni sono passate da 3 mila, per arrivare alle 10 mila di ieri (28 agosto). Sicuramente questo è un
numero indicativo perché non tutt* si sono iscritt* ma è valso molto il passaparola. Crediamo quindi che
abbiano aderito oltre 30 mila persone sostenute da associazioni, sindacati, ordini professionali. Centinaia le
strutture sanitarie interessate dalla Val d’Aosta alla Sicilia. “Quella di oggi è stata una giornata emozionante
per tutti noi – sottolineano gli organizzatori – ma non ci fermeremo qui. Continueremo a rilanciare già da
domani le nostre richieste concrete ed a tenerci in contatto per fare tutto ciò che serve per provare a
fermare il genocidio a Gaza. Le nostre richieste sono state chiare dall’inizio. Nei prossimi giorni chiederemo
alle direzioni delle ASL e alle Istituzioni sanitarie di adottare il documento “Statement by the European
public health community on Gaza” firmato da The European Public Health Alliance (EPHA), European Public
Health Association (EUPHA) e World Federation of Public Health Associations (WFPHA) con l’impegno a
contrastare ogni manifestazione di genocidio con le azioni di propria competenza. I dati della crisi
umanitaria sono sotto gli occhi di tutti. Aspettativa di vita: secondo uno studio pubblicato su The Lancet,
l’aspettativa di vita a Gaza è crollata da 75,5 anni a 40,5 anni tra ottobre 2023 e settembre 2024 – un calo di
35 anni in un solo anno. Per gli uomini, il crollo è ancora più drammatico: da 73,6 a 35,6 anni. Il numero di
vittime è probabilmente sottostimato. Il 22 agosto 2025, l’IPC (Integrated Food Security Phase
Classification) ha dichiarato ufficialmente la carestia nel Governatorato di Gaza, inclusa Gaza City”.
“Porteremo avanti i nostri obiettivi – chiariscono gli organizzatori – che si riassumono in tre punti
fondamentali. Li ricordiamo. Alle aziende ed istituzioni sanitarie, agli Ordini professionali, alle Società
scientifiche, alle Università e ai Centri di ricerca di adottare formalmente una Dichiarazione ove si riconosca
il genocidio in corso e si affermi l’impegno dell’istituzione a contrastarlo con ogni mezzo a disposizione. Al
Governo italiano: Sospendere immediatamente accordi militari e fornitura di armi ad Israele e chiedere con
urgenza il cessate il fuoco e l’apertura di corridoi umanitari per aiuti alimentari e sanitari alla popolazione di
Gaza allo stremo delle forze. Ai medici, ai farmacisti, ai pazienti, alle Regioni, ai Comuni di aderire alla
campagna di boicottaggio No TEVA promossa da BDS contro l’azienda farmaceutica israeliana TEVA per la
risoluzione di contratti in essere o il declinare accordi futuri”.