Riccione. Restaurato il modellino della barca “Bruna”.
Restituito alla città il simbolo della “Bruna”: Riccione celebra il valore della sua marineria.
Il 17 gennaio del 1929, la barca naufraga e ci fu la perdita di cinque pescatori: Secondo Tomassini (Pirulèin) capobarca, Paolo Ceccarelli, Giulio Gennari, Roberto Pronti, Ubaldo Righetti. Al fine di tramandare ai posteri quel luttuoso avvenimento che ha segnato la storia cittadina, e di onorare la memoria degli scomparsi, Riccione gli ha dedicato una rotonda, quella di fronte al monumento ai Caduti del Mare.
Quell’anno, definito del “nevone”, a causa del clima particolarmente rigido e delle abbondanti precipitazioni che si avvennero anche in Romagna, è tuttora presente nella memoria dei parenti dei pescatori deceduti e degli anziani. Nel corso di quell’infausta notte, si dovettero purtroppo registrare anche altri naufragi in Adriatico, fra cui quello della “Titona” con la perdita di nove marinai di Bellaria. Quell’anno sventurato per la flotta pescatoria romagnola, si concluderà tragicamente com’era iniziato, con l’affondamento, in dicembre, del trabaccolo cattolichino “Wilson”, e la morte dei quattro membri dell’equipaggio.
Le vele della Bruna si possono ammirare sull’abitazione di Lele Montanari (discendete di Secondo Tomassini) sul porto canale di Riccione.












