Riccione. Foro Italico, Fabrizio Serafini fa formazione ai maestri di tennis. Tema: “Sana cultura sportiva”. Che è anche il titolo del suo libro.
Maestro di tennis con tre lauree, oggi, è al Foro Italico durante gli Internazionali d’Italia e in Federazione, sala Auditorium con i maestri che arrivano da tutt’Italia.
Da quasi 40 anni a capo del Tennis Club Riccione, Fabrizio Serafini prima è un educatore e poi maestro di tennis. Bravissimo maestro di tennis.
Ha avuto migliaia di allievi. Hanno iniziato ad impugnare la racchetta con lui Alessandro Pecci e Marcello Serafini, che stanno cimentandosi con i professionisti.
“Sana cultura sportiva” (La Piazza Editore, 72 pagine, 10 euro), alla quarta edizione, è già stato presentato a migliaia di ragazzi delle scuole della provincia di Rimini e non solo e a centinaia di maestri di tennis. Il libro si trova nella prestigiosa biblioteca di Wimbledon (il torneo più prestigioso al mondo) accanto a “Cinquecento anni di tennis” dell’immortale Gianni Clerici.
Il volume reca la prefazione del’’ex campione di calcio di Cattolica Eraldo Pecci. Scrive Pecci: “Ho viaggiato molto, visitato tanti paesi ma tutto ciò che so riguardo gli uomini, lo devo al calcio.
Uno pensa che a pronunciare una frase del genere sia stato Gianni Rivera, o Roberto Baggio, forse Diego Armando Maradona.
Invece no, no, non è loro. La frase appartiene ad Albert Camus, una delle teste pensanti più floride del secolo scorso.
Filosofo, scrittore, eccetera, eccetera, eccetera (…)”.
Invece, forse, tutto quello che Serafini sa lo ha imparato sui campi da tennis e lo ha messo giù in modo piacevole come una riflessione da condividere insieme agli altri. Il primo capitolo ha come titolo: “Lo sport che meraviglia!”. Si apre con una breve massima di saggezza di Pierre de Coubertin, colui che ha riproposto le Olimpiadi moderne: “Per ogni individuo lo sport è una possibile fonte di miglioramento interiore”.
Queste passeggiate di Serafini nell’intreccio tra vita, lavoro e sport, sono spunti per aiutare a crescere in modo sano e nella forza del dubbio. Dubbio che è confine sottile tra il colpo del campione e quello dell’incoscienza.
Il secondo capitolo si intitola: “La buona educazione può considerarsi fuori moda?”.














