San Giovanni in Marignano. Moda, quel polo in grave crisi: Aeffe, Gilmar e Aesse Project Fuzzi.
Si trovano in un raggio di pochi metri nella bella zona industriale, che potrebbe essere un modello di sviluppo urbanistico: un grande parco con in mezzo i capannoni.
Con ordine.
AEFFE
Marchi Moschino, Alberta Ferretti e Pollini, significa la famiglia Ferretti, i fratelli Alberta e Massimo. In crisi da anni, appesantita dai debiti e dalla perdita di fatturato, all’orizzonte ci sono due compratori: un fondo ed una società cinese del tessile abbigliamento. Gli addetti ai lavori sperano più nei cinesi, temono che l’investimento del fondo sia più speculativo e di breve periodo. Ma come dice un esperto di questi parti che insegna alla Bocconi: “C’è fondo e fondo”. Staremo a vedere.
GILMAR
Dietro ci sono i coniugi Gerani, Silvano e Giuliana Marchini. I loro maglioni hanno fatto il giro del mondo e mietuto utili. Anche loro da anni cercano di venire fuori dalle acque secche del mercato. Hanno immesso energie, ma non sono riusciti ad invertire la rotta. Servirebbe una svolta di 180 gradi, investimenti ed idee. I 240 dipendenti temono per il posto di lavoro.
AESSE PROJECT – FUZZI
Aesse Project erano i terzisti di blasonati marchi, come l’inglese Burburry. Antonio Screpis, un talentato modellista transitato in Aeffe, si mette in proprio ed ha successo. Un grosso successo.. Per gli inglesi producevano capi difficili: giacche, impermeabili… Nel momento con i numeri erano in ordine hanno presentato al mercato un proprio marchio, Antonio Croce, con boutique in corso Venezia a Milano, quasi di fronte ad Armani. Poi acquisiscono la Fuzzi, l’azienda cattolichina che ha ispirato Aeffe e Gilmar. Aesse Project e Fuzzi sono sulla strada della Cassa integrazione straordinaria per i 70 collaboratori e chiudere i battenti a fine anno.
La grande domanda è come spiegare questo momento no dei marchi marignanesi. Molteplici le risposte. Le fondamentali: i mercati (con poche eccezioni traballano tutti), la gestione. Una volta è stato chiesto ad Umberto Paolucci quali fossero gli ingredienti per far andar bene un’azienda. Rispose il cattolichino allora a capo della Microsoft Europa: ” Quattro cose: il prodotto, andarlo a vendere, i conti in ordine e la fortuna”.










