Pesaro. Rof, si inaugura con Le Siège de Corinthe l’11 agosto alle 19 all’Auditorium Scavolini.
La 47a edizione del Rossini Opera Festival sarà inaugurata l’11 agosto alle 19 all’Auditorium Scavolini da una nuova produzione di Le Siège de Corinthe, con Carlo Rizzi alla guida dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna e del Coro del Teatro Ventidio Basso. Nel cast, Adrian Sâmpetrean (Mahomet), Matteo Roma (Cléomène), Vasilisa Berzhanskaya (Pamyra), Maxim Mironov (Néoclès), Simón Orfila (Hiéros), Tianxuefei Sun (Adraste), Giuseppe De Luca (Omar) e Anna-Doris Capitelli (Ismène). Il regista Davide Livermore, alla sesta produzione creata per il ROF, firmerà anche le scene dello spettacolo assieme ad Eleonora Peronetti e Paolo Gep Cucco, mentre i costumi saranno ideati da Gianluca Falaschi e le luci da Nicolas Bovey. Le tre repliche si terranno il 14, 17 e 21 agosto.
Tragédie lyrique in tre atti di Luigi Balochi e Alexandre Soumet, Le Siège de Corinthe debuttò all’Académie Royale de Musique di Parigi il 9 ottobre 1826, giusto duecento anni fa. Si tratta della prima opera in francese di Rossini, frutto della rielaborazione del Maometto II andato in scena senza successo sei anni prima al Teatro San Carlo di Napoli. Tratto dalla tragedia Anna Erizo dello stesso librettista Della Valle, il libretto del Maometto II rievocava accadimenti seguiti alla tragedia storica della caduta di Bisanzio (1453) per mano del giovanissimo terribile sultano. Presa Costantinopoli, Maometto punta sul dominio veneto di Negroponte; e di Veneziani e Turchi, appunto, si tratta nell’opera napoletana. Dall’aggiustamento ad opera di Luigi Balochi, verseggiatore addetto al Théâtre-Italien, e Alexandre Soumet, il libretto del Siège viene ambientato non più a Negroponte, ma a Corinto, in quella Grecia dove infuriava la guerra di indipendenza: argomento, quest’ultimo, fortemente dibattuto nella Parigi dell’epoca agitata dalla nascita di un vero e proprio movimento filoellenista.
Lo spettacolo ideato da Davide Livermore è ambientato all’interno di un magazzino di un museo, un deposito di preservazione dell’arte classica dove casse di legno sparse custodiscono opere e rovine dell’antichità greca. Il regista mette in luce la deriva distruttiva della modernità nei confronti della bellezza costruita dall’uomo nel passato. Corinto si trasforma così nell’emblema dell’ideale artistico – in questo caso, il mondo dell’arte classica – che l’umanità ha prodotto e che dovrebbe essere preservato. L’assediante è invece la modernità, l’uomo di oggi, che irrompe in questo spazio incapace di comprenderne il valore, facendo di tutto tabula rasa. La scena teatrale si costruisce visivamente come un progressivo svelamento: le casse sparse all’interno di questo magazzino d’arte – di cui la più grande, al centro, rappresentante Corinto – rivelano frammenti del mondo greco, immagini, presenze, memorie ancora vive. La città greca è ciò che resta della bellezza del nostro passato, man mano sempre più circondata da cocci e rovine, simboli della fragilità di ciò che viene conservato, museificato, senza essere compreso.
La prima rappresentazione dell’opera sarà trasmessa in diretta su Rai Radio 3. La mattina, alle 12, nella Sala della Repubblica del Teatro Rossini, si terrà il primo ROF Talk Oggi è il giorno del gran viaggio, nel corso del quale Carlo Rizzi e Davide Livermore introdurranno lo spettacolo in una conversazione con la giornalista Susanna Franchi.













