• Chi siamo
  • Redazione
  • Collabora con noi
  • Pubblicità
  • Contatti
MENSILE DI POLITICA ECONOMIA CULTURA SPORT E COSTUME DELLE PROVINCE DI RIMINI E PESARO - TEL. 0541-611070
mercoledì, Settembre 16, 2026
24 °c
Rimini
22 ° Gio
20 ° Ven
  • Login
 
La Piazza | Notizie, Politica, Economia, Cultura e Società dalla Provincia di Rimini e Pesaro-Urbino
 
  • Politica
  • Economia
  • Ambiente
  • Cultura
  • Sport
  • Turismo
  • Eventi
  • Rubriche
    • CRONACA
    • DALLA NOSTRA TERRA
    • LA BUONA TAVOLA
    • L’OPINIONE
    • L’ALTRA PAGINA
    • VARIE
    • SPIEGA L’ESPERTO
  • Inchieste
No Result
View All Result
  • Politica
  • Economia
  • Ambiente
  • Cultura
  • Sport
  • Turismo
  • Eventi
  • Rubriche
    • CRONACA
    • DALLA NOSTRA TERRA
    • LA BUONA TAVOLA
    • L’OPINIONE
    • L’ALTRA PAGINA
    • VARIE
    • SPIEGA L’ESPERTO
  • Inchieste
No Result
View All Result
La Piazza | Notizie, Politica, Economia, Cultura e Società dalla Provincia di Rimini e Pesaro-Urbino
Home Cultura

Rimini. A scuola di dialetto… romagnolo

Redazione di Redazione
16 Settembre 2026
in Cultura, Rimini, Saludecio
Tempo di lettura : 6 minuti necessari
A A
Cerreto, piccolo borgo malatestiano nel comune di Saludecio

Cerreto, piccolo borgo malatestiano nel comune di Saludecio

di Vincenzo Sanchini*

 

II – A scuola di dialetto

 

  1. Contadino
  2. Maestro

 

C-        Già ch’ac fèn s’ un bitchjarìn                         Già che ci facciamo con un bicchierino

sèta l’èmbra un ripusìn                                 sotto l’ombra un riposino

s’ po parlè ‘n po’ di dialet                              si può parlare un po’ dei dialetti

ti su pagn sempre pio stret,                          nei loro panni sempre più stretti,

per chechdùn urmaj da séda,                                   per qualcuno ormai seduti,

d jìlt invéc ch’u j s’è da créda,                       degli altri invece che ci si deve credere,

perché i dis che l’Itaglién                              perché dicono che l’italiano

u s’artira urmaj pién, pién?                          si ritira ormai piano, piano?

 

M-       I dialetti e l’italiano

            sono pari e non è strano

che la stessa è la radice,

il latino la matrice.

Dignità pari iniziale,

ricordarlo non è male,

poi ognuno la sua storia

e diversa anche la gloria.

 

C-        Sce, chechdùn l’è andèd in èlt                      Sì, qualcuno è andato in alto,

djìlt invec dep i s’è arbèlt,                             degli altri invece dopo si sono ribaltati,

mò e’ valor s’ l’era pricìs,                              ma il valore era uguale

du stès olme li radìs,                                     dello stesso olmo le radici,

perché og propria el tuschén                                    perché oggi proprio il toscano

l’è la lèngua d’ j Itaglién?                              è la lingua degli Italiani?

 

M-       La fortuna del toscano,

            non ancora l’italiano,                                    “Il primato del toscano, va spigato anche

è dovuta a tre signori:                                   con un complesso di condizioni che attengono

Dante in giro, poveraccio,                             alla storia e civiltà fiorentina. Soprattutto

e Petrarca col Boccaccio…                            espansionismo culturale e commerciale”.

Quella allor la carreggiata

dell’Italia letterata.

 

C-        Una lèngua da paès                                       Una lingua da paese

che s’ chi tre la tchjapa pés…                                    che con quei tre prende peso…

S’i fos stèd di Sicilién                                     Se fossero stati dei Siciliani

va’ a capì… og l’itaglién.                               vai a capire… oggi l’italiano.

 

M-       E’ un’ipotesi importante,

si, la prima fra le tante,

ma ricorda che in sto posto

mai nessuno ha poi imposto

quel ‘volgare’ allora tale

come lingua nazionale.

Con l’Italia riunita,                                         Nel 1870, alla fine del Risorgimento

si è poi chiusa la partita                                è stato codificato quale fosse la lingua ufficiale

e lo Stato ha preso atto                                 della Penisola.

del parlare ormai di fatto.

 

C-        Bèh, amigh t’ava pacénza,                            Bèh, amico abbi pazienza

mò du ch’l’è la difirénza                                ma dov’è la differenza

fra la lèngua e chi djalet                               fra la lingua e quei dialetti

che si vètchj i lascia i tet?                             che coi vecchi lasciano i tetti?

 

M-       Una lingua l’ho già detto

è la stessa del dialetto,

anche se per l’estensione

ci può star la distinzione.

 

C-        E in Italia cum j è nèd                                                E in Italia come sono nati

            chi djalet ch’ a c cin truvèd?                         quei dialetti che ci siamo ritrovati?

 

M-       Il latino è l’accidente,

lingua nuova per la gente

nelle terre conquistate

che preval sulle parlate,

poi col crollo dell’impero

ritrovato hanno il sentiero,

con diversa evoluzione

e la storia è la ragione.

 

C-        Tot alora sti dialet,                                        Tutti allora questi dialetti,

ènca j ultme cum i n det,                              anche gli ultimi come abbiamo detto,

su latìn ch’u j ha ‘mpruntèd                          col latino che li ha improntati

j è po armast imparintèd?                             sono rimasti imparentati?

 

M-       Ma così per accennare

basta il sardo a confermare

con quel timbro conservato

dal latino ereditato.

E chiamata alla romana

oggi è ancor la settimana:

“Lunae dies”, lunedì

del dio Marte, martedì…

Poi “cattiva” in meridione

da “captiva” la ragione,

a indicar la maritata

per il lutto segregata.

 

C-        Ta st’Italia isce slunghéda                             In quest’Italia così allungata

tot ch’ij staga tla bracéda…                           tutti che le stiano tra le braccia…

M-       I dialetti alto – atesini

son tedeschi e non latini;

Val d’Aosta, monte Rosa,

Macugnaga… poca cosa;

per non dir degli Albanesi

in Molise e giù distesi;

oltre ai Greci per sfoltire,

molte zone han da spartire

il dialetto lì parlato

con le genti del passato.

 

C-        Già ch’a fèn sta tchjacarèda,                        Già che facciamo questa chiacchierata,

Nord e Sud la stèsa strèda?                           Nord e Sud la stessa strada?

 

M-       No, da Rimini a La Spezia,

non ti parlo d’un’inezia,

c’è una linea ideale,

            meglio a dirsi dialettale.

Nord e Sud là son divisi

e i confini… assai precisi.

Nelle terre dei Padani

prima ancora dei Romani,

gallo-italici chiamati

per quei Celti sistemati.

Centro sotto è meridione

e diversa la questione.

 

C-        Cus ch’è cambia da laso                                Cosa cambia da lassù

si dialet un po’ pio in gio?                             coi dialetti un po’ più in giù?

 

M-       Tutti i nomi, è una costante,

            hanno infin ‘na consonante:

“bon” per buono su si dice,

“bona” invece contraddice,

che la “a” quand’è in finale

si conserva ancora tale.

“Matto”, “piatto” geminate

“mat” e “piat” son diventate.

Fa il Veneto eccezione

per il fatto che in regione

i Venetici mai stati

            fur da Galli conquistati.

La ragione è nel sostrato

che il latino ha poi trovato.

 

C-        Sghènd insèma du ch’lè arvéd                      Secondo insomma dove è arrivato

i catchjet l’ha po butéd,                                 i getti ha poi buttato,

mò ancora t u m po di’                                  ma ancora mi puoi dire

del ‘tuschén’… ch’a vèj capì.                         del ‘toscano’… che voglio capire.

 

M-       La regione un po’ isolata

per gran tempo com’è stata,

(gli Appennini per capire

son gli scambi ad impedire)

il legame ha conservato

col latino del passato,

poi cambiato anche lì il vento

coi mercanti del duecento…

Consonanti che aspirate                    Cioè l’aspirazione delle sorde intervocaliche (Rohlfs scetti-

in Toscana pronunciate?                   co)   C > fiho (fico) / T > ditho (dito) / P > luphp (lupoo

dagli Etruschi la ragione?

Dibattuta è la questione.

 

C-        Quest del centre e e’ miridjon?                    Questo del Centro e il Meridione?

a n vèj pèrda l’ucasion…                                non voglio perdere l’occasione.

 

M-       Altra linea ideale,

anche questa dialettale,

da Ancona va tracciata

            fino Roma e oltrepassata,

“frate”, “soru”… ci capiamo

“isso”, “imu” per andiamo.

Latinismi assimilati

nei dialetti conservati,

ma elemento sostanziale

di sta parte di stivale

l’N D che trasformato

            N N è ritornato:

“quanno” infatti ancor si dice

Osco- umbra la radice,

che affossata dal latino

ha ripreso il suo cammino.

E giù ancor nel siciliano

“beddu”, bello, un fatto strano:

consonanti sì invertite

fino ad oggi proseguite,

di chi un tempo ha preceduto

il latino poi venuto.

 

C-        “Beddu”, “bedda” ch’u j scapèva                  “Beddu”, “bedda” che scappava

ma d j amigh cant i guardèva…                    a degli amici quando guardavano…

J era infati sicilién                                         erano infatti siciliani

e u m pisiva a stèj insén.                               e mi piaceva starci insieme.

 

M-       Sul dialetto in discussione

dibattuta è la questione,

se è prosieguo del latino

come penso o più vicino,                               Si discute se gli insediamenti greci in Italia

dei Normanni perché stato                           risalgano VIII sec. avanti Cristo, oppure si tratti

poi da lor romanizzato.                                 di colonizzazioni posteriori nel VI e VII sec. d,c.

 

C-        Un pizèt in tchjacarèd,                                  Un pezzetto abbiamo chiacchierato,

fors che cosa ho ancà amparèd,                   forse qualcosa ho anche imparato

e ‘ m sò fat po l’upinion                                 e mi sono fatto poi l’opinione

d una masa d distinzion;                                di molte distinzioni;

mò puseble ch’è n gni sia,                             ma possibile che non ci sia,

è che a vol sla fantasia,                                 qui volo con la fantasia,

un che cosa ch’è culéga                                un qualcosa che colleghi

Nord e Sud ta sta cungréga?                         Nord e Sud in questa congrega?

 

M-       Tanti i gruppi dialettali,

differenze sostanziali

che hanno fatto un sol tracciato

sull’Italia dispiegato.

Pensa invece a dei segmenti

uno all’altro susseguenti.

In Emilia “a” accentata                                 accento tonico

nella “e” si è trasformata:

“peder”, “meder” lì si dice,

“mader”, “pader” la matrice.

Basta poco, una costante,

la riporto fra le tante,

che poi quando non si trova

d’altra zona è la riprova.

 

Un segmento ormai finito,

ma già un altro… è ripartito.

 

  • La storia dei dialetti italiani comincia quando le popolazioni dei luoghi occupati, che parlavano lingue diverse, in tempi abbastanza brevi, hanno accettato di imparare il latino.
  • La germanizzazione dell’Alto Adige è dovuta alla colonizzazione dei Baiuvari (partiti dalla Boemia) nei sec. IX e X.
  • Una linea ideale che si può tirare da Ancona, passando per Rieti, ai Colli Albani, sotto

Roma.

…………………………………………

Bibl.

  • Carlo Tagliavini, Le origini delle lingue neolatine, Patron, Bo 1969.
  • Gerhard Rohlfs, Studi e ricerche su lingua e dialetti d’Italia – Sansoni 1972.
  • Gerard Rohlfs, Grammatica storica della lingua italiana, vol. I – II – III – Sansoni 1972
  1. Devoto, G. Giacomelli, I dialetti delle regioni d’Italia, Sansoni, 1975
  • Quondamatteo – G Bellosi, Romagna civiltà – Grafiche Galeati 1977
  • Bertoni, L’Italia dialettale, 1975, Cisalpino – Goliardica, 1975
  • Intervista di Luciano Simonelli al prof. Tristano Bolelli, La Domenica del Corriere, 29.10.1983.
  • Tullio de Mauro, La lingua italiana e i dialetti, Emilia – Romagna, la Nuova Italia 1999
  • Friedrich Schurr, La voce della Romagna, il Girasole, 1994
  • Michele Loporcaro, Profilo linguistico sei dialetti d’Italia, 2009

2005  /  2026

 

*Professore di italiano in pensione amatissimo dagli allievi e tra i massimi studiosi di dialetto della provincia di Rimini

Articolo precedente

Montefiore. Teatrotek, festival che unisce teatro e musica techno

Articolo seguente

Morciano. “Sconfinamenti”, il viaggio diventa racconto: dieci incontri tra esperienze, immagini e mondi lontani

Redazione

Redazione

REDAZIONE LA PIAZZA

Articoli Collegati

Mauro Vanucci
Cultura

Morciano. “Sconfinamenti”, il viaggio diventa racconto: dieci incontri tra esperienze, immagini e mondi lontani

16 Settembre 2026
Cultura

Montefiore. Teatrotek, festival che unisce teatro e musica techno

16 Settembre 2026
Cultura

Riccione. Hotel Morri, incontro: “Quasi silenzio: itinerari tra parola, pittura, scultura, fotografia e altre forme d’arte” dal 2 al 4 ottobre

16 Settembre 2026
Eventi

Rimini. Centro Storico, Visite guidate gratuite nel Centro Storico nel fine settimana, tra gli appuntamenti l’82° anniversario della Liberazione

16 Settembre 2026
Economia

Rimini. Nata la prima Rete della Piccola pesca costiera dell’Emilia-Romagna… 44 i soci con 50 barche

16 Settembre 2026
Focus

Rimini. “Dalla parte del suolo. Per salvare dal cemento le nostre città”, conferenza con Paolo Pileri il 18 settembre alle 21 alla Sala polivalente delle Celle

15 Settembre 2026
Cultura

Rimini. Ponte di Tiberio incappucciato per il restauro. Fine lavori entro Natale

15 Settembre 2026
Cattolica

Cattolica-Rimini. Il libro “Nove modi per essere me” di Stefania D’Alessandro e Ivo Guerra è secondo tra i Top 100 eBook gratuiti del Kindle Store

15 Settembre 2026
Mostra più articoli
Articolo seguente
Mauro Vanucci

Morciano. “Sconfinamenti”, il viaggio diventa racconto: dieci incontri tra esperienze, immagini e mondi lontani

Ricerca articoli e archivi

No Result
View All Result

Articoli

gruppo292.com

Articoli recenti

  • Morciano. “Sconfinamenti”, il viaggio diventa racconto: dieci incontri tra esperienze, immagini e mondi lontani 16 Settembre 2026
  • Rimini. A scuola di dialetto… romagnolo 16 Settembre 2026
  • Montefiore. Teatrotek, festival che unisce teatro e musica techno 16 Settembre 2026
  • Riccione. Hotel Morri, incontro: “Quasi silenzio: itinerari tra parola, pittura, scultura, fotografia e altre forme d’arte” dal 2 al 4 ottobre 16 Settembre 2026
  • Rimini. Centro Storico, Visite guidate gratuite nel Centro Storico nel fine settimana, tra gli appuntamenti l’82° anniversario della Liberazione 16 Settembre 2026
La Piazza | Notizie, Politica, Economia, Cultura e Società dalla Provincia di Rimini e Pesaro-Urbino

© 2025 .292-

La Piazza delle province di Rimini e Pesaro. Redazione : Piazza Gramsci, 34 - 47843 Misano Adriatico | p.iva 02540310402

  • Chi siamo
  • Redazione
  • Collabora con noi
  • Pubblicità
  • Contatti

Direttore Responsabile: Giovanni Cioria

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In
No Result
View All Result
  • Home
  • Politica
  • Economia
  • Cultura
  • Sport
  • Turismo
  • Eventi
  • Rubriche
    • Cronaca
    • Dalla nostra terra
    • La buona tavola
    • L’opinione
    • L’altra pagina
    • Spiega l’esperto
  • L’inchiesta
  • Redazione
  • Pubblicità
  • Contatti

© 2025 .292-