di Vincenzo Sanchini*
II – A scuola di dialetto
- Contadino
- Maestro
C- Già ch’ac fèn s’ un bitchjarìn Già che ci facciamo con un bicchierino
sèta l’èmbra un ripusìn sotto l’ombra un riposino
s’ po parlè ‘n po’ di dialet si può parlare un po’ dei dialetti
ti su pagn sempre pio stret, nei loro panni sempre più stretti,
per chechdùn urmaj da séda, per qualcuno ormai seduti,
d jìlt invéc ch’u j s’è da créda, degli altri invece che ci si deve credere,
perché i dis che l’Itaglién perché dicono che l’italiano
u s’artira urmaj pién, pién? si ritira ormai piano, piano?
M- I dialetti e l’italiano
sono pari e non è strano
che la stessa è la radice,
il latino la matrice.
Dignità pari iniziale,
ricordarlo non è male,
poi ognuno la sua storia
e diversa anche la gloria.
C- Sce, chechdùn l’è andèd in èlt Sì, qualcuno è andato in alto,
djìlt invec dep i s’è arbèlt, degli altri invece dopo si sono ribaltati,
mò e’ valor s’ l’era pricìs, ma il valore era uguale
du stès olme li radìs, dello stesso olmo le radici,
perché og propria el tuschén perché oggi proprio il toscano
l’è la lèngua d’ j Itaglién? è la lingua degli Italiani?
M- La fortuna del toscano,
non ancora l’italiano, “Il primato del toscano, va spigato anche
è dovuta a tre signori: con un complesso di condizioni che attengono
Dante in giro, poveraccio, alla storia e civiltà fiorentina. Soprattutto
e Petrarca col Boccaccio… espansionismo culturale e commerciale”.
Quella allor la carreggiata
dell’Italia letterata.
C- Una lèngua da paès Una lingua da paese
che s’ chi tre la tchjapa pés… che con quei tre prende peso…
S’i fos stèd di Sicilién Se fossero stati dei Siciliani
va’ a capì… og l’itaglién. vai a capire… oggi l’italiano.
M- E’ un’ipotesi importante,
si, la prima fra le tante,
ma ricorda che in sto posto
mai nessuno ha poi imposto
quel ‘volgare’ allora tale
come lingua nazionale.
Con l’Italia riunita, Nel 1870, alla fine del Risorgimento
si è poi chiusa la partita è stato codificato quale fosse la lingua ufficiale
e lo Stato ha preso atto della Penisola.
del parlare ormai di fatto.
C- Bèh, amigh t’ava pacénza, Bèh, amico abbi pazienza
mò du ch’l’è la difirénza ma dov’è la differenza
fra la lèngua e chi djalet fra la lingua e quei dialetti
che si vètchj i lascia i tet? che coi vecchi lasciano i tetti?
M- Una lingua l’ho già detto
è la stessa del dialetto,
anche se per l’estensione
ci può star la distinzione.
C- E in Italia cum j è nèd E in Italia come sono nati
chi djalet ch’ a c cin truvèd? quei dialetti che ci siamo ritrovati?
M- Il latino è l’accidente,
lingua nuova per la gente
nelle terre conquistate
che preval sulle parlate,
poi col crollo dell’impero
ritrovato hanno il sentiero,
con diversa evoluzione
e la storia è la ragione.
C- Tot alora sti dialet, Tutti allora questi dialetti,
ènca j ultme cum i n det, anche gli ultimi come abbiamo detto,
su latìn ch’u j ha ‘mpruntèd col latino che li ha improntati
j è po armast imparintèd? sono rimasti imparentati?
M- Ma così per accennare
basta il sardo a confermare
con quel timbro conservato
dal latino ereditato.
E chiamata alla romana
oggi è ancor la settimana:
“Lunae dies”, lunedì
del dio Marte, martedì…
Poi “cattiva” in meridione
da “captiva” la ragione,
a indicar la maritata
per il lutto segregata.
C- Ta st’Italia isce slunghéda In quest’Italia così allungata
tot ch’ij staga tla bracéda… tutti che le stiano tra le braccia…
M- I dialetti alto – atesini
son tedeschi e non latini;
Val d’Aosta, monte Rosa,
Macugnaga… poca cosa;
per non dir degli Albanesi
in Molise e giù distesi;
oltre ai Greci per sfoltire,
molte zone han da spartire
il dialetto lì parlato
con le genti del passato.
C- Già ch’a fèn sta tchjacarèda, Già che facciamo questa chiacchierata,
Nord e Sud la stèsa strèda? Nord e Sud la stessa strada?
M- No, da Rimini a La Spezia,
non ti parlo d’un’inezia,
c’è una linea ideale,
meglio a dirsi dialettale.
Nord e Sud là son divisi
e i confini… assai precisi.
Nelle terre dei Padani
prima ancora dei Romani,
gallo-italici chiamati
per quei Celti sistemati.
Centro sotto è meridione
e diversa la questione.
C- Cus ch’è cambia da laso Cosa cambia da lassù
si dialet un po’ pio in gio? coi dialetti un po’ più in giù?
M- Tutti i nomi, è una costante,
hanno infin ‘na consonante:
“bon” per buono su si dice,
“bona” invece contraddice,
che la “a” quand’è in finale
si conserva ancora tale.
“Matto”, “piatto” geminate
“mat” e “piat” son diventate.
Fa il Veneto eccezione
per il fatto che in regione
i Venetici mai stati
fur da Galli conquistati.
La ragione è nel sostrato
che il latino ha poi trovato.
C- Sghènd insèma du ch’lè arvéd Secondo insomma dove è arrivato
i catchjet l’ha po butéd, i getti ha poi buttato,
mò ancora t u m po di’ ma ancora mi puoi dire
del ‘tuschén’… ch’a vèj capì. del ‘toscano’… che voglio capire.
M- La regione un po’ isolata
per gran tempo com’è stata,
(gli Appennini per capire
son gli scambi ad impedire)
il legame ha conservato
col latino del passato,
poi cambiato anche lì il vento
coi mercanti del duecento…
Consonanti che aspirate Cioè l’aspirazione delle sorde intervocaliche (Rohlfs scetti-
in Toscana pronunciate? co) C > fiho (fico) / T > ditho (dito) / P > luphp (lupoo
dagli Etruschi la ragione?
Dibattuta è la questione.
C- Quest del centre e e’ miridjon? Questo del Centro e il Meridione?
a n vèj pèrda l’ucasion… non voglio perdere l’occasione.
M- Altra linea ideale,
anche questa dialettale,
da Ancona va tracciata
fino Roma e oltrepassata,
“frate”, “soru”… ci capiamo
“isso”, “imu” per andiamo.
Latinismi assimilati
nei dialetti conservati,
ma elemento sostanziale
di sta parte di stivale
l’N D che trasformato
N N è ritornato:
“quanno” infatti ancor si dice
Osco- umbra la radice,
che affossata dal latino
ha ripreso il suo cammino.
E giù ancor nel siciliano
“beddu”, bello, un fatto strano:
consonanti sì invertite
fino ad oggi proseguite,
di chi un tempo ha preceduto
il latino poi venuto.
C- “Beddu”, “bedda” ch’u j scapèva “Beddu”, “bedda” che scappava
ma d j amigh cant i guardèva… a degli amici quando guardavano…
J era infati sicilién erano infatti siciliani
e u m pisiva a stèj insén. e mi piaceva starci insieme.
M- Sul dialetto in discussione
dibattuta è la questione,
se è prosieguo del latino
come penso o più vicino, Si discute se gli insediamenti greci in Italia
dei Normanni perché stato risalgano VIII sec. avanti Cristo, oppure si tratti
poi da lor romanizzato. di colonizzazioni posteriori nel VI e VII sec. d,c.
C- Un pizèt in tchjacarèd, Un pezzetto abbiamo chiacchierato,
fors che cosa ho ancà amparèd, forse qualcosa ho anche imparato
e ‘ m sò fat po l’upinion e mi sono fatto poi l’opinione
d una masa d distinzion; di molte distinzioni;
mò puseble ch’è n gni sia, ma possibile che non ci sia,
è che a vol sla fantasia, qui volo con la fantasia,
un che cosa ch’è culéga un qualcosa che colleghi
Nord e Sud ta sta cungréga? Nord e Sud in questa congrega?
M- Tanti i gruppi dialettali,
differenze sostanziali
che hanno fatto un sol tracciato
sull’Italia dispiegato.
Pensa invece a dei segmenti
uno all’altro susseguenti.
In Emilia “a” accentata accento tonico
nella “e” si è trasformata:
“peder”, “meder” lì si dice,
“mader”, “pader” la matrice.
Basta poco, una costante,
la riporto fra le tante,
che poi quando non si trova
d’altra zona è la riprova.
Un segmento ormai finito,
ma già un altro… è ripartito.
- La storia dei dialetti italiani comincia quando le popolazioni dei luoghi occupati, che parlavano lingue diverse, in tempi abbastanza brevi, hanno accettato di imparare il latino.
- La germanizzazione dell’Alto Adige è dovuta alla colonizzazione dei Baiuvari (partiti dalla Boemia) nei sec. IX e X.
- Una linea ideale che si può tirare da Ancona, passando per Rieti, ai Colli Albani, sotto
Roma.
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Bibl.
- Carlo Tagliavini, Le origini delle lingue neolatine, Patron, Bo 1969.
- Gerhard Rohlfs, Studi e ricerche su lingua e dialetti d’Italia – Sansoni 1972.
- Gerard Rohlfs, Grammatica storica della lingua italiana, vol. I – II – III – Sansoni 1972
- Devoto, G. Giacomelli, I dialetti delle regioni d’Italia, Sansoni, 1975
- Quondamatteo – G Bellosi, Romagna civiltà – Grafiche Galeati 1977
- Bertoni, L’Italia dialettale, 1975, Cisalpino – Goliardica, 1975
- Intervista di Luciano Simonelli al prof. Tristano Bolelli, La Domenica del Corriere, 29.10.1983.
- Tullio de Mauro, La lingua italiana e i dialetti, Emilia – Romagna, la Nuova Italia 1999
- Friedrich Schurr, La voce della Romagna, il Girasole, 1994
- Michele Loporcaro, Profilo linguistico sei dialetti d’Italia, 2009
2005 / 2026
*Professore di italiano in pensione amatissimo dagli allievi e tra i massimi studiosi di dialetto della provincia di Rimini











