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Home Cultura

Rimini. Angolo del dialetto. Il ladino (Val Badia)

Redazione di Redazione
29 Settembre 2026
in Cultura, Rimini
Tempo di lettura : 4 minuti necessari
A A

di Vincenzo Sanchini

 

1 – Il ladino

 

  1. Ad pasag in Val Badìa             Di passaggio in Val Badìa,

tra chi munt, ach poesia!                                     tra quei monti, che poesia!

ho sintud cant i parlèva                                      ho sentito quando parlavano

che Ladìn quel u s’ tchjamèva                            che ladino quello si chiamava

e a t degh ch’a l’ho scambjéd                              e ti dico che l’ho scambiato

s’cu Latìn ch’a n’ho studjéd.                              con quel Latino che non ho studiato.

 

  1. Regolar continuazione

di “Latinus” la ragione,

che diviso è in tre sezioni;

per gli iati e le ragioni?

varietà sì dialettali

neolatine o anche non tali,

poi espanse a separare

le tre zone nel parlare.

 

  1. Tre sizion adiritura… Tre sezioni addirittura…

e ho féd ch’la s’facia dura,                                  e penso che si faccia dura,

ch’a pinsèva m’un djalèt                                      perché pensavo ad un dialetto

da cli pèrt è le da strèt.                                       da quelle parti lì ristretto

 

  1. Giusto un cenno… può bastare

e così per cominciare

dei Grigioni nel Cantone                     1

occidente la sezione;

Dolomiti al centro… il Sella                 2

come zona la più bella;

orientale, pare strano,

quel ch’è detto il Friulano,                    3

più al Francese collegati

con l’Italia comparati.

 

  1. Roba ch’ s’magna tot i de… Roba che si mangia tutti i giorni…

mò chèch fat bota po le                                      ma qualche fatto butta pur lì

per capì i culigamént                                           per capire i collegamenti

s’che francés ch’u m ven in ment ,                       con quel francese che mi viene in mente,

gio sla spiagia a fe’ matìna                                  giù sulla spiaggia a fare mattina

abracéd m’una biundìna…                                   abbracciato ad una biondina…

 

  1. Bèh, la esse (S) del plurale

nel Ladino ancora tale,

“les oredles” a Cortina                -le orecchie

ch’al Francese s’avvicina;

l’elle (L) dopo consonante,

anche questa una costante,

con “clamar” lì per chiamare,

“flur” per fiore e può bastare;

l’A ch’in sillaba accentata

un dittongo è diventata

se davanti a una nasale:

“launa”, lana, “paun“, pane,

che in Friuli su a insegnare

ho sentito pronunciare.

 

  1. In pruvincia ‘d Purdinon, In provincia di Pordenone

sce, u m pèr a Valvason,                                     sì, mi pare a Valvasone,

sciopte dep fnìd u suldèd                                              subito dopo finito il soldato

a m’arcòrd ch’i t’ ha tchjamèd                             mi ricordo che ti hanno chiamato

per un an ch’è n’è ‘na masa,                                per un anno che non è molto,

mò us sent che la n t’è pasa…                             ma si sente che non ti è passata…

 

  1. Anche questa è una ragione…

ma tornando alla questione,

“Ca” e “Ga” palatizzati

al francese collegati:

“gial” il gallo, “giat” il gatto

e “chantar” conferma il fatto.    – cantare

 

  1. Sce, insèma u s sent i sproz Sì, insomma si sentono gli spruzzi

ad cla lèngua di galoz,                                        di quella lingua dei “galletti”,

mò scigùr ch’l’ava scansèd                                  ma sicuro che abbia scansato

dl’ Elta Itaglia li parlèd?                                     dell’Alta Italia le parlate?

 

  1. Bèh, il sistema ancora adesso

dei dialetti è su lo stesso,

gallo – italico chiamato

al Francese collegato,

e fenomeni (fonetici) ladini

in comune a quei vicini

ha il lombardo nel parlare

e in Piemonte puoi trovare;

l’ “U” ch’in “U” (con due puntini sopra: turbata) si è trasformata

“fus” per fuso pronunciata,

consonanti geminate

vecchie poi semplificate,

“goba”, “fosa” che diciamo

anche noi quando parliamo.

 

  1. Sli vuchél e l’ cunsunènt Con le vocali e le consonanti

fors l’è méj ch’ ta n vaga avènt…                      forse è meglio che tu non vada avanti…

e invec un po’ u m pisrìa,                                   e invece un po’ mi piacerebbe

ad savé ancà se t’ tir vìa,                                               sapere anche se tiri via

d’cli paròl uriginèl                                              di quelle parole originali

du Ladìn ch’l’in s’tròva invèl.                            del Ladino che non si trovano da nessuna parte

 

  1. Non in Francia attestate

o in Italia ritrovate

“alf” per bianco, “còtschen”, rosso,

“mèllen“, giallo e stando all’osso

“encurir” ch’è per cercare,

“antscheiver“, incominciare…

 

  1. Tota ròba ch’ t’ bot è le Tutta roba che butti lì

cumè gnint e invéc per me…                            come niente e invece per me…

mò urmai e già ch’a i sin                                               ma ormai e già che ci siamo

gnint da di’ se stu Ladìn                                              niente da dire se questo Ladino

l’ha ‘n che cosa cunsirvèd                                 ha un qualcosa conservato

d’cli antìghje li parlèd,                                      di quelle antiche le parlate,

prima insèma che i Rumèn                               prima insomma che i Romani

po j arvàsa a mèta l’ mèn?                                 poi arrivassero a mettere le mani?

 

  1. Di una lingua pre-latina

qualche esempio… zona alpina,

“zonder” pino, quello nano

“grep” la roccia… ch’ho per mano.

 

  1. Dai Tidesch propria gnint gnint, Dai tedeschi proprio niente niente,

ch’j ava mès po sèta i dint?                              che abbiano messo poi sotto i denti?

 

  1. Dal tedesco prelevato

molto infatti è dimostrato,

“pur” chiamato è il contadino

“puob” ragazzo anche in ladino…

 

  1. N’ ultma ròba per capì, Un’ultima cosa per capire,

s’ t’ aves vòja, ancà per fnì:                                se avessi voglia, anche per finire:

chi tre grop ch’ t’ u m’è parlèd                           quei tre gruppi di cui mi hai parlato

l’è isce ch’j è sempre stèd?                                 è così che sono sempre stati?

o invèc ti temp antìgh                                        o invece nei tempi antichi

snò ‘n filon sa dli mulìgh?                                 solo un filone con delle molliche?

 

  1. Dibattuta la questione,

ma se vuoi la mia opinione,

il Ladino l’ho già detto,

è una lingua col suo tetto,

ch’innegabile unità

pur avendo ormai si sa,

 

come il Sardo, il Catalano,

è con-nesso… Alto – Italiano

 

 

Bibl.

  • Carlo Tagliavini – Le origini delle lingue neolatine – Patron ed. 1961
  • Gerhard Rohlfs – STUDI E RICERCHE su lingua e dialetti d’Italia …. Sansoni ed.

 

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