da Giulio Mignani
Ho visto anch’io il video pubblicato ieri da Luciano Colono. Mi dispiace che Viale Ceccarini abbia avuto un quarto d’ora di notorietà per un’immagine negativa. Riccione vive anche della propria reputazione e nessuno dovrebbe avere interesse a danneggiarla.
Ma c’è una cosa che non possiamo fare: confondere il danno d’immagine con i problemi reali che stanno vivendo le attività commerciali. Quelli non sono inventati, e sarebbe un errore liquidarli come il risultato di una rappresentazione esagerata della realtà.
Il commercio attraversa una fase difficile in tutta Italia. A Riccione, però, i cantieri di Viale Ceccarini hanno aggravato una situazione già complicata, diventando per alcune attività la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Quando un’impresa è in difficoltà, ogni settimana persa, ogni fine settimana compromesso e ogni occasione mancata possono fare la differenza tra riuscire a resistere e dover chiudere.
È vero, i disagi sono inevitabili quando si riqualifica una strada. Ma qui il problema non è semplicemente convivere con un cantiere. Il problema è come questo cantiere è stato pianificato e come viene gestito.
Fin dalla presentazione del progetto sostengo che Riccione avrebbe dovuto fare una scelta diversa: non limitarsi a cambiare la pavimentazione e l’arredo urbano di Viale Ceccarini, ma ripensare organicamente l’intero centro cittadino attraverso un master plan. Un progetto di lungo periodo, anche decennale, da realizzare progressivamente, lasciando a ogni amministrazione il compito di portarne avanti una parte, senza perdere di vista il disegno complessivo.
Il centro di Riccione, invece, è il risultato di interventi stratificati nel tempo, spesso privi di una visione unitaria. Ogni amministrazione ha lasciato il proprio segno, ma le diverse parti non sempre dialogano tra loro. Basta guardare alle contraddizioni di un’area che vorremmo pedonale, ma che comprende ancora il terminal degli autobus ed è attraversata da una grande arteria come Viale Milano.
Sono problemi urbanistici che non si risolvono cambiando arredi. Richiedono una visione, una strategia e la capacità di guardare oltre la prossima scadenza elettorale.
Invece, si è scelto di concentrare molti interventi in un arco temporale ristretto, con l’obiettivo di arrivare al taglio del nastro. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: lavori che procedono in maniera disorganizzata e attività commerciali costrette a convivere con i cantieri durante periodi fondamentali per il proprio fatturato.
Non è accettabile che i negozi si ritrovino con i cantieri ancora aperti a stagione estiva iniziata, dopo aver già perso occasioni commerciali nella primavera precedente, e con il rischio concreto di vedere compromesso anche il Natale.
Parlo anche per esperienza diretta. Ho un’attività che si affaccia sul cantiere e vedo quotidianamente quello che succede: troppo spesso gli operai presenti sono pochissimi, quando non sono del tutto assenti. Capita di vedere trascorrere giornate intere senza avanzamenti, nemmeno minimi. E mentre una parte del viale è già interessata dai lavori, altre aree devono ancora essere cantierate. Restano inoltre da affrontare gli interventi nelle parti di competenza privata, con i relativi accordi.
Pare impossibile pensare di terminare i lavori prima della nuova stagione.
Non si può chiedere ai commercianti di sostenere sacrifici senza fare tutto il possibile per ridurli. E non si può pretendere che accettino come inevitabile qualsiasi ritardo, qualsiasi disorganizzazione e qualsiasi scelta sbagliata solo perché l’obiettivo dichiarato è riqualificare il centro.
Mi auguro che il video di Colono non diventi l’occasione per una polemica sterile tra chi denuncia i problemi e chi difende la Giunta. La reputazione di Riccione si tutela anche affrontando con serietà ciò che non funziona, ascoltando chi lavora sul territorio e correggendo gli errori.
Il punto non è scegliere tra difendere Viale Ceccarini e difendere i suoi commercianti. Sono due facce della stessa medaglia. Un centro commerciale vivo, attrattivo e curato è nell’interesse di tutta Riccione. Ma per ottenerlo non bastano un progetto e un’inaugurazione: servono una visione urbanistica complessiva, una programmazione credibile e il rispetto per chi, ogni giorno, tiene aperta la propria attività.











