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Home Cultura

Rimini. Angolo del dialetto. La favola della miseria

Redazione di Redazione
29 Ottobre 2026
in Cultura, Rimini
Tempo di lettura : 7 minuti necessari
A A

di Gabriele Bianchini*

 

La fòla dla miséria

Una volta, quand e Signor e San Pietri i andava in zir per e’ mond, travistid da piligrein, i capita vers mizde da près ‘d una butega da falignem.

L’era instèda, un cheld da la Madona!

San Pietri l’intra e e’ dmanda da bè:

–    A n avì un po’ d aqua per du piligrein che i n ni po pio da la Sèda?

E’ falignem l’ira un pori vèc (i an i era tent che i n si cuntèva pio) s’una luda santessma, tent che il ciameva “La Miseria”. L’iva priparè sora e’ tavulazz una zvòlla, un trocle ad penn, un mez litri d vein e e’ stèva per cminzè a magné.

–    Intrè, avnì aventi, mitiv da sdé un po’ ma l’ombra. A vlì favorì?  E’ taja la zvolla in tre perti, e’ spèza e’ pèn, e’ to tla cardenza die elt do bicir e e’ fa un po’ pron se’ vein.

–    T a l se’ chi ch’lìè quel ch’l’è sa me? – ui dmanda Sant Pietri prima d andè via.

–    Na!

–    L’è e’ Signor e me a so San Pietri. Dmanda quell che t vo, che t sarè esaudid!

–    Ecco, a vuria che quand e’ vein la Morta e la s mett da sdé sora la bènca, la arvanezz tacheda ma la benca fintenta ch’ a voi me.

–    Sarà fatta la tua volontà e va via.

Una mateina prest, sla fein d settembre, l’ariva la Morta: la Miseria… fa prest che a i hò pressia, a so’ vnù a tot, l’è ora!

–    Aspetta una muliga, che a mett a post al mi robi… metti da sdé!

–    Basta t fazza prest, che sta mateina a i hò un da fè!…

Dop un po’ l’ariva: –   Sé, ho tolt so tott, andèmma…

Mo quand la Morta la fa per stè so, la arvenza tacheda ma la benca.

–     Guerda sti falignem, i mett la cola d’impartott!… dam una mena a ztachem da la benca!

–     Naa! Se t vo che a t ztaca, t a m è da fè campè eltri diesa an!

–     Valà, valà, fa poch storie! Me a t so vnù a to e te t vein via sa me!

–     Alora sta i le!

Per quant la faséss, la Morta l a n era bona d stè so.

–     Dai smitemla sa stal patachédi, che a i hò d andè a to dla zenta! T cred da ess sna te ch’ t’è da murì?

–     Se t vo che a t ztaca t a m è da fè campè eltri sies an!

–     E va ben, a t farò campè eltri dies an, basta che a possa andè via ch’l’è terd e a n poss perd gnenca un minut!

–     Oh! L’era ora! Voglio che la morte si stacchi dalla panca!

Un inverni s’un fred da giazès la lengua ad bacca, i bossa do, ma la porta de’ falignem: – Possiamo riscaldarci un pochino?

–     Accomodatevi, a brusarem cla scarana rotta, mitivi vseina e’ camein…

–     Lo sai chi siamo? – u i dmanda tl’ ureccia un di do.

–     Na.

–     Lui è il Signore e io sono San Pietro. Domanda quello che vuoi, sarai esaudito!

–     Ecco, a vuria che quand e’ vein la Morta e la s ferma sotta e’ figh, la arvanezz tachéda mme’ figh fintenta che a voi mè.

–     Sarà fatta la tua volontà – e va via.

Una sera, prima dla calèda de’ sol, vers la fein d sitembre, ecch ch’l’ariva la Morta: -La Miseria… fa prest, dies an i è passa, a t aspèt i que d fura sotta e’ figh, stavolta…

  • A so pu i que!

Mo quand la Morta la fa per aviés la n è pio bona da movsi e la arvenza tachèda me’ figh.

  • Na dies an, zent an!

Mo valà, t a n ci sa vec… dai, dai. Dies an i basta! Fam andè via che stasera a i n’ho d andè a to dielt zdot!

–    Na, zent ho dett e zent i ha da ess!

–     Va ben, mo questa l’è l’ultma!

Oh! l’era ora! Voglio che la morte si stacchi dal fico!

Una nota d vent, s un fred e una niva ch’la frufléva, u s sint busé ma la porta de falignem:

  • Non abbiamo trovato nessun albergo aperto, ci potete ospitare per questa notte?
  • A v vengh a vèrz… Intrè fè prest che a m giazè totta la chesa… Me ho sna un let, mo in qualch mod a s sistemaremm!

La mateina dop, prima d andè via:

–    Lo sai chi siamo?

–     Na! Enca s u s’ l’era immazinè.

–     Lui è il Signore e io sono San Pietro, Domanda quello che vuoi, sarai esaudito!

–     Ecco, a vuria che quand e’ vein la Morta e me a i degh: “Entra nel sacco”, li la intra dreinta e’ sach e la i arvènza fintenta cha voi me.

–     Sarà fatta la tua volontà.

Enca zent an i fa prest a pasè e l’ariva la Morta:

–    La Miseria stavolta a t aspèt sla strèda. Fa prest.

–     Eccoci!

–     Alè, andèmma… mo sa fèt sa che’ sach?

–     Entra nel sacco! – e la Morta la intra te’ sach.

E’ falignem un gni mett temp a mezz, e’ ciapa t un baston e e’ taca a mnè sa totta la forza ch’l’aveva:

–     T a m è da fè  campè per sempre, brotta putèna! – e zo boti!

–     Guerda stè pataca!… T duvress ringraziem che a t vèngh a tò… che t fè una vita ch u n vuria fè nisun…

–     Mu me l’a n va bein isè – e e’ mnèva sempre pio fort!

–     Alora, t a t ci dicisa ad fem campè in eterni?

–     Mo se, valà t a n merit gnenca la morta!

–     Morte esci dal sacco… e nu fat veda pio!

E isè La Miseria la n’ è mai morta.

 

La favola della miseria / Raccontata all’autore dal babbo Nazzareno Bianchini

 

Una volta, quando il Signore e S. Pietro andavano ancora in giro per il mondo, vestiti da pellegrini, capitano verso mezzogiorno vicino alla bottega di un falegname. Era estate, in caldo terribile! San Pietro entra e chiede da bere:  –

  • Non avete un po’ d’acqua per due pellegrini assetati?

Il falegname era un povero vecchio con una miseria tale che l’avevano soprannominato La Miseria.  Aveva preparato sopra un tavolaccio una cipolla, un pezzo di pane, mezzo litro di vino e si apprestava a mangiare.

–              Entrate, venite avanti, sedetevi un po’ all’ombra. Volete favorire? – Taglia la cipolla in tre parti, divide il pane e prende nella credenza altri due bicchieri per dividere il vino.

–              Lo sai chi è quello che mi accompagna? – domanda San Pietro prima di andare.

–             No,

–              E’ il Signore ed io sono San Pietro. Chiedi quello che vuoi e sarai esaudito.

–              Ecco, vorrei che quando viene la morte e si siede su quella panca, rimanesse attaccata alla panca finchè lo voglio.

–              Sarà fatta la tua volontà – ed escono.

Una mattina presto, a fine settembre, arriva la morte:

–             La Miseria, sbrigati, ho fretta, sono venuta a prenderti, è ora.

–              Aspetta un attimo che sistemo le mie cose, siediti.

–              Basta che ti spicci, perchè sta mattina sono molto impegnata!

Dopo un po’ arriva:

–             Si, ho preso tutto, andiamo – ma quando la morte tenta di alzarsi, rimane attaccata alla panca.

–              Guarda questi falegnami, mettono la colla dappertutto… aiutami ad alzarmi.

–              No! se vuoi distaccarti, mi devi fare vivere altri dieci anni.

–              Suvvia, non fare storie! Sono venuta a prenderti e tu vieni via con me!

–              Allora rimani lì – e per quanto facesse la morte non riusciva ad alzarsi.

–              Dai, smettila con queste sciocchezze, debbo andare a prendere altre persone, credi di essere il solo che deve morire?

–              Se vuoi che ti stacchi, mi devi fare vivere altri dieci anni!

–              Va bene, ti farò campare altri dieci anni, basta che possa andare via, che è tardi e non posso perdere neanche un minuto.

–              Voglio che la morte si stacchi dalla panca!

–              Oh, l’era ora!

Un inverno, con un freddo da ghiacciarsi la lingua in bocca, bussano due alla porta del falegname:

–             Possiamo riscaldarci un pochino?

–              Accomodatevi, bruceremo quella sedia rotta, mettetevi vicino al camino…

–              Lo sai chi siamo? –   gli chiede nell’orecchio uno dei due.

–              No.

–              Lui è il Signore e io sono San Pietro. Domanda quello che vuoi, sarai esaudito!

–              Ecco, vorrei che quando viene La Morte e si ferma sotto il fico, restasse attaccata al fico fino a che voglio io.

–              Sarà fatta la tua volontà – e vanno via.

Una sera prima del calar del sole, verso la fine di Settembre, ecco che arriva la Morte:

–             La Miseria… fai presto… dieci anni sono passati, ti aspetto qui di fuori sotto il fico, stavolta…

–              Sono pur qui!

Ma quando la Morte fa per avviarsi non è più buona di muoversi e rimane attaccata al fico.

–              Ho capito, mi hai fregato un’altra volta, vuoi campare altri dieci anni…

–              No dieci anni, cento anni!

–              Va bene, ma questa è l’ultima volta!

–              Oh! Era ora! Voglio che la Morte si stacchi dal fico!

Una notte di vento, con un freddo, e una neve che ‘frufolava’, si sente bussare alla porta del falegname:

  • Non abbiamo trovato nessun albergo aperto, ci potete ospitare per questa notte?
  • Vi vengo ad aprire… Entrate, fate presto che mi raffreddate tutta la casa. Ho solo un letto, ma in qualche modo ci sistemeremo.

La mattina dopo, prima di andare via: – Lo sai chi siamo?

–              No, – anche se se l’era immaginato.

–              Lui è il Signore e io sono san Pietro. Domanda quello che vuoi, sarai esaudito.

–              Ecco, vorrei che quando viene la Morte e io le dico “entra nel sacco”, entri nel sacco e rimanga fino a che voglio io.

–              Sarà fatta la tua volontà –

Anche cento anni fanno presto a passare e arriva la Morte:

–             La Miseria questa volta aspetta nella strada.  Fa alla svelta.

–              Eccoci!

–              Alé, andiamo… ma cosa fai con quel sacco?

–              Entra nel sacco! – e la Morte entra nel sacco.

Il falegname prende subito un bastone e comincia a menare con tutta la forza che aveva: -Mi devi fare campare per sempre, brutta puttana! – e giù botte.

–              Guarda sto sciocco!… Dovresti ringraziarmi se ti vengo a prendere, poiché fai una vita che non vorrebbe fare nessuno!

–              A me va bene così e picchiava sempre più forte. – Allora sei decisa a farmi vivere in eterno?

–              Si, non meriti nemmeno la Morte!

–              Morte, esci dal sacco… e non farti più vedere!

Così La Miseria non è mai morta.

 

*Ingegnere

 

 

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