• Chi siamo
  • Redazione
  • Collabora con noi
  • Pubblicità
  • Contatti
MENSILE DI POLITICA ECONOMIA CULTURA SPORT E COSTUME DELLE PROVINCE DI RIMINI E PESARO - TEL. 0541-611070
giovedì, Ottobre 22, 2026
16 °c
Rimini
16 ° Ven
13 ° Sab
  • Login
 
La Piazza | Notizie, Politica, Economia, Cultura e Società dalla Provincia di Rimini e Pesaro-Urbino
 
  • Politica
  • Economia
  • Ambiente
  • Cultura
  • Sport
  • Turismo
  • Eventi
  • Rubriche
    • CRONACA
    • DALLA NOSTRA TERRA
    • LA BUONA TAVOLA
    • L’OPINIONE
    • L’ALTRA PAGINA
    • VARIE
    • SPIEGA L’ESPERTO
  • Inchieste
No Result
View All Result
  • Politica
  • Economia
  • Ambiente
  • Cultura
  • Sport
  • Turismo
  • Eventi
  • Rubriche
    • CRONACA
    • DALLA NOSTRA TERRA
    • LA BUONA TAVOLA
    • L’OPINIONE
    • L’ALTRA PAGINA
    • VARIE
    • SPIEGA L’ESPERTO
  • Inchieste
No Result
View All Result
La Piazza | Notizie, Politica, Economia, Cultura e Società dalla Provincia di Rimini e Pesaro-Urbino
Home Località Riccione

Parmeggiani, la mia Linea Gotica

Redazione di Redazione
13 Novembre 2006
in Riccione
Tempo di lettura : 4 minuti necessari
A A

Guido Parmeggiani è nato a Rimini il 28 febbraio 1921. Dopo il diploma di ragioniere e il corso allievi ufficiali, dal ’40 al ’43 è soldato a Mentone. Nel frattempo si trasferisce a Riccione, dove si sposa e rileva l’albergo Colombo in viale Ceccarini. E’ qui che vive il passaggio del fronte, dopo essere tornato dallo sfollamento a San Clemente e Misano. Dal ’44 al ’55 è segretario della locale sezione della Croce Rossa Italiana di cui sarà presidente dal ’56 al 2003. Per 30 anni è anche presidente della clinica privata Villa Maria di Rimini. Assessore alle Finanze nella prima giunta riccionese del dopoguerra, è per molti anni agente di commercio per la Fiat. Contemporaneamente gestisce le proprietà familiari, tra cui l’albergo Colombo, fino a ritirarsi, pochi anni fa, a vita privata.

LA NOSTRA STORIA

– “Quando gli alleati sfondarono la prima Linea Gotica all’altezza di Pesaro, la notte precedente, ricordo che i bombardamenti e i bengala verso i paesi dell’entroterra illuminarono il cielo a giorno.
Così dalla casa colonica di San Clemente, dove ci eravamo rifugiati assieme a diverse altre famiglie riccionesi, decidemmo di spostarci verso Misano, presso dei nostri parenti che abitavano in via Ca’ Rastelli. Poi, neanche una settimana dopo, ricevemmo l’ordine di evacuazione dai tedeschi ed il giorno stesso, il 2 settembre 1944, io, mia moglie e i miei suoceri, i Fattori, decidemmo di tornare a Riccione, al nostro albergo, il Colombo, qui in viale Ceccarini. E con noi accogliemmo subito una ventina di persone, incluso un sottotenente dell’esercito, originario di Latina e fuggito dalla deportazione in Germania, che era capitato qui per caso durante il suo fortunoso ritorno a casa.
Alle nove di sera di quel 2 settembre i tedeschi fecero saltare la centrale telefonica, quasi accanto a noi (dov’è ora la BancaIntesa), poi di notte si ritirarono oltre il ponte del porto. E lì rimasero ad attendere gli alleati, facendo patire grandi sofferenze a tutti quei riccionesi che si trovarono bloccati sul lato tedesco del fronte.
Il mattino dopo, viale Ceccarini si era completamente svuotato. In giro c’erano solo gruppi sbandati di soldati russi (turkmeni, ndr) che, dopo aver disertato dalle fila tedesche, si erano prima riuniti attorno alla fornace Piva e poi sparpagliati per il centro (poi vennero tutti raccolti dai soldati alleati e portati via come prigionieri).
E’ verso le cinque del pomeriggio di quel giorno, il 3 settembre, che sono arrivati i primi canadesi. Saranno stati duecento, con tante di quelle macchine che sembravano non finire mai. E tranquilli. Si sono fermati, hanno iniziato a bivaccare su viale Ceccarini e a farsi il tè.
Così anche noi dall’albergo scendemmo in strada e loro furono gentilissimi, offrendoci zucchero, caffè, cioccolato, biscotti. Avevano davvero un po’ di tutto, anche la carne in scatola e quella congelata (me la ricordo ancora, era carne di pecora dell’Australia). Noi accettammo volentieri. Non c’era praticamente più nulla. In albergo avevamo sì un po’ di riserve di farina per la piada, ma, dopo averle divisa con gli ospiti che si erano rifugiati da noi, non ne era rimasta quasi più nulla.
In quel preciso momento, il nostro albergo era l’unico stabile di tutto viale Ceccarini a non essere stato danneggiato. Di lì a poco, ci si misero anche gli alleati, perché ricordo che fecero saltare con l’esplosivo, alla ricerca della cassaforte, la sede del Credito Romagnolo.
Poi, tre giorni dopo, arrivarono anche i carabinieri italiani, di quelli che stavano al seguito degli alleati, e con prepotenza ci ordinarono di andarcene tutti dall’albergo, tempo due ore, perché tutta la zona di lì al porto avrebbe dovuto essere subito evacuata. E, in tutta fretta, riparammo in una villa nella zona Abissinia, all’incrocio tra via Trento Trieste e via Battisti (l’attuale albergo Conterosso), assieme a un’altra trentina di persone. Con noi c’erano anche altri miei parenti e pure la cugina di mia moglie scesa dal Paese assieme al marito (Conti, il fabbro di corso Fratelli Cervi).
Quindi, attorno al 10-12 settembre, arrivarono a Riccione pure i soldati greci. Fu un brutto periodo, perché odiavano gli italiani e volevano vendicarsi. E, a dirla tutta, può darsi pure che ne avessero più di una ragione, perché tra noi commilitoni giravano brutte voci sul comportamento di qualche nostro soldato, tanto in Grecia come in Jugoslavia, quando eravamo stati noi ad occupare le loro case.
La nostra fortuna era che i greci, per disposizione alleata, non potevano scendere sotto la ferrovia, così noi potevamo dircene al riparo, ma Conti invece, il fabbro del Paese, saliva ogni giorno a controllare che la sua casa fosse ancora in piedi. Ed era lui a raccontarci degli scontri, dei saccheggi, di persone che venivano bastonate dentro casa e delle bastonate che gli stessi greci si prendevano dai soldati canadesi ogni volta che provavano a spingersi sotto la ferrovia.
La situazione per noi era dunque relativamente tranquilla. I tedeschi al di là del porto, però, non smettevano di sparare. Da quello che so, pur rimasti in pochissimi, mantennero la posizione per una decina di giorni e con un solo carro armato continuarono a tenere in scacco gli alleati. Una volta una granata colpì ed entrò nella casa che avevamo di fronte, di proprietà di un’altra cugina di mia moglie. Lei si era rifugiata nello scantinato e il proiettile per fortuna rimase inesploso al piano terra, altrimenti avrebbe fatto una strage. Poi andai io a prenderlo e portarlo via. Avrà avuto un diametro di almeno quindici centimetri.
In ogni caso, per chi stava più a nord, dietro le linee tedesche e sotto il fuoco alleato, era davvero molto peggio. Ricordo che una sola granata caduta su un rifugio (credo che dentro ci fosse la famiglia Pronti), poco prima del Marano, causò sette-otto morti.
In quei giorni feci anche brevemente parte del locale Comitato di Liberazione Nazionale e fu per questo motivo che, la sera del 16 settembre, gli inglesi mi mandarono a chiamare. Assieme al dottor Ghedini (che aveva la villa in via Dante) e a un altro dottore di Bologna, ci diedero in consegna la locale sede della Croce Rossa Italiana e mi assegnarono la carica di segretario (che poi ricoprii fino al 1955, quindi come presidente fino al 2003).
Mentre continuavano a tenerci in via Battisti, una sera, verso le nove, salirono tre-quattro soldati inglesi, mezzi ubriachi, urlandoci: “Stanotte grande fuoco! Grande fuoco!”. Poco dopo infatti, quasi a mezzonotte, gli alleati iniziarono a sparare. Sentivamo i colpi di cannone uno di seguito all’altro e i bengala illuminavano il cielo a giorno, come quando da San Clemente li vedemmo all’orizzonte verso Pesaro. Come allora, “sembrava la fine del mondo”. Era la notte tra il 20 e il 21 settembre, quella che precedette la liberazione di Rimini.

Articolo precedente

Palazzate di Cecco

Articolo seguente

Una lunga stagione fino al 25 Aprile

Redazione

Redazione

REDAZIONE LA PIAZZA

Articoli Collegati

Bellaria Igea Marina

Rimini. Bagnino: “Costo concessioni balneari, non è colpa nostra se sono basse, ma dello Stato”

21 Ottobre 2026
Riccione
Economia

Riccione. Albergatori, assembla di fine estate il 21 ottobre alle 16.30 al PalaRiccione

21 Ottobre 2026
Cultura

Riccione. “Svegliati (Wake), prendi coscienza!”

20 Ottobre 2026
In primo piano

Riccione. Pd: “Parcheggio interrato del lungomare della Libertà, perché non si è arrivati a un accordo? Renata Tosi e il centrodestra devono rispondere”

19 Ottobre 2026
Daniela Angelini
Focus

Riccione. Angelini: “Parcheggi, contezioso pubblico privato da 16 milioni di euro, responsabili tre giunte…”

19 Ottobre 2026
Riccione, palazzo comunale
Focus

Riccione. Comune chiamato a pagare oltre 15,5 milioni di euro per il Lungomare della Libertà al privato. La sindaca Angelini

16 Ottobre 2026
Bellaria Igea Marina

Rimini. Croatti: “Spiagge, il governo come i gamberi, sempre all’indietro”

16 Ottobre 2026
Marco Cirilli e Claudio Gioia
Focus

Riccione. Edoardo Cortese, la grande sartoria riccionese

15 Ottobre 2026
Mostra più articoli
Articolo seguente

Una lunga stagione fino al 25 Aprile

Spigolature degli Scrondi

Turismo, volo alto con Ryanair? Puntati 200.000 euro

Mondainese l'organo papale

Please login to join discussion

Ricerca articoli e archivi

No Result
View All Result

Articoli

gruppo292.com

Articoli recenti

  • Brave Volley, novità della pallavolo femminile di San Giovanni in Marignano 21 Ottobre 2026
  • Coriano. Consiglieri di minoranza: “Autovelox, mancano 1,2 milioni di entrate previste. Che cosa dice il sindaco Ugolini?” 21 Ottobre 2026
  • Misano. Ricavato del libro Circuito Cittadino di Misano Adriatico 1960 1961 1963 E’ mutòr che passione!” in beneficenza alla Casa famiglia di Misano e Arop di Rimini 21 Ottobre 2026
  • Misano. Filosofi, incontro con Vito Mancuso il 23 ottobre alle 21 21 Ottobre 2026
  • Rimini. Bagnino: “Costo concessioni balneari, non è colpa nostra se sono basse, ma dello Stato” 21 Ottobre 2026
La Piazza | Notizie, Politica, Economia, Cultura e Società dalla Provincia di Rimini e Pesaro-Urbino

© 2025 .292-

La Piazza delle province di Rimini e Pesaro. Redazione : Piazza Gramsci, 34 - 47843 Misano Adriatico | p.iva 02540310402

  • Chi siamo
  • Redazione
  • Collabora con noi
  • Pubblicità
  • Contatti

Direttore Responsabile: Giovanni Cioria

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In
No Result
View All Result
  • Home
  • Politica
  • Economia
  • Cultura
  • Sport
  • Turismo
  • Eventi
  • Rubriche
    • Cronaca
    • Dalla nostra terra
    • La buona tavola
    • L’opinione
    • L’altra pagina
    • Spiega l’esperto
  • L’inchiesta
  • Redazione
  • Pubblicità
  • Contatti

© 2025 .292-