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Home Economia

Economia. Il mistero svelato del dato dei ristori alle partite Iva

Redazione di Redazione
20 Luglio 2021
in Economia
Tempo di lettura : 3 minuti necessari
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Vignetta di Cecco

Vignetta di Cecco

DI EMILIO REYNERI, professore emerito di sociologia del lavoro nell’Università di Milano Bicocca

I percettori di ristori sono un milione in più di coloro che nelle stime di Contabilità sono considerati lavoratori indipendenti e due milioni in più di coloro che si dichiarano tali nelle indagini Istat sulle forze di lavoro. Ma non c’è truffa né errore.

Un numero sorprendente

Qualche giorno fa su Il Sole-24Ore è comparsa una tabella che presentava i dati sulle partite Iva che hanno ricevuto dei ristori nelle diverse misure adottate dal governo, rielaborando dati del ministero dell’Economia e delle Finanze. Quando ho visto che il numero complessivo superava i 7 milioni mi sono molto sorpreso, perché dalle indagini Istat sulle forze lavoro i lavoratori indipendenti, ormai da anni, superano di poco i 5 milioni.

Poiché è però noto che non tutti i lavoratori indipendenti con partita Iva – soprattutto se operano spesso in nero e hanno ricavi modesti – dichiarano di essere occupati nelle interviste condotte per l’indagine sulle forze lavoro, sono ricorso alle stime Istat della Contabilità nazionale, che riescono a tener conto anche di costoro per poter arrivare a stimare il nostro prodotto interno lordo. Ma anche da questi dati gli occupati indipendenti risultavano superare di pochissimo i 6 milioni nel 2019, anno cui i numerosi “decreti ristoro” facevano riferimento per valutare l’esistenza di una caduta dei guadagni.

Allora, memore dei miei vecchi studi sul doppio lavoro (un fenomeno trascurato da 40 anni dalla ricerca socio-economica), ho guardato a un altro dato fornito dalla Contabilità nazionale, quello delle posizioni lavorative, che in qualche misura include anche quelle occupate da chi ha già un altro lavoro principale, per marginali o poco remunerative che siano. E allora il dato sul numero delle partite Iva che hanno ricevuto un qualche ristoro risulta meno assurdo, poiché nel 2019 le posizioni lavorative indipendenti superavano di poco gli 8 milioni e mezzo.

Il doppio lavoro

Quindi, come si può vedere dalla tabella 1, i percettori dei ristori sono stati un milione in più (pari a quasi il 20 per cento) di coloro che l’Istat nelle stime di Contabilità considera lavoratori indipendenti in via principale e addirittura due milioni in più di coloro che si dichiarano lavoratori indipendenti nelle indagini Istat sulle forze di lavoro.

Leggi anche: Anche il lavoro pubblico può andare in cassa integrazione
Ma costoro non sono frutto né di errate rilevazioni statistiche, né di truffe per carpire i sussidi Covid, bensì lavoratori che oltre a un lavoro principale, essenzialmente alle dipendenze, hanno anche una partita Iva con cui esercitano un’altra attività. Va notato come lo scarto maggiore tra partite Iva “ristorate” e occupati nel 2019 stimati dalla Contabilità nazionale riguarda proprio settori ove è molto diffuso il doppio lavoro: la ristorazione, le attività immobiliari e quelle artistiche e di intrattenimento, mentre lo scarto minore riguarda settori in cui il doppio lavoro è meno diffuso: l’industria manifatturiera, le attività professionali e la sanità.

In conclusione, se anche è possibile che lavoratori indipendenti non abbiano ricevuto alcun ristoro per i mancati guadagni causati dalla pandemia, è certo che non pochi lavoratori dipendenti (circa un milione) hanno ricevuto ristori per i mancati guadagni nella loro attività secondaria svolta con partita Iva. Ovviamente non sappiamo se costoro abbiano avuto perdite di reddito nella loro attività principale per esser entrati in cassa integrazione o addirittura per averla persa.

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