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Home Economia

Economia. Conoscenza economica-finanziaria di base: perché, come e per chi

Redazione di Redazione
3 Giugno 2022
in Economia
Tempo di lettura : 4 minuti necessari
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Vignetta di Cecco

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Vignetta di Cecco

 

Tratto da lavoce.info

 

DI ELSA FORNERO, professore Onorario di Economia all’Università di Torino
E ANNA LO PRETE, professoressa Associata di Economia all’Università di Torino

Possedere conoscenze economiche e finanziarie permette di compiere scelte personali più consapevoli e lungimiranti nell’arco della vita. Ma è anche uno dei presupposti per favorire lo sviluppo di una società più inclusiva e meno diseguale.

L’importanza dell’educazione finanziaria

La ricerca accademica degli ultimi decenni, affiancata da iniziative volte a sensibilizzare governi e popolazione sull’importanza di conoscere le basi dell’economia e della finanza, ha acceso l’interesse sul tema dell’alfabetizzazione finanziaria. Che cosa sia l’educazione finanziaria, come e in quali sedi insegnarla e chi dovrebbe farlo è, tuttavia, ancora assai dibattuto.

L’Ocse, molto attiva sul tema dell’educazione finanziaria di base (literacy), ne dà una definizione assai impegnativa, includendovila conoscenza e la comprensione dei concetti e dei rischi finanziari; le competenze, la motivazione e la fiducia utili a: applicare l’una e l’altra al fine di migliorare le scelte che ogni soggetto deve prendere nel corso della vita; aumentare il benessere finanziario degli individui e della società; consentire la partecipazione alla vita economica in sistemi di mercato formati da miriadi di consumatori, imprese e istituzioni pubbliche che interagiscono tra loro.

L’ampiezza della definizione ne mette in luce l’importanza non solo a fini della finanza personale, ma anche del benessere collettivo e dà valore ai programmi di diffusione della cultura finanziaria di base (che, trattandosi di alfabetizzazione, potrebbero essere inclusi già nella scuola primaria). La letteratura empirica ha dimostrato che il possesso di nozioni basilari economico-finanziarie permette di compiere scelte migliori, più informate, consapevoli e lungimiranti nell’arco della vita. Quanto studiare (investire in istruzione), ad esempio, e quando iniziare a lavorare; quanto risparmiare del reddito guadagnato con il lavoro o con i rendimenti del risparmio passato; se acquistare una casa (e accendere un mutuo) o affittarla; quando andare in pensione (una volta raggiunti i requisiti minimi) e quanto investire in un fondo pensione o in una pensione integrativa.

Insegnare i concetti fondamentali

La gran parte delle decisioni individuali ha conseguenze finanziarie e ignorarle totalmente può determinare perdite e preludere a rimpianti. Né si può sempre ricorrere al parere di “esperti”, se non altro perché costano, o peggio di “pseudo-esperti” non indipendenti. Può, piuttosto, essere utile iniziare da materiali prodotti da istituzioni pubbliche o sviluppati all’interno di progetti europei (ne sono esempi, in Italia, quelli messi a disposizione da Quello che conta e dal progetto FinKit.

Naturalmente si parla di fornire “alfabetizzazione”, non di trasformare tutti in esperti. Si tratta di imparare concetti fondamentali quali il tasso di interesse, essenziale per le scelte di risparmio e di indebitamento; l’inflazione, alla base della distinzione tra il valore nominale di una somma di denaro e il suo potere d’acquisto (che è ciò che realmente interessa); la diversificazione del rischio, concetto essenziale per preservare e possibilmente far crescere il patrimonio finanziario e reale. L’alfabetizzazione finanziaria, così definita e misurata per la prima volta da Annamaria Lusardi e Olivia Mitchell, è diventata recentemente un campo di studio riconosciuto, a cui è stato attribuito un codice specifico, il G53, nel sistema di classificazione del Journal of Economic Literature.

L’interazione tra ricerca e policies adottate da governi e istituzioni internazionali è abbastanza fertile e motivata dalla preoccupazione che i dati sul livello di alfabetizzazione finanziaria generano. Nel mondo, soltanto una persona su tre è alfabetizzata finanziariamente. Con significative differenze di genere (in media, è alfabetizzato il 35 per cento degli uomini contro il 30 per cento delle donne), età (le persone anziane hanno minori competenze economico-finanziarie) e geografiche. Confrontando, ad esempio, i dati dell’Italia con quelli della Germania, se la percentuale di alfabetizzazione finanziaria per i tedeschi si attesta sul 66 per cento, da noi arriva appena al 37 per cento. Nel nostro paese, più che in altri, le differenze tra gruppi della popolazione sono notevoli: solo il 30 per cento delle donne possiede conoscenze economico-finanziarie di base, contro il 45 per cento degli uomini; e solo il 37 per cento delle persone con più di 55 anni è alfabetizzata finanziariamente contro il 47 per cento dei giovani di età compresa tra i 15 e i 35 anni.

I vantaggi dell’alfabetizzazione

L’assenza di competenze economico finanziarie di base è un problema sociale: espone le fasce più deboli della popolazione a rischi di fragilità finanziaria, di dipendenza economica, di esclusione dalla vita sociale e persino di violenza economica, in particolare proprio nei confronti delle donne. È vero oggi più che in passato, per effetto della maggiore complessità delle interrelazioni economico-finanziarie, del ridimensionamento del ruolo di protezione sociale dello Stato (anche a causa dei debiti eccessivi accumulati in passato), della rapidità delle trasformazioni tecnologiche che investono tutti i settori, da quello pubblico alla finanza.

Leggi anche: Se è il lavoratore a scegliere l’impresa
Investire in programmi di alfabetizzazione finanziaria migliora la gestione della finanza personale e contribuisce, nel tempo, a ridurre le diseguaglianze. Non solo: è anche utile a migliorare le scelte pubbliche. Studi recenti hanno dimostrato che, aiutando a comprendere i contenuti delle politiche pubbliche, la conoscenza finanziaria di base favorisce la partecipazione elettorale, riduce la probabilità di “punire” un governo che vara una riforma al fine di migliorare la sostenibilità delle finanze pubbliche e pertanto contribuisce a responsabilizzare i governi, chiamati a rispondere del loro operato a un elettorato più consapevole.

Possedere conoscenze economiche e finanziarie non è sicuramente la soluzione a tutti i problemi di natura economico-sociale con i quali ci confrontiamo quotidianamente. È però uno dei presupposti per favorire lo sviluppo di una società più inclusiva, meno diseguale, più attenta ad assicurare uno sviluppo sostenibile che prenda in considerazione tanto il futuro delle nuove generazioni quanto il benessere di quelle che oggi si trovano a scegliere come impiegare le risorse a disposizione (incluso il tempo e l’ambiente) senza pregiudicare troppo quelle future.

Il Festival Internazionale dell’Economia che quest’anno si tiene a Torino, pur non essendo incentrato sul tema dell’educazione finanziaria, rappresenta – come peraltro da tradizione – un’importante occasione di dialogo e di educazione finanziaria dal vivo.

 

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