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Pennabilli Antiquariato, splendida Madonna Orante di Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato, opera che ha accompagnato le vicissitudini dei monarchi del Regno di Napoli dal 1802 al 1852.

Redazione di Redazione
3 Luglio 2024
in Focus, Pennabilli
Tempo di lettura : 4 minuti necessari
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Pennabilli Antiquariato, splendida Madonna Orante di Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato, opera che ha accompagnato le vicissitudini dei monarchi del Regno di Napoli dal 1802 al 1852.
Mostra Mercato Nazionale nei palazzi e nelle botteghe del centro storico

La 53^ edizione della Mostra Mercato Nazionale d’Antiquariato di Pennabilli è impreziosita da una splendida Madonna Orante di Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato, opera che ha accompagnato le vicissitudini dei monarchi del Regno di Napoli dal 1802 al 1852.

Nella suggestiva cornice del Teatro Vittoria di Pennabilli l’antiquario Altomani & Sons presenta un quadro di grande valore artistico e storico che è stato testimone di un tratto turbinoso della storia d’Italia.
Il quadro è la “Madonna Orante con velo blu”, un olio su tela di 75,9 x 60,9 cm montato all’interno di una cornice dorata di 91,8 x 77,2 cm, capolavoro di Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato (Sassoferrato, 1609 – Roma, 1685).
A riprova del suo alto pregio artistico e storico, l’opera è in procinto di essere acquisita da un importante ente statale che ne consentirà un’adeguata valorizzazione rendendola definitivamente disponibile a pubblico e studiosi.
Una significativa testimonianza grafica del percorso storico della Madonna Orante è costituita dalla tempera di Elie-Honoré Montagny, custodita a Roma, presso la Casa Museo Mario Praz, che raffigura l’interno della Reggia di Napoli al tempo di Murat, in cui il capolavoro del Sassoferrato è chiaramente identificabile, assieme a due dipinti del Correggio, l’Ecce Homo e l’Educazione d’Amore, appeso alla parete sinistra della stanza.
Poiché a Pennabilli Antiquariato è stato consentito il privilegio di esporre la Madonna Orante in anteprima, si è deciso di inserirla in uno scenario in grado di esaltarne la bellezza e la fama che la contraddistinguono collocandola sul palco del Teatro Vittoria sul quale è stata disposta come sfondo di grande effetto scenografico proprio una imponente riproduzione di questa tempera, affiancata da una silhouette di Gioacchino Murat nelle pompose vesti di Re delle Due Sicilie.
Un’iscrizione su un foglio di carta apposto al verso della Madonna Orante recita: N° 18. / Quadro in tela di una Ma / donna in orazione di Sasso / ferrato. Comprato dal Cav[alier] Venuti per S. M. il Re / di Napoli dal Sig. Gregorio / Lanza. In Roma. È da questo momento che la storia del dipinto si lega a quella dell’Italia, cioè da quando – siamo nel 1802 – viene acquistato a Roma dal Cavalier Domenico Venuti (1745-1817) per conto del Re di Napoli Ferdinando IV ed entra a far parte della sua collezione. Nel 1805, dopo la vittoria di Austerlitz, Napoleone occupò il Regno di Napoli, dichiarò decaduta la dinastia borbonica e nominò re suo fratello Giuseppe Bonaparte; nel 1808 Giuseppe Bonaparte, a cui era stato assegnato il Regno di Spagna, venne sostituito da Gioacchino Murat, che governò sino al maggio 1815, e la Madonna Orante rimase nel Palazzo Reale di Napoli, entrando a far parte della collezione della Regina, Carolina Murat. Dopo la Restaurazione borbonica, dal 1825 fino al 1852, il dipinto entrò nella disponibilità del figlio di Ferdinando, Leopoldo di Borbone, Principe di Salerno (1790-1852); dopo la sua morte, ne divenne proprietario Louis-Henri-Joseph de Bourbon (1756-1830), Principe di Condé, che lo trasferì a Chantilly; per un breve periodo, dal 1854 al 1857, fece parte della collezione del Duca d’Aumale che negli anni del Secondo Impero era vissuto in esilio in Inghilterra a Orleans House presso Twickenham; nel 1857 venne messo all’asta da Christie’s di Londra e l’11 dicembre 1991 entrò a far parte dell’Asta Drouot, Lenormand & Dayen per essere trasferito a New York, in una collezione privata, dove rimase fino al 2023, quando, il 27 gennaio, venne posto nuovamente all’incanto e acquisito da Altomani & Sons.
Che l’opera sia di mano di Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato è testimoniato inequivocabilmente da un suo disegno preparatorio, eseguito a grafite su carta color pastello chiaro, conservato nelle Collezioni Reali di Londra, che riproduce con precisione la medesima figura femminile, mentre è ancora da ricostruire la vicenda successiva alla sua esecuzione, intorno agli anni Cinquanta del XVII secolo, e non è dato sapere se provenisse dal patrimonio di opere prodotte nella bottega romana del Sassoferrato o se sia esistito un facoltoso committente, ipotesi suggerita dalla particolare cura e dall’uso di pigmenti pregiati, come il lapislazzuli del ricco manto della Vergine.
Bibliografia
A. Miranda, La collection de Léopold de Bourbon, prince de Salerne (1790-1851): sa formation et sa dispersion, Tesi di Dottorato, Université Charles de Gaulle – Lille, 2015, pp. 200-201;
P. Rosazza-Ferraris, Fortuna del Sassoferrato nel collezionismo europeo del XVIII e XIX secolo, in Il Sassoferrato. La Devota Bellezza, Catalogo della mostra (17 giugno – 5 novembre 2017), a cura di F. Macé de Lépinay, Milano, Silvana Editoriale, 2017, pp. 60-62;
F. Macé de Lépinay, Il Sassoferrato. La Devota Bellezza, Catalogo della mostra (17 giugno – 5 novembre 2017), Milano, Silvana Editoriale, 2017, pp. 116-117;
SALVIFICA. Il Sassoferrato ed Ettore Frani, tra luce e silenzio, catalogo della mostra (Palazzo degli Scalzi, Sassoferrato, 6 ottobre 2023-28 gennaio 2024), a cura di F. Facchini e M. Pulini, 2023;
L’Anima silente. Il Sassoferrato e l’eredità di Raffaello, a cura di M. Pulini e A. Marchesin, NFC, 2024, pp. 34-40.

Lo stesso Altomani & Sons ci offre all’interno del Teatro Vittoria un’altro squarcio di storia d’Italia, sebbene molto più recente: dieci di una serie di dodici poltrone in noce rivestite in cuoio inciso e dorato in tipico stile veneziano. Su una si può leggere il numero di inventario di Palazzo Grassi, in Collezione Agnelli, che conservava gli arredi originali rinascimentali.
Provenienza: fino al 2006, Venezia, Palazzo Grassi, Collezione Agnelli; 2006, Milano, Asta Christie’s, 15 maggio 2006, lotto 627.

INFO

Date: 30 giugno – 14 luglio 2024
Sede: Pennabilli Rimini
Orario: da lunedì a venerdì dalle 16.00 alle 21.00; sabato e domenica: dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 21.00
Espositori: 25
Ingresso: gratuito
Sito internet: www.pennabilliantiquariato.net
Come arrivare: Pennabilli è facilmente raggiungibile da Rimini e da Sansepolcro AR percorrendo la SS 258 Marecchiese
Organizzazione: Associazione Culturale Pennabilli Antiquariato APS – Salita Valentini 7 – 47864 Pennabilli RN – tel 0541 928578 – www.pennabilliantiquariato.net – info@pennabilliantiquariato.net

 

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