Rimini. Progetto Santiago: dall’abisso alla corsa verso se stesso. La storia di Marco Zanni diventa un documentario.
“Mi chiamo Marco, ho 32 anni e sono nato in una famiglia “normale”. Dai miei genitori ho ricevuto amore e hanno cercato di non farmi mancare nulla. Mio papà ha sempre corso. A 12 anni ho iniziato a correre anche io. Ero portato. A 14 anni sono entrato nella nazionale italiana di atletica. Andava tutto bene. Poi, sono caduto”.
Inizia così la storia di Marco Zanni, nato a Rimini nel 1992. Un talento naturale nella corsa fin da ragazzino. A 12 anni i primi allenamenti, seguendo le orme del padre, appassionato maratoneta; a 14 il primo titolo italiano nei 2000 metri; a 15 l’ingresso nella Nazionale italiana, che lo porta a partecipare a un Mondiale, a un’Olimpiade giovanile, a un Europeo e a numerose convocazioni insieme a compagni come Gianmarco Tamberi e il già affermato Stefano Baldini.
Tutto lasciava pensare a una carriera luminosa. Nell’ultimo anno di scuola vince due campionati italiani in un solo weekend, sugli 800 e 1500 metri. Era il suo momento d’oro, quello in cui la corsa stava diventando più di una passione: un futuro possibile. Ma al termine della scuola, Marco sceglie di “fare la stagione”, di lavorare tutta l’estate, guadagnare i primi soldi e assaporare libertà nuove. Da quel momento smette di correre. Non tornerà in pista per nove anni.
Comincia così una lenta e dolorosa discesa: ecstasy, cocaina, dipendenza totale, una relazione tossica che l’ha condotto agli ansiolitici e all’alcool. Un vortice che lo allontana da tutto: dalla famiglia, da se stesso, dalla corsa che aveva definito la sua infanzia. Finché, toccato il fondo, non arriva la scelta che cambia tutto: iniziare un percorso terapeutico e provare a riprendere in mano la propria vita, un passo alla volta.
Nel 2020 incontra Nice, che diventerà la sua compagna e un punto fermo del suo nuovo cammino. E torna a correre. Nel dicembre 2024 conquista il primo posto alla mezza maratona di Pisa. Seguono altri risultati straordinari: primo alla Primiero Dolomiti Marathon 26 km, la convocazione per il prestigioso Giro delle Mura di Feltre, dove gareggia accanto a atleti come Yeman Crippa e Daniele Meucci, e il quarto posto tra gli italiani alla mezza maratona di Barcellona. Una rinascita sportiva e personale, costruita con tenacia e coraggio.
Ma la sua storia non è solo una storia di sport: è una storia di caduta e risalita, di smarrimento e rinascita.
Dieci anni fa, nel pieno del buio, Marco scelse di fare il Cammino di Santiago, alla ricerca di una via d’uscita. Oggi, che è fuori da quel tunnel, vuole rifarlo: questa volta correndo, con una consapevolezza nuova, con una famiglia, un figlio, Noa, una vita riconquistata. E con una troupe pronta a seguirlo per raccontare questo viaggio in un documentario.
Nasce così Progetto Santiago, il progetto di crowdfunding lanciato da Marco con un obiettivo preciso: trasformare il suo nuovo cammino in una testimonianza per chi lotta, per chi si sente perso, per chi crede di non potercela fare.
“Sono passato dall’essere in Nazionale a non avere più una strada – afferma Marco. Il Cammino di Santiago mi ha aiutato nel momento più buio. Vorrei rifarlo oggi che sono tornato a correre, che ho una famiglia, che sono una persona diversa. Voglio lasciare un messaggio a chi sta cadendo e cerca un appiglio. Voglio dire alle persone che si può cambiare, sempre”.
Il documentario racconterà il percorso, esteriore e interiore, di un atleta e di un uomo che ha imparato a guardarsi con lucidità e gratitudine. Un viaggio che parte dagli allenamenti nei luoghi della sua Riviera e arriva ai 50 chilometri di corsa al giorno che lo aspettano dal 3 al 24 maggio da Saint-Jean-Pied-de-Port fino a Santiago de Compostela.
Ad accompagnarlo in questa impresa ci saranno la Fondazione Marco Simoncelli, Hoka e Living Sport, tra i partner che hanno scelto di sostenere il progetto e di credere nella forza della sua storia.
“Progetto Santiago vuole essere un racconto per chi amo e per chi non conosco – continua Marco –. Voglio dire ai miei genitori che oggi sono felice e sereno, anche grazie a loro. Ogni persona che ha camminato nel mio stesso sentiero, anche solo per un tratto, ha contribuito a ciò che sono. Con il ricavato del crowdfunding potremo realizzare un progetto bello, utile, e magari aiutare, anche solo una persona”
Il crowdfunding è attivo online e aperto a chiunque desideri sostenere il progetto, contribuendo alla realizzazione del documentario e alla diffusione di un messaggio potente: si può cadere, ma ci si può rialzare. Sempre.












