di Gianni Fabbri
– L’antefatto. Il giovane Benito Mussolini di Predappio, socialista, poi anche direttore dell’Avanti!, quotidiano del partito, verrà in seguito contattato e pagato dagli agrari, che finanziarono e sostennero le sue “Squadre d’azione”, a partire dal 1920-1921, in chiave antisocialista e antisindacale.
Favorevole all’ingresso dell’Italia nella prima guerra mondiale: svolta interventista maturata nel 1914, fu la causa della sua espulsione dal PSI. Con i soldi ricevuti dagli agrari fondò il quotidiano “Il Popolo d’Italia”, sostenuto finanziariamente anche da ambienti industriali.
Nel 1919, sempre “Lui”, fondò i “Fasci di combattimento”, e, dopo la Marcia su Roma del 28 Ottobre 1922, si autoproclamò Presidente del Consiglio, indi Duce (Dux) degli italiani.
Il resto è storia.
Prima di prendere possesso della Villa sul lungomare di Riccione, la famiglia Mussolini soggiorno’ per diverse estati nella vicina Cattolica, ospite nella Villa Liberty di proprietà dello scienziato Guglielmo Marconi, villa situata sul lungomare Rasi Spinelli.
La Villa Mussolini di Riccione in origine si chiamava Villa Margherita, era stata costruita nel 1893, ed era appartenuta a diverse ricche famiglie, l’ultima delle quali i Matatia di origine ebrea.
Ricerche storiche hanno confermato una drammatica verità, vale a dire i Matatia subirono forti pressioni finché furono costretti a cedere la loro proprietà. Per cui la vera storia di Villa Margherita, poi Villa Mussolini, si intreccia tragicamente con le persecuzioni razziali e le dinamiche di potere del regime fascista.
Questa dolorosa pagina è stata anche raccontata e documentata nel libro “I vicini scomodi”, scritto da Roberto Matatia, discendente della famiglia.
La Villa nel dopoguerra per anni rimase senza una precisa proprietà – era il ‘campo giochi’ di noi “figli della guerra” – quando, nel 1997, venne acquistata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini (Fondazione Carim), che la consegnò in ‘comodato d’uso’ al Comune di Riccione.
Recentemente, il 15 Maggio 2026, il Comune di Riccione ha formalmente completato l’acquisto.
La famiglia Mussolini elesse Riccione a ‘Buen retiro’ estivo dal 1927 al 1931, soggiornando al Grand Hotel Lido. Fu poi Donna Rachele a voler acquistare una residenza fissa, l’allora Villa Margherita. “Acquistata” a modo suo, come si è ben visto, da “Lui”.
La vita nella Villa era rigidamente gestita da Donna Rachele, che vi trascorreva gran parte dell’estate con i figli (Edda, Vittorio, Bruno, Romano e Anna-Maria). Lo stile di vita e l’atmosfera che Donna Rachele imponeva erano molto legati alla tradizione romagnola, distinti dagli sfarzi della politica.
Donna Rachele seppe integrarsi profondamente con la comunità locale. La gestione della Villa e le sue abitudini contribuirono a legare il nome della famiglia, non di “Lui”, ai cittadini riccionesi del tempo.
Le cose però cambiavano, quasi drasticamente, quando arrivava “Lui”. Ammarava con l’idrovolante nel tratto di mare antistante la Villa, e… c’era subito pronto il bagnino Pasquale Corazza, della zona di spiaggia n. 77, antistante il P.zzale Roma, che col moscone (pattino) lo portava a riva tra due ali di folla plaudente.
Pasquale Corazza era perciò diventato ufficialmente il… “bagnino del Duce” – ci sono tuttora foto d’archivio che lo ritraggono sul moscone insieme a “Lui” –
Questo rapporto particolare procurerà anche qualche privilegio al Corazza, che, essendo anche proprietario di un motopeschereccio, il “Gaetano”, l’imbarcazione più grande del porto, era autorizzato direttamente da “Lui” a portare la barca all’Arsenale di Venezia, nientemeno, per effettuare tutti i lavori di calafataggio, carenaggio, verniciatura, senza spendere una lira.
Pasquale Corazza era il nonno di Bruno Palazzi, fondatore della famosissima discoteca “Il Cocorico”, carissimo e compianto amico di chi scrive.
Quando arrivava “Lui”, come già detto, la vita a Villa Mussolini diventava più ufficiale e politica, tant’è… nel 1934, ad esempio, venne ospitata Alvina Dollfuss, vedova del Cancelliere Austriaco, ma… vi soggiornarono anche molte figure di primo piano del regime fascista.
Quando arrivava “Lui”, anche il ‘Gossip’ si arricchiva enormemente di pettegolezzi, che riportavano di fughe, più o meno notturne, con l’amante Claretta Petacci.
La storia tra i due amanti fu il ‘Gossip’ più discusso dell’Italia fascista: un intreccio di passione, potere e scandali, che inevitabilmente coinvolse non solo la famiglia – e Donna Rachele? faceva Donna Rachele: più mamma che moglie! -, ma l’intera opinione pubblica, alimentando anche pettegolezzi su presunti favoritismi alla Petacci, tipo la costruzione della lussuosa Villa romana “Claretta” (Petacci).
Lo scandalo dipendeva soprattutto dal fatto che, mentre il regime fascista imponeva i valori tradizionali e la “famiglia rurale”, “Lui”, invece, manteneva una relazione clandestina con una donna dell’alta borghesia – praticamente quello che fanno sfacciatamente oggigiorno Giorgia Meloni & Soci, quando, a parole, sostengono la “Trinità: Dio, Patria e Famiglia”, mentre nei fatti… –
Va comunque riconosciuto che la Riccione turistica deve molto a “Lui” e alla sua famiglia, perché fin dagli anni ‘30 Riccione era diventata la meta estiva privilegiata di tutta l’ “aristocrazia nera”.
Le contraddizioni in casa di “Lui”.
“Lui”, ostentava la sua politica ‘autarchica’ e inveiva contro le “plutocrazie” occidentali. Conseguenze: drastiche limitazioni degli scambi con l’estero, anche sul piano culturale; sviluppo di materiali sostitutivi nazionali a materie prime ed elementi anche culturali non posseduti: in RAI, ad esempio, era vietato trasmettere musica d’oltre oceano, in particolare il Jazz, musica di “Negri” per “Negri”; al Cinema era assolutamente vietato proiettare film hollywoodiani.
Attraverso il sistema corporativo, lo Stato fascista interveniva pesantemente nell’agricoltura e nell’industria, per dirigere centralmente, dall’alto, l’intera economia.
Una concezione talmente ‘autarchica’ da indurre “Lui” a farsi riprendere dal Cinegiornale Luce – strumento voluto dallo stesso Mussolini come forma quasi personale di propaganda – mentre falciava il grano nei giardini davanti al Palazzo del Turismo, giardini in cui a suo tempo era stata fatta la semina.
A parte il figlio Bruno, che diventò un Ufficiale della Regia Areonautica, quindi legato in qualche modo al regime fascista, con gli altri due figli maschi viveva delle grosse contraddizioni.
* Romano
Nonostante che il fascismo osteggiasse la musica jazz, etichettata come musica americana di “Negri”, suonava il piano-jazz con molta passione e attaccamento.
* Vittorio
Appassionato di Cinema Hollywoodiano, nientemeno, dopo essere volato in America, di ritorno organizzò a Riccione, nel 1939, il Festival del Cinema – a Venezia la Mostra d’Arte Cinematografica si era tenuta per la prima volta dal 6 al 21 Agosto 1932 –
Vittorio ebbe un ruolo centrale nel trasformare Riccione in una sorta di “Capitale Estiva del Cinema”, e, per ospitare proiezioni e spettacoli fece appositamente costruire l’“Arena delle Stelle”, capace di 3.000 posti. Era situata nel piazzale antistante l’allora “Casa del Fascio” (oggi sede della Polizia Stradale), l’attuale P.zzale Salvo D’Acquisto. L’“Arena delle Stelle” fu progettata dall’Ing.re Guglielmo Antinori, zio di chi scrive, che allora era a capo dell’Ufficio Tecnico Comunale.
Altre contraddizioni:
* Anna Maria
La figlia più grande, da ragazza fu compagna di classe e molto amica di Luciana Castellina, figlia unica del rappresentante milanese (probabilmente comunista) Gino Castellina e di Lisetta Liebman, una ebrea triestina – merita ricordare che “Lui” fece emanare le “leggi razziali” nel 1938! –
* Edda
La figlia minore, pur essendo la prediletta, era per natura ribelle, per cui ebbe una vita anticonformista, spesso in contraddizione con le regole del regime, distanziandosi spesso dall’immagine pubblica del padre.
La sua figura è legata anche alla tragica storia del marito Galeazzo Ciano, che “Lui” fece fucilare in quanto “traditore”, creando così una rottura insanabile padre e figlia.
Edda da bambina aveva come guardia del corpo un altro zio di chi scrive, Giuseppe Pulici, siciliano di Origine (Messina), allora arrivato a Riccione come Guardia di Pubblica Sicurezza.
*Un’ultima grossa contraddizione: Donna Rachele affidò la costruzione della staccionata in legno della villa ai falegnami Fernando Fabbri, padre di chi scrive, iscritto al PSI dal 1918 e al di lui fratello Marzio Fabbri (zio di chi scrive), iscritto al PCI dal 1921.
Nonostante fossero di sinistra, erano gli unici falegnami presenti a Riccione, ed erano loro a curare la manutenzione delle ville degli aristocratici fascisti presenti a Riccione, come il Conte Pasquini, il Marchese Selvatico, il Principe Caracciolo, e… compagnia bella.
Per chiudere, val la pena ricordare un episodio che vide protagonista il falegname della Villa Mussolini: il socialista F. Fabbri.
Una sera al bar, parlando con gli amici, ebbe a muovere qualche critica nei confronti del regime fascista. La solita spia, presente nel bar, andò a riferire subito il fatto al capo dell’Ufficio politico, nonché Segretario del Fascio, presso la Casa del Fascio, tal Demetrio Francesconi (padre di Rodolfo), il quale convocato il Fabbri gli comunicò di preparare le valigie perché sarebbe dovuto partire per il ‘confino politico’ in località ignota.
A casa, chi scrive ha ancora la copia della lettera che il padre scrisse, allora, a Donna Rachele, scusandosi di non poter finire il lavoro della staccionata per il motivo… e spiegò tutto il fatto.
Non ci fu bisogno di spedire la lettera, perché la mattina seguente Donna Rachele scese in giardino e avvicinandosi al falegname Fernando chiese come procedessero i lavori, e, Fernando di rimando spiegò a Donna Rachele quanto gli era accaduto.
La risposta di Donna Rachele fu: “Fabbri, non si preoccupi, continui pure a lavorare, al resto penso tutto io”.
Risultato: mio padre vide commutare il ‘confino politico’ in ‘coprifuoco serale’, alle ore 20 esatte doveva chiudersi in casa (!)
Come si può intuire dal tutto: il mondo è veramente piccolo!











