Pesaro. Marco Morosini, il designer-artista-fotografo in carcere con “Muro vivo”.
Quando l’arte che rompe le barriere: l’opera di Marco Morosini prende forma nella Casa Circondariale di Villa Fastiggi
Svelata a Pesaro l’opera realizzata insieme alle persone detenute nell’ambito del progetto «INTONACI: L’Archeologia del Presente». Un percorso artistico e sociale che trasforma il muro da simbolo di separazione a spazio di espressione, condivisione e riscoperta
Il muro che divide diventa un luogo in cui ritrovarsi, le parole nascoste tornano alla luce e l’arte si trasforma in un’occasione di espressione, condivisione e riscatto. È il significato di “Muro Vivo”, il progetto artistico di Marco Morosini che ha trovato la sua realizzazione all’interno della Casa Circondariale di Villa Fastiggi di Pesaro e che oggi ha raggiunto il suo momento conclusivo con la presentazione e lo svelamento dell’opera finale.
Un’iniziativa patrocinata dal Comune di Pesaro, nata nell’ambito della collezione “INTONACI: L’Archeologia del Presente”, che ha coinvolto le persone detenute in un percorso creativo e partecipativo, capace di mettere al centro la dimensione umana, la riflessione personale e il valore della condivisione.
Il progetto si fonda su un gesto tanto semplice quanto simbolico: affidare a una parete parole, pensieri, valori e speranze, per poi ricoprirli con l’intonaco e, successivamente, riportarli alla luce attraverso un’azione di rottura e scoperta. Un processo che diventa metafora della possibilità di superare le barriere, riscoprire la propria identità e guardare al futuro con nuove prospettive. L’opera realizzata all’interno della Casa Circondariale di Villa Fastiggi rappresenta una nuova tappa del percorso artistico di Morosini, nel quale la materia e il gesto creativo diventano strumenti per costruire un dialogo tra l’artista, i partecipanti e il pubblico. Il muro, elemento che nell’immaginario collettivo richiama separazione e isolamento, si trasforma in uno spazio condiviso, in cui ogni parola nascosta custodisce un significato personale e collettivo.
Il momento dello svelamento, realizzato attraverso l’utilizzo di martelli di legno per rompere l’intonaco, ha rappresentato il passaggio conclusivo di un’esperienza che ha dato forma a un’opera d’arte, ma anche a un percorso di partecipazione e coinvolgimento. AGGIUNGERE FRASE CHE VIENE FUORI L’opera entrerà a far parte della collezione «INTONACI: L’Archeologia del Presente», che attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea indaga il rapporto tra materia, memoria e valori.
«Come Amministrazione comunale abbiamo voluto sostenere e patrocinare questo progetto perché crediamo profondamente nel valore dell’arte come strumento di dialogo, partecipazione e inclusione. “Muro Vivo” ci racconta come la cultura possa entrare anche in contesti complessi come quello penitenziario, creando occasioni di espressione e riscoperta e mettendo al centro la persona, le sue esperienze, i suoi valori e le sue speranze. La vicinanza del Comune a iniziative come questa nasce dalla convinzione che la cultura debba essere un’opportunità per tutti e possa contribuire a costruire una comunità più attenta e inclusiva». Il sindaco Biancani, presente alla conferenza stampa, ha poi sottolineato come: «Il percorso di Marco Morosini dimostra come l’arte possa diventare un gesto concreto di solidarietà. Lo abbiamo visto con l’asta benefica dell’opera “FAME”, che si è svolta nei nuovi spazi riqualificati della ex falegnameria dei Musei Civici e il cui ricavato è stato devoluto all’associazione Nonno Mino, realtà che da anni rappresenta un punto di riferimento per le persone con Alzheimer e per le loro famiglie. Un’iniziativa che ha saputo unire cultura e attenzione sociale, trasformando un’opera d’arte in un aiuto concreto. Anche “Muro Vivo” si inserisce in questa visione: un’arte capace di superare le barriere, generare relazioni e restituire valore alla comunità».
Con «Muro Vivo», Pesaro rinnova il valore dell’arte come strumento di dialogo e partecipazione, capace di raggiungere luoghi e contesti in cui la dimensione umana assume un significato ancora più profondo. Un’esperienza che dimostra come la cultura possa contribuire a creare occasioni di incontro, valorizzare le storie individuali e aprire nuovi spazi di riflessione sul rapporto tra persona, comunità e libertà.
BIOGRAFIA
Sposato, una figlia, dice di sé: “Mi considero un essere che è stato creato per lavorare, ma lavorare non solo nel senso del lavoro, nel senso materiale delle cose, ma dell’operare, di progettare, di creare cose. Dalla mattina, ho un fuoco dentro che mi spinge e devo progettare o portare a termine dei progetti che ho iniziato. L’arte e il design sono la mia salvezza, perché nella quotidianità, nella banalità, nella serialità della vita contemporanea in cui spesso tutti ci troviamo immersi, il fatto di aver del tempo e dello spazio, delle energie da dedicare all’arte o al design è una cosa suprema. Quando mi metto lì, a progettare, nel silenzio, nella mia quiete, sono in un’altra dimensione, quella dimensione idilliaca che mi porta a creare e a essere un tutt’uno con quello che sto facendo”.
Marco Morosini è uscito dall’Isia di Urbino. Ed è stato allievo di Frabrica di Benetton.
Grafico e fotografo affermato con studio a Pesaro. Tra i suoi clienti il Museo Ferrari. Marco Morosini è salito con i colori delle borse Brandina sulle sacre tavole della ribalta. Le sue borse sono indistruttibili. Fatte con i fili delle brandine, cucite, sono rifinite in pelle. La sua lampadina nasce per puro caso nel 2007. La Provincia di Rimini nelle persone dell’assessore al Turismo cattolichino Massimo Gottifredi e del dirigente di settore, il riccionese Massimo Masini, gli commissionano un libro fotografico che racconta l’universo dei bagnini da Cattolica a Bellaria. La pubblicazione si intitola “Divi di Rimini”. Già autore di due libri con Electa-Mondadori (“Kosovars” e “No copyright”), Morosini ritorna dalla prestigiosa Electa “Il libro è bello – ricorda -, ma gli mancava un ‘che’. Non so come, penso di metterci una sovracoperta: le tele delle brandine con i caratteristici colori. Poi penso che sarebbe stato bello fare delle opere d’arte con questo materiale. Esporle a New York e abbinarci qualche oggettino dello stesso materiale nel book shop”. “Progetto la prima borsa – rievoca Morosini -. Ne faccio 500 esemplari. Le vado a vendere. Vanno a ruba”.
Da allora è un crescendo degno del miglior Rossini. Nel 2009, apre il primo negozio monomarca a Cattolica, nella centralissima via Bovio. Morosini, imprenditore: “Per far andare bene un’azienda si inizia dal non sciupare le risorse. Poi bisogna essere veloci, snelli ed efficaci. Le idee bisogna avere il coraggio di concretizzarle. Avere una direzione e menare lì. E fare tante ore, dalla mattina presto”.









