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Pesaro. Addio a Valeria Fedeli: donna di valore

Redazione di Redazione
16 Gennaio 2026
in Focus, Pesaro
Tempo di lettura : 3 minuti necessari
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Giorgio Girelli porge il dono del Conservatorio alla ministra Valeria Fedeli

Giorgio Girelli porge il dono del Conservatorio alla ministra Valeria Fedeli

di   Giorgio Girelli*

 

La scomparsa di Valeria Fedeli ha suscitato profondo cordoglio anche nel mondo dell’Alta Formazione Artistico Musicale Coreutica (AFAM) ai cui problemi il ministro, ovvero “la Ministra”, come amava essere chiamata, ha dedicato particolare attenzione. Ne ho avuto diretta testimonianza  in due occasioni. La prima con la sua presenza da ministro dell’Istruzione alla inaugurazione dell’anno accademico, nel 2017, del Conservatorio Rossini. L’evento peraltro si  inseriva nella serie  di iniziative per il “Triennio Rossiniano” (dedicato al 150° della morte del compositore). Ascoltò con attenzione la mia relazione, della quale poi mi chiese il testo e nella quale non potevo omettere di elencare un nutrito cahiers de doléances per le tante esigenze di cui il mondo musicale soffriva. Rispose puntualmente, senza sottrarsi ad alcun tema. Docenti, studenti ed autorità presenti all’incontro espressero soddisfazione sia per i risultati della Sua azione ministeriale e sia per la convincente programmazione degli adempimenti da Lei assicurati. L’altra circostanza riguardò l’ipotesi della istituzione dei cosiddetti Politecnici delle Arti, entità che avrebbero dovuto aggregare le varie Istituzioni AFAM e che secondo il progetto di legge del senatore Claudio Martini si sarebbe tradotta in una operazione “razionalizzatrice” con notevoli risparmi di spesa. Quasi che mettere insieme Istituzioni artistiche (conservatori, accademie, ISIA) tanto diverse fosse come unire le filiali di una banca. Chi conosce il comparto AFAM sa che purtroppo questa prospettiva è ben lontana dalla realtà (solo gli stipendi del personale, in ogni caso ineliminabili, assorbivano il 95% della spesa). Insieme all’onorevole Londei, allora presidente della Accademia di Urbino, facemmo intensa opera di chiarimento presso diversi parlamentari per evitare la perdita di autonomia e di identità di accademie, conservatori ed ISIA, con conseguente mortificazione dei Territori , delle loro prerogative artistico-culturali. Ma decisiva fu la solidarietà di Ilvo Diamanti, alla cui opinione era molto sensibile Luigi Zanda, allora capogruppo dei senatori PD. Diamanti intervenne pubblicamente rilevando, tra l’altro, che “vanificare l’autonomia di questi Istituti, nel mio caso, dell’ISIA di Urbino, significa impedire loro di operare come è avvenuto fino ad oggi. Significa spingere al declino esperienze che attirano centinaia di studenti da tutta Italia. E da altri Paesi”. “Non capisco i motivi che spingono a imporre — e al tempo stesso a negare — confini a esperienze didattiche e formative che proprio nell’autonomia e nel rapporto con il territorio hanno la loro ragione di vita. E di successo”. Tutto ciò “solleva dissenso. E non mancherò – concludeva Diamanti – di esprimerlo ancora. Come dicevano gli studenti francesi — e non solo — nel ‘68: “ce n’est qu’un début…”. Ma il solo “début” fu sufficiente a bloccare la deriva.  La Fedeli, dopo un primo momento di attenzione per il progetto Martini, si rese conto della impraticabilità  di tale proposito. E nel corso di un incontro culturale a Roma, presso l’Enciclopedia Treccani, a me che tornavo sull’argomento disse:”Tranquillo. Tutto a posto. Non se ne fa nulla”.  Da parte mia assicurai che “per quanto sarà possibile, il Conservatorio si adopererà per concorrere alla valorizzazione della cultura come fattore di educazione e di promozione umana”. In ciò riconoscendosi collegato ai valori che con la sua testimonianza sociale ed istituzionale la  “ministra” ha perseguito. Vita familiare serena (“mi sveglio molto presto al mattino, e mio marito mi porta il caffè a letto”, raccontò in una intervista), i contatti con lei non si estinsero: e così ebbi modo di manifestarle la mia vicinanza quando fu colpita dal covid, o di compiacermi per una sua brillante intervista su Emanuele Macaluso, e così via anche quando, concluso il mandato parlamentare, la incontravo in Senato che ancora talvolta frequentava.

Il non allineamento  su taluni principi di fondo della Chiesa Cattolica non ha impedito a Suor Anna Monia Alfieri di affermare che “L’Italia ha perso una vera donna delle istituzioni, responsabile, seria, leale e, personalmente, amica”. La religiosa la ricorda come “sindacalista appassionata nella sua attenzione verso gli ultimi perché potessero esercitare i loro diritti in tutti i campi del vivere civile: la cosa bella è che i risultati sono stati raggiunti senza spaccature ma grazie alla sua abilità nel tessere rapporti costruttivi”.

Ed quando un preside rimosse da una scuola a Palermo statue di Cristo e della Madonna oltre a foto dei papi, la ministra Valeria Fedeli lo rimproverò pubblicamente  durante il Festival della dottrina sociale della Chiesa, dove ebbe modo di conversare amabilmente con il presidente dei vescovi italiani, mons. Gualtiero Bassetti.

Ai microfoni di TV2000 non esitò a dichiarare:“Al Papa riconosco la sua capacità di vedere nella scuola un punto fondamentale di accoglienza, inclusione e non discriminazione. Il messaggio di Francesco è la pratica che stiamo cercando di mettere in atto nella scuola italiana. Con lui c’è una profonda convergenza di obiettivi ma anche di metodi”.

Mentre ai genitori di allievi che le ponevano i problemi delle scuole paritarie fece notare che “ il problema l’abbiamo sempre presente, al punto che nella legge di bilancio 2017 abbiamo equiparato la scuola paritaria a quella pubblica; tant’è che sui finanziamenti Pon (Programma Operativo Nazionale Inclusione), appena sono arrivata al ministero, ho tenuto da parte i soldi per le scuole paritarie”.

*Presidente Emerito Conservatorio  Rossini

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