Analisi condotte dall’Osservatorio Evolution Forum Business School sulle PMI di Gianluca Spadoni.
«Bene la recente sentenza della Corte Suprema americana che ha annullato i dazi di Trump, ma l’incertezza che ne è derivata preoccupa comunque le PMI italiane. Al momento, l’altra grande preoccupazione delle nostre PMI è ancora la carenza di personale qualificato a tutti i livelli». La pensa così il 43,2% dei piccoli e medi imprenditori. L’escalation delle guerre preoccupa sempre meno anche perché la pace raggiunta in Medio Oriente “se reggerà, è una buona notizia per tutte le economie del pianeta e dona stabilità” (48,4%). Una grossa mano agli imprenditori la darebbe la detassazione degli aumenti relativi agli stipendi che alimenterebbe l’appeal delle aziende avvicinando i giovani ed allontanando il rischio di una possibile chiusura (64,3%). Il referendum sulla giustizia non avrà impatto significativo per le imprese anche perché “anche in queste votazioni vincerà l’astensionismo”: la pensa così un imprenditore su tre. È quanto emerge dalla ricerca dell’Osservatorio “Evolution Forum Business School sulle PMI”, ideato dal formatore Gianluca Spadoni su un panel di oltre 1200 micro e piccoli imprenditori (cioè con fatturato sino ad 1 milione di euro, e meno di 5 dipendenti). Alla domanda “Cosa ti spaventa di più in questo momento?” il 43,4% degli intervistati ha risposto la carenza di personale, introvabile a tutti i livelli in questo inizio di 2026. Al secondo posto il caro vita (38,9%), al terzo la pressione continua dell’agenzia delle entrate (25,3%). Preoccupano meno, secondo la ricerca dell’Osservatorio EFBS, l’escalation delle guerre (13,7%), la burocrazia UE (11,6%), il caro energia (8,4%) e anche i dazi USA (4,2%). Alcuni imprenditori delle Pmi italiane pensano che gli effetti dell’accordo di pace in MO lo si vedrà solo tra qualche anno (14,7%), ma la grande maggioranza considera la pace un’ottima notizia e darà stabilità all’economia mondiale (48,4%). Il suggerimento principale che le piccole e medie aziende danno al governo è quello di iniziare a detassare gli aumenti (64,3%) in modo che gli stipendi più alti possano motivare i giovani e convincerli a non abbandonare il paese. Lo stesso vale per i premi e per i frange benefit, sui quali vige ancora una pesantissima tassazione, come sottolineato dal 23,4% degli interpellati. I dati parlano chiaro: ad oggi le nostre retribuzioni sono ancora le più basse tra i paesi più industrializzati e gli imprenditori reclamano iniziative già a partire da quest’anno. Si chiede poi anche un taglio poderoso dell’IRPEF (27,4%) e la rottamazione fiscale (26,3%). E cosa ne pensano le PMI del Referendum sulla giustizia? La speranza è che risolva i problemi della giustizia italiana (53,7%) ma non influenzerà l’andamento delle realtà aziendali che credono che, come spesso accade, “vincerà l’astensionismo, segno della distanza tra la politica e i cittadini” (29,5%). Nonostante i problemi di questo inizio di 2026, le impressioni delle PMI rimangono positive in vista della primavera: “Anche se Francia e Germania sono in difficoltà, l’economia italiana non va male: sono fiducioso che questo trend continuerà sino a Pasqua ed oltre”: lo afferma il 40,2% degli imprenditori italiani, secondo la ricerca dell’Osservatorio “Evolution Forum Business School sulle PMI”, ideato dal formatore Gianluca Spadoni.











