Riccione. Giovani, uno si 5 si rivolge all’Intelligenza artificiale per trovar lavoro.
Il 66% di chi si rivolge a selezioni digitali lo fa perché punta a guadagnare di più o ad andarsene a lavorare all’estero. Il 65% delle PMI crede che in Italia ancora oggi i lavori pagati meglio li trova chi è raccomandato. Per decenni c’era il colloquio vis a vis poi, complice la pandemia, è esploso quello a distanza, ora si fa sempre più strada quello gestito da algoritmi e chatbot. Infatti, se da una parte sempre più aziende utilizzano algoritmi per filtrare parole chiave e strumenti basati sull’IA per fare le interviste, i giovani candidati, specie quelli della generazione Z, a loro volta si rivolgono a queste nuove opportunità tecnologiche non solo per scrivere i CV (lo fa il 58% di loro) ma anche per superare le selezioni algoritmiche delle aziende. Per perfezionare i curricula e superare certi filtri imposti di nuovi algoritmi, 1 candidato su 5 utilizza chatbot e l’IA per individuare il proprio lavoro ideale ma anche per simulare colloqui veri e propri, al fine di impostare le risposte più appropriate. È quanto emerge dalla ricerca dell’”Osservatorio Evolution Forum Business School sulle PMI”, ideato dal formatore Gianluca Spadoni su un panel di oltre 1200 micro e piccole imprese (cioè con fatturato sino a 1 milione di euro, e meno di 5 dipendenti).
Sull’ipotesi di selezionare il personale in questo modo, le PMI sono prudenti: secondo l'”Osservatorio Evolution Forum Business School sulle PMI” il 42% infatti potrebbe utilizzare l’AI per alcuni tipi di selezioni; mentre il 29% non sa. Il 19% pensa di potersi fidare dell’AI ma solo per la selezione del personale.
C’è però un problema sugli investimenti per implementare l’AI a tutti i livelli delle PMI italiane. Il 43% delle PMI crede che l’AI costi ancora troppo per le loro dimensioni. Mentre il 31% sta valutando di riallocare sull’AI investimenti pensati inizialmente per altre attività. Il 9% delle PMI si dice però pronta a tutto pur di trovare i fondi per implementare l’AI nella propria azienda.
Infine uno schiacciante 57% delle PMI pensa che ad affidarsi all’AI in maniera massiccia siano soprattutto le medio/grandi aziende, cioè con fatturato oltre i 100 milioni di euro. Sono loro infatti le sole a potersi permettere investimenti importanti nell’AI a tutti i livelli aziendali.
In USA questo fenomeno è decisamente più marcato. Infatti un recente articolo di CBS dal titolo “AI interviews rolling out for some federal government hires, sources say”, svela come persino il governo federale degli Stati Uniti stia iniziando a testare agenti virtuali IA per i primi colloqui di selezione del personale tecnico. Fino ad arrivare al reportage “Job Seekers Are Using AI During Interviews” di Newsweek che rivela che molti candidati usino di nascosto l’IA in tempo reale per farsi suggerire le risposte durante i colloqui con i recruiter.
Ma la ricerca dell’”Osservatorio Evolution Forum Business School sulle PMI” rivela che anche in Italia questo fenomeno sta prendendo piede, a partire dalle PMI, che usano sempre più l’AI nelle preselezioni dei loro candidati (per il 19%). E più aumenta il fatturato della PMI e più è marcata questa tendenza a ricorrere all’AI.
Gianluca Spadoni direttore dell’”Osservatorio Evolution Forum Business School sulle PMI” e che nel corso della sua carriera ha formato oltre 550mila persone, commenta: «Il fatto che i giovani si rivolgano alle aziende attraverso le tecnologie non è una novità. Oggi lo fanno attraverso l’IA, ieri lo facevano attraverso i social o altri canali digitali. Ovvio che il modo di cercare il proprio spazio nel mondo è diverso se si tratta di generazioni Z o di persone più mature. Le persone più mature mandano ancora i curricula. I giovani hanno proprio invertito il processo e le aziende devono capire che non sono più loro a selezionare, ma sono i giovani a scegliere le aziende. Le aziende – continua Spadoni – devono imparare a vendersi, a raccontarsi, a costruire percorsi di crescita. Anche un’azienda piccola deve avere una grande visione. Bisogna smettere di pensare al fatto che non si trovano lavoratori. Ci si deve cosa si fa per trovarli veramente»
Inoltre, secondo l'”Osservatorio Evolution Forum Business School sulle PMI”, il 66% di chi si rivolge a selezioni digitali lo fa perché punta ad andarsene all’estero a lavorare: «È uno dei temi che abbiamo: dobbiamo tornare a essere più affascinanti, più competitivi, più attrattivi. Dobbiamo essere – continua Gianluca Spadoni – più vicini ai bisogni dei ragazzi intervenendo anche con politiche fiscali che permettano di mettere più soldi nelle tasche perché molti vanno via non perché non siamo affascinanti ma perché paghiamo poco. E paghiamo poco perché il cuneo fiscale ci ammazza: non è pensabile che un ragazzo di 25 / 30 anni che ha voglia di fare non possa attraverso il suo lavoro costruirsi una casa o sostenere un mutuo, è immorale, ci stiamo giocando il futuro».
Stando sempre all’Osservatorio, il 65% delle PMI crede che in Italia ancora oggi i lavori pagati meglio li trova chi è raccomandato: «Penso che il digitale abbia permesso alle persone di avere maggiore possibilità di imparare che la conoscenza è il modo con cui la democrazia esercita la propria possibilità di scalata sociale e che, mai come adesso, le persone possono imparare se vogliono. Magari – conclude Spadoni – ci sono delle opportunità di crescita professionale che si aprono grazie a buone relazioni, ma poi in quelle posizioni ci rimani solo se sei veramente bravo».











