Riccione. La vicesegretaria regionale del Pd Emma Petitti critica la protesta in Consiglio comunale: «L’Italia agli italiani? L’Italia è già degli italiani. Servono risposte ai problemi reali, non propaganda identitaria. A Riccione il centrodestra rincorre Vannacci con slogan da secolo scorso».
«Confesso che quando ho visto la scritta “L’Italia agli italiani” esibita nel Consiglio comunale di Riccione da alcuni consiglieri di centrodestra ho pensato che fosse una proposta per vietare le pizze hawaiane o il ketchup sulla piadina. Invece era un messaggio politico.
Peccato che sia un messaggio vecchio, stanco e soprattutto fuori dalla realtà. L’Italia è già degli italiani. È una Repubblica democratica fondata sul lavoro, non sulla provenienza, sul colore della pelle o sul cognome.
A Riccione, come in tutta la Romagna e in Italia ci sono migliaia di persone che lavorano ogni giorno negli alberghi, nei ristoranti, nei cantieri, nell’assistenza agli anziani. Molti di loro sono nati altrove, ma contribuiscono alla crescita e al benessere della nostra comunità. Senza il loro lavoro interi settori economici si fermerebbero.
Colpisce poi che questa iniziativa arrivi proprio mentre, all’interno della destra, è aperta una competizione a chi riesce a usare gli slogan più identitari. Più che una proposta politica per Riccione sembra il tentativo di rincorrere Vannacci e quel consenso che si alimenta di parole d’ordine semplici ma prive di soluzioni concrete. Una sorta di gara a destra per dimostrare chi è più duro, più radicale, più identitario.
Ma il Consiglio comunale di Riccione non dovrebbe essere il luogo delle prove generali per campagne elettorali nazionali. Dovrebbe essere il luogo in cui si discutono i problemi della città e le risposte da dare ai cittadini.
La politica dovrebbe occuparsi di salari bassi, costo della vita, casa, sicurezza, turismo e servizi. Invece qualcuno preferisce affidarsi a slogan che sembrano usciti da un vecchio archivio del secolo scorso.
Più che “L’Italia agli italiani”, io direi: l’Italia a chi la rispetta, a chi lavora, a chi paga le tasse e contribuisce ogni giorno a renderla migliore. Il resto è soltanto propaganda.»
Peccato che sia un messaggio vecchio, stanco e soprattutto fuori dalla realtà. L’Italia è già degli italiani. È una Repubblica democratica fondata sul lavoro, non sulla provenienza, sul colore della pelle o sul cognome.
A Riccione, come in tutta la Romagna e in Italia ci sono migliaia di persone che lavorano ogni giorno negli alberghi, nei ristoranti, nei cantieri, nell’assistenza agli anziani. Molti di loro sono nati altrove, ma contribuiscono alla crescita e al benessere della nostra comunità. Senza il loro lavoro interi settori economici si fermerebbero.
Colpisce poi che questa iniziativa arrivi proprio mentre, all’interno della destra, è aperta una competizione a chi riesce a usare gli slogan più identitari. Più che una proposta politica per Riccione sembra il tentativo di rincorrere Vannacci e quel consenso che si alimenta di parole d’ordine semplici ma prive di soluzioni concrete. Una sorta di gara a destra per dimostrare chi è più duro, più radicale, più identitario.
Ma il Consiglio comunale di Riccione non dovrebbe essere il luogo delle prove generali per campagne elettorali nazionali. Dovrebbe essere il luogo in cui si discutono i problemi della città e le risposte da dare ai cittadini.
La politica dovrebbe occuparsi di salari bassi, costo della vita, casa, sicurezza, turismo e servizi. Invece qualcuno preferisce affidarsi a slogan che sembrano usciti da un vecchio archivio del secolo scorso.
Più che “L’Italia agli italiani”, io direi: l’Italia a chi la rispetta, a chi lavora, a chi paga le tasse e contribuisce ogni giorno a renderla migliore. Il resto è soltanto propaganda.»












